04/10/2026
In attesa di qualcosa che racconti queste belle quattro giornate dal nostro punto di vista, ci affidiamo alle parole di Tiziano Scarpa per raccontare la serata di ieri!
Grazie ❤️
MILLE + MILLE + MILLE CARATTERI #94 [Leggere nell’occhio del ciclone]
Ieri sera sono uscito ad ascoltare un concerto di musica elettronica all’aperto. A organizzarlo è stata l’associazione veneziana About, attiva da una dozzina d’anni in città, e che questa volta ha messo in piedi quattro giorni di incontri, mercatino, concerti, discussioni pubbliche. About deve pagare parecchie migliaia di euro di multe per le sue iniziative serali. Leggo dal loro volantino: le associazioni culturali e “chiunque cerchi di organizzare qualcosa che metta assieme più di cinque persone dopo cena” viene “colpito da sanzioni che ne mettono a rischio l’esistenza”. Il vicinato protesta e chiama i vigili, “ogni cittadino sembra legittimato a sentirsi padrone e sceriffo del proprio circondario”, in una città che dichiara una guerra serotina a “i pochi giovani ancora rimasti o chi ha lavorato durante il resto della giornata”. Al concerto c’era un trio formato da un batterista, un programmatore e un turntablist (ho scoperto che si chiama così chi usa il giradischi come strumento musicale). Decine di ragazzi si dimenavano contenti, l’impianto era piccolo ma potente, il suono riempiva la piazzetta urbana, il campo veneziano. Il gruppo non lo avevo mai ascoltato dal vivo, Space Barena, stile raffinato e dionisiaco; la musica si è impadronita anche di me, mi si è innervata fino ai muscoli più periferici facendoli sobbalzare a ritmo. Lì accanto c’erano due uomini sui quarant’anni, seduti su una panchina, piuttosto ben piazzati, i bicipiti scoppiavano fuori dalle maniche delle magliette, le schiene solide, i colli larghi e forti, le nuche rasate. Tutti e due avevano le teste chine su un libro aperto nelle loro mani. Romanzi o saggi, non so. Leggevano. Lì per lì mi è parso un gesto snob. O era una provocazione? Magari erano proprio due abitanti del vicinato irritabile che ostentavano il loro dissenso, immergendosi nella lettura in spregio al concerto? Oppure avevano fatto una scommessa? Volevano mettersi alla prova per vedere se riuscivano a concentrarsi in mezzo al frastuono? Era stato il loro personal coach a prescrivergli quell’esercizio? Così come ci si allena sollevando bilancieri sempre più pesanti, i due energumeni stavano fortificando le loro menti per focalizzarle in pieno caos? Mi sono venuti in mente certi soldati che si vedono nei film, addestrati a percorsi di guerra e gimkane ma anche a rompicapi e stress psichici. Se erano romanzi quelli che leggevano, in loro si stavano formando delle scene, dei sogni a occhi aperti. Ho immaginato la bolla che si gonfiava nelle loro teste occupando a poco a poco l’intera scatola cranica, un palloncino interiore di visioni mentali prodotte dalle parole stampate. Le due bolle facevano resistenza al presente, respingevano l’epoca in vigore, la tenevano fuori. Leggere nell’occhio del ciclone. Chi siamo, noi che leggiamo? Tu che leggi queste parole, che razza di persona sei? Perché non ti ha ancora saziato questa invasione di pensieri altrui, di immaginazioni altrui? Perché non ti bastano mai? Che cosa stai cercando di tenere chiuso fuori di te? [Tiziano Scarpa]