23/10/2026
Tra i libri che orientano il lavoro in ambito etnoclinico e interculturale c'è "Tra psiche e culture. Elementi di etnopsichiatria" di Piero Coppo (Bollati Boringhieri).
Un testo che guarda all'identità come a qualcosa esposto a due rischi opposti: irrigidirsi nelle appartenenze o perdere i legami che le permettono di attraversare le proprie crisi. In entrambi i casi la diversità viene negata o cancellata.
Nel capitolo "Banalità di base", ci mette in guardia dall'idea dominante secondo cui "ogni diversità tra gruppi umani porterebbe con sé i germi del conflitto" e sottolinea come il pericolo stia piuttosto nel modo in cui la viene usata per creare gerarchie ed esercitare una volontà di dominio.
Ridurre l'altro a una versione incompleta di noi stessi, "arretrato", "non ancora integrato", "da educare", significa guardarlo solo attraverso ciò che gli manca. Si va così verso una gerarchizzazione delle diversità, funzionale alle relazioni di . È accaduto con la "razza", e accade ancora con un'idea di "cultura" intesa come destino immutabile.
I pregiudizi, scrive Coppo, rispondono a spinte rassicuranti o difensive: non appartengono allo sforzo conoscitivo. Come porsi, dunque, davanti all'altro? Come concettualizzarlo e nominarlo?
Coppo distingue "differenza" e "diversità". La "differenza" è una qualità che attribuiamo all'altro per classificarlo. La "diversità" è invece il risultato di storie, scelte e percorsi che hanno preso direzioni diverse. Incontrare l'altro, allora, non significa catalogarne le caratteristiche, ma riconoscere le storie che lo hanno reso diverso da noi.
Come ricorda de Martino, "noi" e "loro" sono due possibilità storiche dell'essere umano, e anche noi avremmo potuto imboccare l'altra strada.
Si tratta allora di riconoscere e alimentare le , senza negarle né assimilarle, e di aprire spazi di confronto in cui le differenze, invece di separare, generino qualcosa di nuovo.
Una lettura preziosa per chi lavora in contesti interculturali e per chiunque si interroghi sul modo in cui guarda e nomina l'altro.