31/07/2026
🟥 Sono 35 mila gli occupati nel settore dei call center che offrono assistenza alla clientela: in 15 mila rischiano di perdere il posto di lavoro nei prossimi mesi. Sono numeri di un settore al collasso, in cui chatbot, assistenti virtuali e sistemi di IA generativa diventano scorciatoie per tagliare il personale, invece di strumenti per migliorare le condizioni di lavoro e la qualità del servizio.
Reduci da due settimane di mobilitazione, con scioperi a scacchiera in tutta Italia dal 13 al 27 luglio, abbiamo chiamato in causa le forze politiche perché prendano posizione. Lo abbiamo fatto con una conferenza stampa alla Camera dei Deputati, proprio per sollecitare i parlamentari a unirsi ai lavoratori nel chiedere l’apertura di un tavolo con i ministeri interessati.
A puntare il dito contro l’assenza di una governance pubblica nella gestione della crisi, il segretario generale Slc Cgil, Riccardo Saccone: quello in atto “non è un processo di innovazione neutro, ma un’emergenza sociale. A fronte di questa crisi senza precedenti, il dato più grave è l’assenza delle istituzioni”.
Vogliamo contrattare l’introduzione di nuove tecnologie nei luoghi di lavoro, investimenti seri nella formazione per riqualificare il personale e strumenti specifici di salvaguardia occupazionale (i tradizionali ammortizzatori sociali non sono sufficienti).
In assenza di una convocazione per un tavolo di crisi al ministero delle Imprese e del Made in Italy, le proteste si riaccenderanno in autunno.
Per approfondire: Giancarlo Salemi oggi su Avvenire