Afadipsi

Afadipsi Ci occupiamo delle famiglie e
dei soggetti con disagio psichico

18/06/2026
18/06/2026

Cari amici,

esistono molte forme di disabilità. Alcune si vedono. Altre no. Ma esiste una disabilità ancora più grande: quella di una società che non sa fermarsi ad ascoltare, che osserva senza comprendere e che troppo spesso confonde la fragilità con l'assenza di valore.

Il 26 giugno i ragazzi di AFADIPSI saliranno sul palcoscenico con Circo Shakespeare. Non per chiedere compassione. Non per dimostrare qualcosa. Ma per fare ciò che ogni essere umano desidera fare: essere visto, essere ascoltato, essere riconosciuto.

Dietro ogni battuta, ogni gesto e ogni sorriso ci sono mesi di lavoro, di fiducia costruita giorno dopo giorno, di paure affrontate e superate. C'è la dimostrazione concreta che quando una persona viene accolta per ciò che è, e non giudicata per ciò che le manca, può sorprendere se stessa e gli altri.

Per questo motivo non vi chiediamo semplicemente di assistere a uno spettacolo. Vi chiediamo di esserci.

Perché una comunità si misura da come tratta le persone più fragili. Perché l'inclusione non è una parola da convegno ma una scelta quotidiana. Perché quei ragazzi, quella sera, non rappresenteranno soltanto se stessi: rappresenteranno la possibilità di una società più giusta, più umana e più intelligente.

Venite a riempire la sala. Venite a condividere un'emozione autentica. Venite a scoprire che dietro ogni etichetta c'è una persona, e che dietro ogni persona esiste un mondo che merita di essere incontrato.

Venerdì 26 giugno 2026, ore 19.30
Parrocchia Sacra Famiglia – Via dei Comuni, Siracusa

La vostra presenza sarà il più importante degli applausi.

Il Direttivo AFADIPSI APS

11/06/2026

La sanità non è una fabbrica

Ogni società rivela la propria idea di civiltà nel modo in cui cura le persone più fragili. È per questo che la discussione sulla sanità non può essere ridotta a una questione di bilanci, di indicatori economici o di semplici modelli organizzativi. La sanità rappresenta il luogo nel quale lo Stato incontra concretamente il cittadino nel momento della vulnerabilità, della paura, della malattia e del bisogno di aiuto.

Negli ultimi anni il dibattito pubblico si è concentrato soprattutto sulla sostenibilità economica del sistema sanitario. È una preoccupazione legittima. Le risorse pubbliche sono limitate e devono essere amministrate con responsabilità. Tuttavia esiste una differenza fondamentale tra la sanità e gran parte degli altri settori dell’economia: la cura delle persone appartiene ai sistemi ad alta intensità relazionale, nei quali il valore prodotto non nasce principalmente dalla tecnologia o dall’automazione, ma dall’incontro tra esseri umani.

Un medico visita una persona alla volta. Uno psicologo ascolta una persona alla volta. Un infermiere assiste persone reali, ciascuna con bisogni, fragilità e condizioni differenti. La qualità della cura dipende certamente dalle competenze professionali, dalle tecnologie disponibili e dall’organizzazione dei servizi, ma dipende anche da una risorsa che nessuna innovazione potrà mai sostituire completamente: il tempo dedicato alla relazione terapeutica.

Per questa ragione la sanità possiede caratteristiche che la distinguono profondamente da altri ambiti produttivi. In molti settori l’aumento della produttività può essere ottenuto attraverso l’automazione dei processi. Nella cura delle persone esiste invece un limite oltre il quale la compressione del tempo professionale non produce maggiore efficienza, ma rischia di ridurre la qualità dell’assistenza.

La popolazione italiana vive una trasformazione demografica senza precedenti. L’età media cresce, aumentano le patologie croniche, si moltiplicano le condizioni di fragilità e cresce la domanda di assistenza sanitaria, sociosanitaria e psicologica. Di fronte a questo scenario la vera sfida della governance pubblica non consiste soltanto nel controllare la spesa, ma nel garantire che ogni cittadino possa continuare ad accedere a cure tempestive, appropriate e dignitose.

