11/10/2026
«HO L’HIV.»
Anche questo è un coming out.
Fare coming out non significa soltanto parlare del proprio orientamento sessuale o della propria identità di genere.
Per alcune persone significa anche pronunciare tre parole che possono essere ancora difficilissime: “Ho l’HIV.”
Il coming out sierologico può essere fatto con un partner, con un amico, in famiglia, sul lavoro. Può essere liberatorio, ma può anche esporre al giudizio, alla paura, al rifiuto e a domande che nessuno dovrebbe sentirsi obbligato a sopportare.
✨️Per questo vogliamo ricordare una cosa importante: dire di vivere con HIV è un diritto, non un dovere.✨️
Non esiste un momento giusto uguale per tutti. Non esiste una persona alla quale siamo obbligati a raccontarlo per sentirci “onesti”. E scegliere di non dirlo non significa avere qualcosa di cui vergognarsi.
Oggi sappiamo anche qualcosa che cambia radicalmente il significato di questa scelta: U=U. Una persona con HIV in terapia efficace e con carica virale non rilevabile non trasmette HIV attraverso i rapporti sessuali.
Il problema, troppo spesso, non è HIV.
È lo stigma che ancora lo circonda.
Forse il giorno in cui dire “ho l’HIV” non cambierà il modo in cui gli altri ci guardano, non avremo più bisogno di chiamarlo coming out.
❤️🩹Fino ad allora, ciascuno deve poter scegliere se, quando, come e con chi farlo.❤️🩹