18/10/2026
Flotille, 𝐥𝐚 𝐏𝐫𝐨𝐜𝐮𝐫𝐚 𝐝𝐢 𝐑𝐨𝐦𝐚 𝐢𝐧𝐝𝐚𝐠𝐚 𝐬𝐮𝐢 𝐯𝐞𝐫𝐭𝐢𝐜𝐢 𝐢𝐬𝐫𝐚𝐞𝐥𝐢𝐚𝐧𝐢. Non serviva una sentenza per vedere l’ingiustizia: ora nessuno può fingere di non sapere.
𝐋𝐚 𝐯𝐢𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐢 𝐩𝐚𝐥𝐞𝐬𝐭𝐢𝐧𝐞𝐬𝐢 𝐯𝐚𝐥𝐞 𝐨 𝐧𝐨? È questa la domanda alla quale i governi europei, e quello italiano in particolare, non possono più sottrarsi.
Ci voleva una comunicazione della Procura della Repubblica di Roma perché diventasse più difficile ignorare ciò che le testimonianze degli attivisti delle Flotille denunciano da tempo? Perché si prendesse finalmente atto della gravità di quanto accaduto a persone impegnate in missioni civili dirette verso Gaza?
Le indagini della Procura romana, che coinvolgono anche esponenti politici e militari israeliani, ricostruiscono condotte gravissime: abbordaggi in acque internazionali, privazione della libertà personale, percosse, minacce, lesioni, privazione di cibo e cure mediche e limitazioni del diritto alla difesa. Sarà la magistratura a stabilire le responsabilità individuali.
𝐌𝐚 𝐠𝐢𝐚̀ 𝐨𝐠𝐠𝐢 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐢 𝐞𝐥𝐞𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐢𝐦𝐩𝐨𝐧𝐠𝐨𝐧𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐨𝐬𝐭𝐚 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐞 𝐢𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐚𝐥𝐥’𝐚𝐥𝐭𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐥𝐨𝐫𝐨 𝐠𝐫𝐚𝐯𝐢𝐭𝐚̀.
La procura della repubblica, fermo restando il positivo giudizio sull’avvio delle indagini e l’accertamento delle responsabilità relative alle missioni recenti, 𝐚𝐯𝐫𝐞𝐛𝐛𝐞 𝐢𝐥 𝐝𝐨𝐯𝐞𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐞𝐬𝐭𝐞𝐧𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐥𝐞 𝐢𝐧𝐝𝐚𝐠𝐢𝐧𝐢 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐞 𝐫𝐞𝐬𝐩𝐨𝐧𝐬𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐜𝐡𝐞 𝐫𝐢𝐜𝐚𝐝𝐨𝐧𝐨 𝐬𝐮𝐢 𝐫𝐚𝐩𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐭𝐚𝐧𝐭𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐠𝐨𝐯𝐞𝐫𝐧𝐨 𝐢𝐬𝐫𝐚𝐞𝐥𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐬𝐮 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐞 𝐥𝐞 𝐜𝐢𝐫𝐜𝐚 𝟒𝟎 𝐦𝐢𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐜𝐡𝐞 𝐅𝐫𝐞𝐞𝐝𝐨𝐦 𝐅𝐥𝐨𝐭𝐢𝐥𝐥𝐚 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚 𝐡𝐚 𝐨𝐫𝐠𝐚𝐧𝐢𝐳𝐳𝐚𝐭𝐨 𝐧𝐞𝐢 𝐜𝐢𝐫𝐜𝐚 𝟐𝟎 𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐮𝐚 𝐟𝐨𝐧𝐝𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞.
Il problema, però, va ben oltre le Flotille.
Il governo israeliano prosegue nell’azione nella convinzione di poter decidere unilateralmente dove intervenire, chi fermare, chi bombardare e quali vite possano essere sacrificate, 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐬𝐞 𝐢𝐥 𝐝𝐢𝐫𝐢𝐭𝐭𝐨 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐟𝐨𝐬𝐬𝐞 𝐮𝐧 𝐯𝐢𝐧𝐜𝐨𝐥𝐨 𝐟𝐚𝐜𝐨𝐥𝐭𝐚𝐭𝐢𝐯𝐨 𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐮𝐧 𝐨𝐛𝐛𝐥𝐢𝐠𝐨.
