07/10/2026
Spiegare questo momento non è facile.
Da quando è nata EVERA, abbiamo sempre avuto come primo obiettivo portare in alto il valore delle borgate, la voce dei ragazzi, le difficoltà delle persone.
E oggi, guardando dove siamo arrivati, è difficile non provare un orgoglio enorme.
Ma questa vittoria non è di EVERA.
È delle borgate.
È di tutti quei ragazzi che ogni giorno combattono con le difficoltà. È delle persone che vivono situazioni di fragilità, di chi ha avuto meno possibilità, di chi spesso viene dimenticato.
Tutti sappiamo cosa significa nascere in borgata.
È una difficoltà costante, ma anche un orgoglio enorme.
Perché in periferia, purtroppo, tanti ragazzi si perdono. Tanti amici li abbiamo persi per le vicissitudini della strada, per la noia, per l’attesa, per la mancanza di possibilità.
Ed è proprio per questo che per noi rigenerare non significa soltanto fare decoro.
Rigenerare significa produrre arte, socialità, opportunità.
Significa creare qualcosa dove prima c’era solo vuoto. Significa dare alle persone un motivo per sentirsi parte di qualcosa.
Poter rappresentare le borgate in un momento come questo, per noi, è una vittoria.
È una vittoria per tutti i momenti brutti che abbiamo passato. Per tutte le volte in cui abbiamo aspettato. Per tutte le volte in cui ci siamo chiesti se ne sarebbe valsa la pena.
Il 6 ottobre siamo arrivati a firmare un protocollo con il Comune di Roma e AMA.
E mentre eravamo lì, inevitabilmente, abbiamo pensato a tutto il percorso fatto per arrivare fino a quel momento.
Per questo dobbiamo ringraziare tutte le borgate romane.
Le persone che ci fermano per strada. Le nostre comunità. Chi ci ha dato fiducia quando ancora non eravamo niente.
Ma dobbiamo ringraziare anche tutte le persone che fanno parte di EVERA.
Persone che ogni giorno dedicano tempo, energie e amore a questo progetto, senza chiedere nulla in cambio.
Persone che, nonostante tutte le difficoltà che ci presenta ogni giorno questo percorso, continuano a esserci.
Perché alla fine l’amore per il benessere comune va oltre la fatica, oltre le difficoltà, oltre i momenti in cui sembra tutto troppo complicato.
E questa è la nostra forza.
La forza di tante persone che, insieme, decidono di provarci.
Perché veramente, tutti insieme, possiamo fare la differenza.
Dobbiamo ringraziare l’Assessora all’Ambiente Sabrina Alfonsi e tutto il suo team, per averci ascoltato e compreso.
E per noi la parola ascolto ha un valore enorme.
Perché senza ascolto non arrivi da nessuna parte.
Puoi parlare, puoi proporre, puoi avere idee, ma se dall’altra parte non c’è qualcuno disposto ad ascoltare davvero, non si costruisce nulla.
L’ascolto significa capire i problemi, accettare anche le critiche, confrontarsi e trovare insieme delle soluzioni.
È da lì che nasce un rapporto vero.
È vero, a volte ci sono stati anche degli attriti.
Ma alla fine è così che deve essere.
Un rapporto sano nasce dalla verità, anche quando la verità significa confrontarsi, discutere e dirsi le cose in faccia.
Per questo vogliamo ringraziare tutto il team dell’Assessorato e, in particolare, Antonella Liardo, che ogni giorno segue e supporta il nostro operato, ascoltando le nostre proposte e accompagnandoci nel percorso.
Per noi non è una cosa scontata.
Perché essere ascoltati, soprattutto quando si arriva dalle borgate, significa sentirsi riconosciuti.
E noi non siamo arrivati fin qui per rappresentare un’immagine della borgata.
Siamo arrivati fin qui per rappresentare la borgata vera.
Quella che soffre.
Quella che lotta.
Quella che sbaglia.
Quella che crea.
Quella che ha talento.
Quella che, nonostante tutto, continua a provarci.
E vogliamo essere chiari anche su questo: noi non pensiamo che nelle borgate non esistano errori, responsabilità o dinamiche sbagliate.
Sappiamo bene che in determinati contesti possono nascere situazioni difficili e scelte che non condividiamo e che non vogliamo difendere.
L’errore, quando nasce dalla negligenza, va riconosciuto e va condannato.
Ma una cosa diversa è l’errore che nasce dalla necessità, dalla mancanza di possibilità, dalla condizione in cui una persona cresce.
Non significa giustificarlo.
Significa provare a comprenderne le cause.
Il nostro obiettivo è uno: dare le stesse possibilità a TUTTI.
E vorremmo poter parlare delle scelte dei nostri ragazzi, dei loro percorsi e dei loro risultati, quando avranno avuto le stesse possibilità di chi nasce al centro di Roma.
Perché prima di giudicare una persona per la strada che ha scelto, vogliamo poter dire di averle dato davvero la possibilità di scegliere.
Ed è anche per questo che questo protocollo, per noi, significa tanto.
Perché non risolve tutto.
Non cambia una realtà in un giorno.
Ma è un primo passo importante.
Un passo verso una periferia che non deve essere soltanto ripulita, ma ascoltata, valorizzata, vissuta e messa nelle condizioni di esprimere tutto quello che ha.
Perché le borgate non hanno bisogno di essere compatite.
Hanno bisogno di opportunità.
Hanno bisogno di essere ascoltate.
Hanno bisogno di essere messe nelle condizioni di dimostrare quanto valgono.
E oggi, poter essere lì, a rappresentarle, è qualcosa che ci rende profondamente orgogliosi.
Questo non è un punto di arrivo.
È un punto da cui iniziare ancora più forte.
Perché se una cosa abbiamo imparato in questi anni è che quando le persone si uniscono, quando si ascoltano e quando decidono di mettersi a disposizione degli altri, possono succedere cose che sembravano impossibili.
Le borgate vincono sempre.
Grazie a tutti.