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𝐒𝐚𝐥𝐮𝐭𝐞 𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐥𝐞: 𝐥𝐚 𝐜𝐮𝐫𝐚 𝐬𝐢 𝐟𝐚 𝐢𝐧𝐬𝐢𝐞𝐦𝐞!In occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale, oggi l’ASP di Siracusa ...
11/10/2026

𝐒𝐚𝐥𝐮𝐭𝐞 𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐥𝐞: 𝐥𝐚 𝐜𝐮𝐫𝐚 𝐬𝐢 𝐟𝐚 𝐢𝐧𝐬𝐢𝐞𝐦𝐞!
In occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale, oggi l’ASP di Siracusa con il Dipartimento di Salute Mentale diretto da Rosario Pavone è scesa in campo con numerose iniziative diffuse su tutto il territorio provinciale.
È stata una giornata speciale fatta di condivisione, arte, storie ed emozioni:
* 📍 Siracusa: le mostre e i momenti d'incontro negli spazi dell’ex ONP.
* 📍 Lentini: le attività e la galleria al Carmine.
* 📍 Rosolini: il percorso condiviso e i momenti di confronto in piazza.
Insieme per abbattere lo stigma, promuovere l'inclusione e ricordare che nessuno deve sentirsi solo. Un grande grazie a tutti gli operatori, alle persone seguite dai servizi, alle Amministrazioni locali, alle Associazioni e a chiunque abbia partecipato rendendo questa giornata unica! ❤️✨
👉 Scorri le foto per rivivere i momenti più belli di oggi! 📸👇

10 OTTOBRE : I FANTASMI DELLA SALUTE MENTALE.Quelli che esistono, soffrono, ma spesso non compaiono nelle statistiche de...
10/10/2026

10 OTTOBRE : I FANTASMI DELLA SALUTE MENTALE.

Quelli che esistono, soffrono, ma spesso non compaiono nelle statistiche dei servizi.

Parliamo di salute mentale, ma quanto conosciamo realmente della sofferenza che attraversa il nostro territorio?

Proviamo a dare un nome a chi rischia di rimanere invisibile:

* Persone con depressione mai diagnosticata.
* Persone con ansia cronica, panico e fobie invalidanti.
* Persone con disturbo ossessivo-compulsivo non riconosciuto.
* Persone con disturbo bipolare non intercettato.
* Persone con schizofrenia e altre psicosi fuori dai percorsi di cura.
* Persone con disturbi di personalità senza assistenza continuativa.
* Persone con disturbi alimentari nascosti.
* Persone con dipendenze da alcol, sostanze, gioco e comportamenti compulsivi.
* Persone con disturbi da stress post-traumatico.
* Persone con autismo o ADHD mai riconosciuti, soprattutto in età adulta.
* Persone con disabilità intellettive e bisogni psichiatrici non individuati.
* Anziani con deterioramento cognitivo, demenze e disturbi psicologici non adeguatamente assistiti.
* Adolescenti con autolesionismo, isolamento sociale e ritiro scolastico.
* Persone con pensieri suicidari che non chiedono aiuto.
* Donne con depressione perinatale e sofferenze psicologiche dopo il parto.
* Vittime di violenza domestica, abusi e maltrattamenti.
* Persone con sofferenza mentale associata a malattie croniche e disabilità.
* Persone senza dimora con disturbi psichiatrici.
* Persone detenute o uscite dal carcere senza continuità assistenziale.
* Persone migranti con traumi e difficoltà di accesso alle cure.
* Persone anziane abbandonate alla solitudine.
* Familiari e caregiver consumati da anni di assistenza.
* Persone che rinunciano alle cure per povertà, liste d’attesa, stigma o difficoltà di trasporto.
* Persone che hanno interrotto le cure e sono scomparse dal monitoraggio dei servizi.
* Persone seguite esclusivamente dal medico di famiglia o da professionisti privati, senza entrare nei flussi dei Dipartimenti di Salute Mentale.

E poi ci sono quelli che nessuno cerca, perché nessuno sa che esistono.

Nel 2024, in Italia, i servizi specialistici di salute mentale hanno assistito 845.516 persone, secondo il Ministero della Salute. Un dato che descrive l’utenza intercettata, non l’intera popolazione che avrebbe bisogno di assistenza.

Quante persone vivono nel nostro territorio con un bisogno di salute mentale senza essere conosciute, raggiunte e accompagnate dai servizi ?

Prima dei progetti occorre conoscere i bisogni. Prima di distribuire risorse occorre individuare le persone. Prima di contare le prestazioni occorre capire chi è rimasto escluso.

Perché chi non compare in un archivio sanitario non per questo smette di esistere.