È una logica di impunità che richiama, per il suo tentativo di imporre unilateralmente regole e confini, quei sistemi di potere mafioso che in diverse aree del nostro Paese si sono sostituiti alla legalità dello Stato. Non è una semplice questione diplomatica: 𝐞̀ 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐟𝐢𝐝𝐚 𝐚𝐥𝐥’𝐨𝐫𝐝𝐢𝐧𝐞 𝐠𝐢𝐮𝐫𝐢𝐝𝐢𝐜𝐨 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐫𝐞𝐝𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐢𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐜𝐡𝐞 𝐝𝐢𝐜𝐡𝐢𝐚𝐫𝐚𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐝𝐢𝐟𝐞𝐧𝐝𝐞𝐫𝐥𝐨.
Di fronte a tutto questo, la politica e gli Stati rischiano di apparire come guardoni impotenti, paralizzati dalla paura di assumere decisioni che possano incrinare i rapporti con Israele. Le dichiarazioni di circostanza, le formule diplomatiche e le richieste generiche di moderazione non bastano più.
Non basta neppure ridurre il genocidio a una disputa terminologica, minimizzare la distruzione di Gaza o legittimare politicamente le scelte del governo israeliano mentre la popolazione palestinese continua a pagare un prezzo immenso in vite umane, sofferenza e privazione dei propri diritti.
La questione fondamentale resta il popolo palestinese.
𝐋𝐞 𝐯𝐢𝐭𝐞 𝐩𝐚𝐥𝐞𝐬𝐭𝐢𝐧𝐞𝐬𝐢 𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐥𝐨 𝐬𝐭𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐯𝐚𝐥𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐞?
Il diritto alla libertà, alla sicurezza, alla salute, all’autodeterminazione e a un futuro è davvero universale, oppure dipende dalla nazionalità di chi lo rivendica?
Se i diritti valgono soltanto quando non disturbano gli interessi dei governi, allora non sono diritti universali: sono privilegi concessi da chi detiene il potere.
Le missioni di Freedom Flotilla Coalition hanno cercato di rompere il silenzio e di contestare, attraverso l’azione civile, il blocco di Gaza.
Le denunce dei loro partecipanti meritano ascolto, tutela e un accertamento rigoroso. Chi ha scelto la solidarietà non può essere trattato come un nemico per aver preteso il rispetto del diritto e la protezione della popolazione palestinese.
Freedom Flotilla Italia chiede che le istituzioni italiane sostengano pienamente il lavoro della magistratura, garantiscano tutela a tutti i cittadini coinvolti, pretendano collaborazione giudiziaria e adottino iniziative politiche concrete per impedire nuove violazioni. Il rispetto del diritto internazionale non può essere selettivo e la responsabilità non può fermarsi davanti ai confini o alle cariche istituzionali.
Non chiediamo privilegi per i palestinesi. Chiediamo che siano riconosciuti loro gli stessi diritti che rivendichiamo per ogni essere umano.
Perché il punto non è soltanto chi verrà chiamato a rispondere davanti a un tribunale. 𝐈𝐥 𝐩𝐮𝐧𝐭𝐨 𝐞̀ 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐚𝐥𝐭𝐫𝐞 𝐯𝐢𝐭𝐞 𝐬𝐚𝐫𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐬𝐚𝐜𝐫𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐭𝐞 𝐦𝐞𝐧𝐭𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐚𝐭𝐭𝐞𝐧𝐝𝐞, 𝐞𝐬𝐢𝐭𝐚 𝐞 𝐬𝐢 𝐧𝐚𝐬𝐜𝐨𝐧𝐝𝐞 𝐝𝐢𝐞𝐭𝐫𝐨 𝐢𝐥 𝐬𝐢𝐥𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨.
La giustizia farà il suo corso. La responsabilità politica, invece, non può aspettare una sentenza.
𝐅𝐫𝐞𝐞𝐝𝐨𝐦 𝐅𝐥𝐨𝐭𝐢𝐥𝐥𝐚 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