09/10/2026
A Padova è nata alcuni mesi fa la prima camera arbitrale islamica, cui i musulmani si possono rivolgere in maniera riservata e che promette di risolvere con meno pastoie alcune controversie civili e commerciali «secondo i principi immutabili della Shari’a». Ora se ne parla per l’esposto dell’avvocato Francesco Minutillo, esponente di Futuro Nazionale, che ha paventato il rischio di una giustizia parallela di stampo religioso. Dal canto suo l’avvocato e studioso Omar Vanin, che ha fondato l’associazione Camera arbitrale islamica italiana, rassicura: la legge nazionale viene comunque rispettata, ad esempio in ambiti come le discriminazioni tra uomo e donna, c’è la possibilità di impugnare le decisioni, vengono escluse questioni familiari. Pure da parte islamica arrivano critiche all’iniziativa, c’è da supporre anche per questioni di rappresentatività e concorrenza: l’Ucoii (Unione delle comunità islamiche in Italia), una delle principali associazioni musulmane nel nostro Paese, ha parlato di «sedicente» camera arbitrale, «proposta da soggetti sconosciuti alle comunità islamiche italiane e privi di qualsiasi mandato», ribadendo che la giustizia è amministrata dai tribunali statali.
Da un punto di vista laico è comunque molto problematico che vengano aperti spiragli a una legislazione e a canali paralleli di stampo religioso per risolvere controversie, perché tutto ciò mette in discussione i principi di neutralità religiosa e di uguaglianza di fronte alla legge, che sono alla base degli ordinamenti giuridici moderni. Un’esperienza emblematica è quella delle sharia courts nel Regno Unito, sdoganate nel nome del multiculturalismo politico: alcune inchieste hanno evidenziato casi in cui categorie più svantaggiate come le donne vengono penalizzate, e forme di pressione e tendenza al conformismo religioso su questioni familiari. Infatti le associazioni laiche di ex musulmani hanno promosso la campagna “One Law for All” proprio per denunciare queste storture e invocare una legge laica uguale davvero per tutti.
Nel dibattito nostrano emerge però non solo la classica polarizzazione, ma anche il tradizionale doppiopesismo della destra clericale: sempre solerte nel denunciare invadenze islamiche, ma non in nome della laicità bensì dell’identitarismo cattolico – e infatti tacendo su forme “autoctone” di confessionalismo legislativo.
Proprio in Italia esiste già un consolidato sistema legale parallelo: quello gestito dalla Chiesa cattolica con i tribunali ecclesiastici (finanziati dalle diocesi anche con fondi dell’8x1000), le cui sentenze di nullità matrimoniale basate sul diritto canonico possono essere riconosciute dallo Stato italiano. Anche su questo fronte, come avvenuto in altri ambiti che interessano l’islam, i paventati “tribunali” islamici in Italia rischiano di ve**re giustificati proprio a causa dei privilegi già concessi alla Chiesa cattolica.👇
https://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/padova-camera-arbitrale-islamica-sharia-indagine_117424284-202602k.shtml
A Padova è nata alcuni mesi fa la prima camera arbitrale islamica, cui i musulmani si possono rivolgere in maniera riservata e che promette di risolvere con meno pastoie alcune controversie civili e commerciali «secondo i principi immutabili della Shari’a». Ora se ne parla per l’esposto dell’avvocato Francesco Minutillo, esponente di Futuro Nazionale, che ha paventato il rischio di una giustizia parallela di stampo religioso. Dal canto suo l’avvocato e studioso Omar Vanin, che ha fondato l’associazione Camera arbitrale islamica italiana, rassicura: la legge nazionale viene comunque rispettata, ad esempio in ambiti come le discriminazioni tra uomo e donna, c’è la possibilità di impugnare le decisioni, vengono escluse questioni familiari. Pure da parte islamica arrivano critiche all’iniziativa, c’è da supporre anche per questioni di rappresentatività e concorrenza: l’Ucoii (Unione delle comunità islamiche in Italia), una delle principali associazioni musulmane nel nostro Paese, ha parlato di «sedicente» camera arbitrale, «proposta da soggetti sconosciuti alle comunità islamiche italiane e privi di qualsiasi mandato», ribadendo che la giustizia è amministrata dai tribunali statali.
Da un punto di vista laico è comunque molto problematico che vengano aperti spiragli a una legislazione e a canali paralleli di stampo religioso per risolvere controversie, perché tutto ciò mette in discussione i principi di neutralità religiosa e di uguaglianza di fronte alla legge, che sono alla base degli ordinamenti giuridici moderni. Un’esperienza emblematica è quella delle sharia courts nel Regno Unito, sdoganate nel nome del multiculturalismo politico: alcune inchieste hanno evidenziato casi in cui categorie più svantaggiate come le donne vengono penalizzate, e forme di pressione e tendenza al conformismo religioso su questioni familiari. Infatti le associazioni laiche di ex musulmani hanno promosso la campagna “One Law for All” proprio per denunciare queste storture e invocare una legge laica uguale davvero per tutti.
Nel dibattito nostrano emerge però non solo la classica polarizzazione, ma anche il tradizionale doppiopesismo della destra clericale: sempre solerte nel denunciare invadenze islamiche, ma non in nome della laicità bensì dell’identitarismo cattolico – e infatti tacendo su forme “autoctone” di confessionalismo legislativo.
Proprio in Italia esiste già un consolidato sistema legale parallelo: quello gestito dalla Chiesa cattolica con i tribunali ecclesiastici (finanziati dalle diocesi anche con fondi dell’8x1000), le cui sentenze di nullità matrimoniale basate sul diritto canonico possono essere riconosciute dallo Stato italiano. Anche su questo fronte, come avvenuto in altri ambiti che interessano l’islam, i paventati “tribunali” islamici in Italia rischiano di ve**re giustificati proprio a causa dei privilegi già concessi alla Chiesa cattolica.👇
https://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/padova-camera-arbitrale-islamica-sharia-indagine_117424284-202602k.shtml