La sostenibilità economica e la qualità dell’assistenza non sono obiettivi alternativi. Sono due dimensioni della stessa responsabilità pubblica. Una buona governance deve certamente eliminare sprechi, inefficienze e duplicazioni amministrative, ma deve anche riconoscere che il capitale umano rappresenta il cuore stesso del sistema sanitario. La tecnologia può supportare il professionista, semplificare procedure e migliorare l’organizzazione. Non può però sostituire l’ascolto, la valutazione clinica, la responsabilità professionale e la relazione di fiducia che si costruisce tra chi cura e chi viene curato.

La sanità non produce beni materiali. Produce salute, sicurezza sociale, coesione e fiducia nelle istituzioni. Produce la certezza che, nel momento della fragilità, nessuno sarà lasciato solo. È questo il patrimonio più prezioso che un sistema sanitario pubblico è chiamato a custodire.

Per tale ragione ogni riflessione sul futuro della sanità dovrebbe partire da una domanda semplice ma decisiva: come garantire che l’innovazione organizzativa e tecnologica rafforzi la relazione di cura invece di indebolirla?

La risposta a questa domanda determinerà non soltanto l’efficienza del sistema sanitario, ma la qualità civile della nostra società nei prossimi decenni.

Paolo Callari
Presidente AFADIPSI APS

09/06/2026

COMUNICAZIONE AI SOCI E AI FAMILIARI

AFADIPSI APS informa che il progetto "La Madonna dell'Orto", interamente finanziato dal Fondo Carta Etica UniCredit, conclude il proprio periodo di finanziamento in data 30 giugno 2026.

Grazie al sostegno del Fondo Carta Etica UniCredit è stato possibile realizzare, nel corso dell'anno, attività educative, artistiche, motorie e di inclusione sociale rivolte alle persone con disabilità psichica e alle loro famiglie, contribuendo alla crescita personale dei partecipanti e al rafforzamento dei legami comunitari.

Al fine di completare il percorso progettuale e valorizzare il lavoro svolto dai nostri ragazzi, nel mese di luglio saranno realizzate le attività conclusive previste dal programma, tra cui il laboratorio teatrale e la mostra finale delle opere realizzate nell'ambito del laboratorio artistico coordinato dal maestro Giuseppe Piccione.

Pertanto, pur essendo terminato il finanziamento del progetto alla data del 30 giugno 2026, la conclusione operativa delle attività e la chiusura definitiva del percorso progettuale sono fissate al 30 luglio 2026.

Successivamente AFADIPSI osserverà la consueta pausa estiva e riprenderà le proprie attività nei primi giorni di settembre 2026.

Il Consiglio Direttivo esprime il più sentito ringraziamento a UniCredit e al Fondo Carta Etica UniCredit per la fiducia accordata alla nostra associazione e per il concreto sostegno che ha consentito la realizzazione di un progetto capace di generare inclusione, partecipazione, relazioni e opportunità di crescita per le persone più fragili della nostra comunità.

Siracusa, giugno 2026

Il Presidente

Paolo Callari

AFADIPSI APS
Associazione Familiari Disabili Psichici

04/06/2026

Tiresia avrà ancora diritto di cittadinanza?

Ho pensato spesso a Tiresia mentre scrivevo queste righe. Forse perché, in momenti diversi della vita, ciascuno di noi può trovarsi dalla parte di chi vede il mondo attraverso una ferita e proprio per questo ne comprende meglio il significato. Ci sono esperienze che non aggiungono semplicemente dolore all’esistenza, ma modificano il modo stesso di guardare gli altri, rendendo visibili sfumature che prima sfuggivano e consentendo di riconoscere, dietro le parole, i silenzi, dietro le apparenze, le ferite, dietro le maschere, la fragile e irriducibile umanità che ciascuno custodisce.

