21/10/2026
Romano Luperini, la letteratura come impegno civile
Il 19 ottobre scorso, l’Urban Center di Siracusa ha ospitato una giornata di studi dedicata a Romano Luperini, recentemente scomparso, tra i più autorevoli critici letterari italiani, studioso, narratore e innovatore della didattica. L’incontro, promosso dal Comitato Dante Alighieri di Siracusa, è stato coordinato dal professor Francesco Ortisi.
In apertura, la presidente Maria Teresa Mangano ha salutato i numerosi presenti, sottolineando il valore del confronto culturale e della partecipazione democratica. Un appuntamento che si inserisce nel percorso verso i 130 anni della presenza della Società Dante Alighieri a Siracusa e che riprende idealmente il dialogo avviato con Luperini tra il 2013 e il 2014, quando lo studioso aveva riflettuto sul «segno della letteratura oggi».
Nel suo intervento, il professor Cataldi dell’Università di Siena, collegato online, ha ripercorso l’impegno politico e intellettuale di Luperini. Dopo l’esperienza del carcere e l’abbandono della politica attiva, negli anni Novanta egli individuò nella scuola e nella realizzazione dei manuali scolastici una nuova forma di impegno civile. Centrale era la lettura diretta dei testi letterari, strumento per formare studenti capaci di interpretare e pensare autonomamente.
Cataldi ha ricordato anche la capacità di Luperini di costruire gruppi di lavoro e comunità intellettuali, dalle prime riviste giovanili fino ad Allegoria. Non si poneva come depositario di verità, ma come un seminatore, capace di valorizzare le energie e le idee degli altri. Anche la sua produzione narrativa, con opere come L’uso della vita e La rancura, testimonia il bisogno di interrogare la storia, la memoria e il destino dell’uomo moderno. La letteratura, per Luperini, non era un fine separato dalla vita, ma uno strumento per raccontare il mondo e le sue contraddizioni.
Rispondendo a una domanda di Ortisi sulla possibilità di incidere oggi sulla società, Cataldi ha richiamato la responsabilità etica del lettore: rispettare la voce dell’autore, ma anche interrogare i testi alla luce del presente. Una riflessione attuale in una società segnata da depressione civile, aggressività diffusa e «catastrofe cognitiva».
Luisa Mirone, componente del blog fondato da Luperini, ha approfondito la sua narrativa, caratterizzata dalla ricerca di una verità anche brutale, attraversata dal male di vivere di Montale, dall’inconscio di Saba e dalle voci dei personaggi incontrati nella vita. In L’uso della vita, lo scrittore torna sul Sessantotto, liberandolo dalle mistificazioni; in La rancura, il confronto con il padre diventa anche una riflessione sulla funzione della letteratura e sul rapporto tra esperienza personale, storia e impegno intellettuale.
La professoressa Alessandra Traversa, docente formatrice e formatrice MIM, ha sottolineato l’attualità del pensiero di Luperini, con una riflessione che riporta al centro la funzione della scuola in un momento di profonde trasformazioni. La risposta, nella prospettiva di Luperini, è racchiusa in una parola: «resistenza», in un momento in cui il pensiero critico, approfondire i testi, affrontare l'eterogeneità di idee diverse, può risultare veramente difficile.
La sua lezione si lega profondamente alla missione della Dante Alighieri: la letteratura, anche nell’insegnamento dell’italiano a stranieri, è uno spazio di incontro e scoperta culturale. Educare a interpretare significa educare alla complessità, al confronto e alla democrazia.
L’incontro non è stato soltanto una commemorazione, ma un’occasione per riaffermare l’attualità del pensiero di Luperini: la cultura è una responsabilità condivisa e la letteratura può ancora aiutarci a comprendere il mondo e a trasformarlo. In quest’ottica, fondamentale è ricordare Luperini richiamando anche la sua "Lettera agli insegnanti" del 2023, scritta per sostenere il lavoro intellettuale dei docenti, spesso privati del riconoscimento del proprio ruolo.
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