16/10/2026
🟥 Il ricordo di Cristina Conchiglia che il segretario generale della Cgil Lecce, Tommaso Moscara, ha tributato ieri sera durante l'intitolazione dell'aula consiliare del Comune di Trepuzzi.
👉 Sindacalista della Cgil Lecce negli anni Quaranta e Cinquanta, protagonista dell'emancipazione femminile, "agitatrice di piazze" che svegliò la coscienza delle tabacchine, per tre volte sindaca di Copertino, dirigente e deputata del Partito Comunista Italiano, Cristina Conchiglia ha rappresentato la storia della Cgil e del movimento sindacale salentino
"Che sarebbe diventata una “pasionaria”, fu immediatamente chiaro. Dopo la Liberazione lottò per il voto femminile e si distinse subito per la vicinanza alle lavoratrici del tabacco. Cristina Conchiglia, a cui oggi meritoriamente il Comune di Trepuzzi intitola l’Aula Consiliare, ha incarnato per anni il movimento per l’emancipazione femminile nel Salento e nel Mezzogiorno. Quando nel ’48 a Brindisi guastò la festa della Dc brindisina, invadendo il palco, assaggiò il carcere. Non sarebbe stata l’unica volta. Pur di difendere i diritti dei dimenticati e dare voce alle donne, metteva in conto la privazione della libertà. È stata un esempio fulgido, e del resto ce l’aveva nel sangue: combattività, resistenza, giustizia sociale, solidarietà furono l’eredità di papà Domenico, perseguitato dai fascisti.
Lo dico ai giovani presenti: c’è chi disegna l’antifascismo come un concetto polveroso e lontano. È invece una cicatrice sulla pelle, che i nostri nonni ci hanno tramandato. Così come il fascismo resta una ferita aperta nella storia e nella società italiana. Essere antifascisti significa rifiutare, visceralmente, di voltare la testa dall’altra parte quando il potere schiaccia chi è più debole. E Cristina Conchiglia non si è mai girata dall’altra parte. Dopo i fatti del comizio Dc, la polizia le cucì addosso un’etichetta che voleva essere un’infamia: “Agitatrice di piazza”. Era un complimento, invece. Soprattutto per chi voleva scuotere l'indifferenza e dire alle persone, abituate da 20 anni ad avere la testa china: “Alzati, non sei solo”.
Cristina le coscienze del Salento le ha svegliate, eccome. È stata l’anima e il coraggio delle tabacchine. Negli anni Quaranta e Cinquanta, al loro fianco ha mosso i primi passi della propria attività sindacale dentro la Cgil. E qui conobbe il marito, il deputato Giuseppe Calasso. Restando sempre accanto a persone umiliate, vessate, sfruttate, malpagate e senza diritti: larga parte delle donne salentine erano all’epoca persone invisibili. I suoi anni giovanili hanno lasciato un segno indelebile dentro la Cgil, da dirigente del sindacato nazionale delle tabacchine e poi da segretaria confederale provinciale. Nel 1960 di fronte alla strage di Calimera, un incendio nel tabacchificio che provocò la morte di 6 tabacchine, Cristina provò dolore. E lo trasformò in una battaglia feroce e senza tregua contro il regime delle concessioni di tabacco, fino all’abolizione del monopolio statale e alla nascita di un sistema di cooperazione democratica, nel quale si adoperò attivamente.
L’idea che la solidarietà non sia semplice compassione, ma azione collettiva per trasformare la realtà: ecco la grande eredità che ci ha lasciato.
La sua spinta per il progresso e i diritti degli ultimi e delle donne proseguì anche fuori dal sindacato, da giovanissima sindaca di Copertino (ruolo che ricoprì altre due volte in età più matura) e poi in Provincia, nel Partito Comunista e nel Parlamento (la prima donna in rappresentanza del Salento). In ogni ruolo portò il sindacato nelle istituzioni. Ha lottato per l’emancipazione femminile coi fatti: costruendo asili nido, garantendo il diritto all'istruzione, lottando per il diritto alla salute delle donne, sostenendo l’applicazione effettiva della legge 194 (sull’interruzione della gravidanza). Portano la sua firma proposte di legge contro la discriminazione delle donne sul lavoro, su norme per l'indennità di maternità da estendere alle lavoratrici autonome, proposte a sostegno degli agricoli o per istituire la commissione pari opportunità presso la Presidenza del Consiglio.
La cerimonia di oggi celebra una donna straordinaria, dunque. E quel nome sulla targa, voglio sperare che sia un monito per il futuro dei ragazzi e delle ragazze di Trepuzzi, ma anche per chi fa parte di questo Consiglio comunale: quella targa si dice infatti che tutti i diritti di cui godiamo oggi non sono caduti dal cielo. Non sono gentili concessioni del potere. Ma sono il frutto del sacrificio, del sangue, del carcere, delle lotte, degli scioperi, dei licenziamenti, dell’instancabile lavoro di “agitatrici di piazza”. Proprio come Cristina.
Oggi il sistema economico e sociale vuole convincerci che l’individuo sia il centro del mondo, il motore dello sviluppo in un contesto di continua concorrenza, di competizione gli uni sugli altri. Cristina ci insegna l’esatto opposto: nessuno si salva da solo. La vera forza è prendersi per mano, fare blocco e lottare per chi sta un gradino più in basso.
Complimenti all’amministrazione comunale, che lega il nome di Cristina Conchiglia ad un luogo di democrazia. Lo abbiamo fatto anche noi, in piccolo, intitolandogli una sala nella Camera del Lavoro. L’eco del suo coraggio risuoni ancora, non solo tra queste mura, ma nelle coscienze di ciascuno di noi.
Grazie, compagna Cristina"
Nelle foto due momenti della cerimonia (Foto del Comune di Trepuzzi) e un'immagine d'epoca che ritrae la giovane Cristina Conchiglia sotto il padre fondatore della Cgil, Giuseppe Di Vittorio