Vi sono figure che attraversano i secoli senza invecchiare, figure che sembrano appartenere a un passato remoto e che invece continuano a vivere nelle pieghe più segrete della nostra coscienza, come se ogni generazione fosse chiamata a incontrarle nuovamente e a misurarsi con le domande che esse custodiscono. Tiresia è una di queste figure. Non appartiene soltanto alla tragedia greca. Non appartiene soltanto al mito. Appartiene a quella regione dell’esperienza umana nella quale il dolore e la conoscenza si sfiorano, nella quale la perdita diventa talvolta una forma inattesa di rivelazione, e nella quale la fragilità cessa di essere una mancanza per trasformarsi in una possibilità diversa di comprendere il mondo.

Quando penso a Tiresia non riesco a immaginare soltanto il veggente di Tebe che percorre le pagine di Sofocle. Penso ai volti incontrati lungo il cammino della vita, ai volti di uomini e donne che la società ha guardato troppo spesso attraverso la lente della loro fragilità e troppo raramente attraverso quella della loro umanità. Penso a coloro che hanno conosciuto il dolore psichico, la solitudine, la malattia, la disabilità, l’emarginazione, e che proprio attraverso queste esperienze hanno maturato una sensibilità capace di cogliere sfumature dell’esistenza che sfuggono a chi attraversa la vita senza esserne mai profondamente ferito.

Forse il significato più profondo della figura di Tiresia non consiste nella sua capacità di prevedere il futuro, ma nella sua capacità di vedere ciò che gli altri non vedono. Non il futuro, dunque, ma l’umano. Non gli eventi che accadranno, ma i significati che essi racchiudono. Non il destino degli uomini, ma la loro anima. È una differenza sottile, eppure decisiva, perché la vera cecità non è mai stata l’assenza della vista, ma l’incapacità di riconoscere ciò che è essenziale.

La nostra epoca possiede strumenti straordinari per osservare il mondo. Possediamo tecnologie che amplificano lo sguardo, sistemi che raccolgono dati, algoritmi che analizzano comportamenti, reti che trasmettono informazioni con una velocità che nessun’altra generazione ha mai conosciuto. E tuttavia, proprio mentre aumenta la nostra capacità di vedere tutto, sembra diminuire la nostra capacità di comprendere ciò che conta davvero. Le informazioni crescono. La conoscenza si moltiplica. Ma la comprensione dell’essere umano rischia talvolta di impoverirsi.

È in questa frattura che la figura di Tiresia torna a parlarci.

Torna a parlarci ogni volta che una persona viene ridotta alla propria diagnosi invece di essere riconosciuta nella sua storia. Torna a parlarci ogni volta che una fragilità viene interpretata come una mancanza e non come una diversa modalità di abitare il mondo. Torna a parlarci ogni volta che il valore di un essere umano viene misurato esclusivamente attraverso criteri di efficienza, produttività e prestazione, come se la dignità potesse essere calcolata e come se il mistero di una vita potesse essere contenuto all’interno di una statistica.

Eppure vi sono esperienze che non possono essere misurate e che proprio per questo custodiscono una verità preziosa. Vi è una conoscenza che nasce dall’incontro con il limite. Vi è una saggezza che si forma nell’attraversamento della sofferenza. Vi è una profondità dello sguardo che appartiene a chi ha dovuto imparare a convivere con ciò che non poteva essere cambiato. In questo senso Tiresia continua a vivere in mezzo a noi, perché continua a vivere in tutti coloro che hanno trasformato una ferita in comprensione, una prova in consapevolezza, una condizione di vulnerabilità in una più intensa capacità di ascolto.

Forse una civiltà dovrebbe essere giudicata proprio da questo: dalla sua capacità di riconoscere e custodire i propri Tiresia. Non i più forti. Non i più potenti. Non i più visibili. Ma coloro che, pur vivendo ai margini delle definizioni dominanti, continuano a custodire una conoscenza dell’umano che nessun potere e nessuna tecnica potranno mai sostituire.

