10/10/2026
𝗠𝗜 𝗖𝗔𝗦𝗔 𝗡𝗢𝗡 𝗘𝗦 𝗧𝗨 𝗖𝗔𝗦𝗔
La casa è un bene acquistato da un privato grazie ai propri risparmi oppure ereditato: in entrambe i casi, rappresenta il frutto dei sacrifici di qualcuno.
La nostra Costituzione tutela il diritto al lavoro, ad una retribuzione dignitosa, al risparmio e alla proprietà privata. Riconosce inoltre la libertà dell'iniziativa economica privata. Investire e realizzare un profitto non sono, quindi, una colpa, né il profitto è una parolaccia, purché si operi nel rispetto delle leggi. L'obiettivo dovrebbe essere quello di consentire alle persone di costruire la propria autonomia economica, senza dipendere necessariamente dall'assistenza pubblica.
Se, invece, guardiamo alla realtà rispetto ai principi costituzionali, allora sì, siamo nei guai. Ci sono persone che lavorano ma percepiscono retribuzioni insufficienti rispetto al costo della vita, che non riescono a risparmiare e, men che meno, a investire.
In Italia, dal dopoguerra, la proprietà della casa ha rappresentato un obiettivo centrale per le famiglie. I dati ISTAT del Censimento permanente del 2023 confermano questa tendenza: il 73,9% delle famiglie vive in un'abitazione di proprietà, il 19,6% in affitto e il 6,5% in abitazioni occupate ad altro titolo, come l'uso gratuito. Un dato che testimonia quanto la casa di proprietà sia radicata nella nostra società.
C'è poi un altro aspetto da non sottovalutare: l'invecchiamento della popolazione italiana. Nei prossimi decenni, il ricambio generazionale e le successioni ereditarie potrebbero modificare significativamente il mercato immobiliare. Ma non è affatto scontato che tutte queste abitazioni vengano vendute o affittate, né che si trovino nei luoghi in cui le persone ne hanno bisogno. Il problema, quindi, non riguarda soltanto il numero complessivo delle case disponibili, ma anche la loro distribuzione, le condizioni in cui si trovano e la possibilità concreta di accedervi.
È faciloneria ridurre la crisi abitativa a una responsabilità generalizzata dei proprietari privati.! La difficoltà di trovare una casa a prezzi accessibili è reale, ma richiede politiche strutturali, investimenti e una visione di lungo periodo, non la ricerca di un capro espiatorio.
Vienna rappresenta un esempio concreto. La sua politica di edilizia sociale, avviata già negli anni Venti del Novecento e sviluppata ulteriormente nel dopoguerra, ha puntato sulla costruzione di alloggi comunali e sul sostegno all'edilizia cooperativa e senza fini di lucro. L'obiettivo è offrire abitazioni accessibili a una parte ampia della popolazione, riducendo la dipendenza esclusiva dal mercato privato.
È una strada che meriterebbe di essere studiata seriamente anche in Italia: non per contrapporre il pubblico al privato, ma per costruire un sistema nel quale possano coesistere proprietà privata, mercato immobiliare e un'offerta adeguata di alloggi a canoni sostenibili.
La casa è un bene fondamentale per la vita delle persone. Per questo la politica dovrebbe affrontare il problema con serietà, mettendo in campo soluzioni concrete anziché alimentare contrapposizioni tra cittadini e scaricare su questi ultimi il peso delle proprie responsabilità.
Trasformare un problema strutturale in uno scontro tra proprietari e inquilini non risolve la crisi abitativa. La rinvia soltanto.
E questo, francamente, è abbastanza vergognoso.