Ogni volta che una comunità accoglie chi è fragile senza trasformarlo in un oggetto di compassione, ogni volta che riconosce una dignità che precede qualsiasi prestazione, ogni volta che sceglie l’ascolto invece del giudizio, Tiresia ottiene cittadinanza. Non una cittadinanza amministrativa o giuridica, ma quella più profonda e più difficile da conquistare, che consiste nell’essere riconosciuti come parte essenziale della comunità umana.

La vera domanda, allora, non è se Tiresia abbia ancora diritto di cittadinanza. La vera domanda è se noi siamo ancora capaci di riconoscerlo quando ci passa accanto. Se siamo ancora capaci di ascoltare una voce che non grida, di accogliere una presenza che non cerca consenso, di comprendere una verità che non si impone con la forza ma si offre nella discrezione di uno sguardo, di un silenzio, di una parola pronunciata con fatica.

Perché potrebbe accadere che Tiresia continui a vivere tra noi e che siamo noi, travolti dalla fretta, dall’efficienza e dall’ossessione della prestazione, a non essere più in grado di vederlo.

E sarebbe questa la più tragica delle ironie: una civiltà che crede di avere illuminato ogni angolo del mondo e che proprio per questo smarrisce la capacità di riconoscere coloro che custodiscono ancora la luce più rara, quella che non illumina le cose, ma il loro significato.

Forse è questo che il vecchio veggente di Tebe continua a sussurrare alle nostre coscienze dopo millenni di storia: che nessuna società può dirsi veramente umana se non trova un posto per coloro che vedono il mondo in modo differente, e che nessuna comunità può salvarsi dalla propria cecità se prima non impara ad ascoltare i suoi Tiresia.

Perché una città che esclude i suoi fragili perde una parte della propria giustizia; ma una città che smette di ascoltare i suoi Tiresia perde qualcosa di ancora più prezioso: perde la memoria della propria anima.

Paolo Callari

04/06/2026

🎭 CIRCO SHAKESPEARE

AFADIPSI APS è lieta di invitare la cittadinanza al saggio finale del proprio laboratorio teatrale.

Un viaggio tra i personaggi immortali di Shakespeare interpretati dai protagonisti del nostro gruppo teatro, in una serata dedicata all’inclusione, alla creatività e alla partecipazione.

📅 26 giugno 2026 – ore 19.30
📍 Parrocchia Sacra Famiglia
Via dei Comuni, 14 – Siracusa

Il contributo minimo di ingresso è di 10 euro e sarà interamente destinato all’autofinanziamento delle attività sociali, culturali e inclusive promosse da AFADIPSI a favore delle persone con disabilità psichica e delle loro famiglie.

Partecipare significa sostenere un progetto che ogni giorno trasforma la fragilità in relazione, la solitudine in comunità e il talento in opportunità.

Vi aspettiamo.

Paolo Callari
Presidente AFADIPSI APS

26/05/2026

Se la misericordia, nella sua radice biblica più profonda, ci riconduce al termine ebraico raḥamim (רַחֲמִים), che deriva da reḥem (רֶחֶם), parola che significa grembo materno, utero, allora comprendiamo che non siamo davanti a una semplice esortazione morale alla compassione, ma a un’immagine originaria della cura come custodia viscerale della fragilità, come quella presenza silenziosa e generativa che non respinge il dolore ma lo accoglie senza giudicarlo; e così il dolore psichico, la malattia del bambino, l’angoscia muta delle famiglie, cessano di essere problemi da amministrare e tornano ad essere misteri umani da accompagnare con delicatezza, ascolto e fedeltà, perché forse il senso più alto del nostro essere comunità consiste proprio nell’impedire che qualcuno debba attraversare la sofferenza nella solitudine.
Paolo

25/05/2026

Indirizzo

Via Luigi Maria Monti 24
Syracuse
96100

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