𝐒𝐚𝐥𝐮𝐭𝐞 𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐥𝐞 𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐭𝐚̀: 𝐥'𝐀𝐬𝐩 𝐝𝐢 𝐒𝐢𝐫𝐚𝐜𝐮𝐬𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞𝐜𝐢𝐩𝐚 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐭𝐚 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝟏𝟎 𝐨𝐭𝐭𝐨𝐛𝐫𝐞Siracusa 7 ottobre 2026 - I...
07/10/2026

𝐒𝐚𝐥𝐮𝐭𝐞 𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐥𝐞 𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐭𝐚̀: 𝐥'𝐀𝐬𝐩 𝐝𝐢 𝐒𝐢𝐫𝐚𝐜𝐮𝐬𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞𝐜𝐢𝐩𝐚 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐭𝐚 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝟏𝟎 𝐨𝐭𝐭𝐨𝐛𝐫𝐞

Siracusa 7 ottobre 2026 - In occasione della Giornata mondiale della salute mentale, prevista per il prossimo 10 ottobre, l’Asp di Siracusa partecipa attivamente alle celebrazioni nazionali promuovendo un ricco programma di eventi nei tre Moduli del Dipartimento di Salute Mentale in tutto il territorio provinciale.
L’evento vedrà l’Azienda collegata in diretta su piattaforma Zoom, insieme a oltre cento piazze italiane coordinate dal Dipartimento di Salute Mentale della ASL di Cagliari sotto l’egida del Collegio Nazionale dei Dipartimenti di Salute Mentale.
L’obiettivo principale è portare il tema del benessere psichico al centro della vita comunitaria, favorendo un momento di reale incontro e confronto tra utenti, famiglie, operatori sanitari, istituzioni e realtà del Terzo Settore. Attraverso testimonianze, attività espressive e momenti informativi, le iniziative intendono valorizzare i percorsi di cura e riabilitazione, contrastare stigma e pregiudizi, e promuovere opportunità concrete di inclusione sociale.
Nel Modulo SMA 1 di Siracusa diretto da Salvatore Ferrara l’evento "Dal manicomio alla comunità che cura e accoglie: la salute mentale appartiene a tutti noi" si svolgerà nella sede dell’ex ONP in contrada Pizzuta da lle ore 10 alle ore 12,30, dove verrà allestita una mostra delle opere realizzate dalle persone seguite dal Centro Diurno e dal Centro Salute Mentale.
Nel Modulo SMA 2 diretto da Rosario Pavone che comprende Lentini e Augusta, la Chiesa del Carmine di Lentini dalle ore 9,30 alle ore 13 ospiterà la galleria fotografica "Oltre lo sguardo - Persone, quotidianità, identità", affiancata da letture, riflessioni sulla transizione dalla Neuropsichiatria infantile alla Psichiatria e momenti di condivisione.
Infine, il Modulo SMA 3 diretto da Elettra Cultrera, comprendente i comuni di Noto, Rosolini, Avola, Pachino e Portopalo, organizzerà a Rosolini un percorso aperto al territorio. È prevista una visita al Centro Salute Mentale per presentare gli spazi, le attività e le modalità di accesso e da qui partirà una passeggiata verso piazza Garibaldi, sede dell’incontro pubblico. L’équipe illustrerà i servizi e i percorsi di cura, riabilitazione e inclusione disponibili, con uno spazio per l’ascolto e le testimonianze. Saranno inoltre esposti lavori realizzati dalle persone seguite dai servizi e distribuiti materiali informativi.
"Aderiamo con profonda convinzione a questa importante giornata nazionale perché riteniamo prioritario abbattere le barriere culturali e i pregiudizi che ancora oggi circondano il disagio psichico" dichiara il commissario straordinario dell'Asp di Siracusa, Gioacchino Iraci. "L’Azienda Sanitaria lavora quotidianamente per garantire percorsi di cura sempre più integrati, vicini ai cittadini e capaci di coniugare l’eccellenza dell’assistenza medica con l’inclusione sociale e il rispetto della dignità della persona".
"La salute mentale è un bene comune e la cura non può prescindere dalla relazione con la comunità e il territorio" sottolinea il coordinatore del Dipartimento di Salute Mentale dell'Asp di Siracusa, Rosario Pavone. "Le attività organizzate per questa ricorrenza rappresentano un’occasione fondamentale per mostrare la qualità dei nostri servizi, dare voce alle storie e al valore artistico delle persone che seguiamo e riaffermare con forza il passaggio storico e concettuale dall’isolamento a una rete comunitaria che accoglie e cura".

23/09/2026

La misura del restare

La sera entrava nello studio con una lentezza quasi materiale, come se fosse rimasta per ore dietro i vetri ad aspettare che le voci si ritirassero una dopo l’altra, e allora le carte sulla scrivania, il telefono capovolto, la tazza ormai fredda accanto a una cartellina, la giacca appesa allo schienale e perfino il rumore lontano della strada sembravano cambiare consistenza, perdere il loro compito, smettere di appartenere alla giornata appena trascorsa e diventare soltanto cose, oggetti immobili dentro una stanza che per qualche minuto non chiedeva più nulla.

Paolo non si alzava subito, perché tra il momento in cui gli altri se ne andavano e quello in cui riusciva a tornare interamente a sé esisteva sempre un intervallo difficile da nominare, una specie di sospensione in cui sentiva di avere lasciato qualcosa di sé in troppi luoghi diversi, in una telefonata fatta per qualcuno, in una decisione presa mentre un altro esitava, in una preoccupazione che non gli apparteneva del tutto, nel volto di una persona che aveva chiesto aiuto senza pronunciare quella parola, e adesso doveva aspettare che quelle parti rientrassero, una alla volta, senza sapere bene se sarebbero tornate tutte o se qualcuna, come accade con certe cose che si prestano per troppo tempo, avesse finito per dimenticare la strada di casa.

Da anni succedeva così, forse da sempre, che una cosa lasciata a metà da qualcun altro finisse lentamente per avvicinarsi a lui, una pratica, un problema familiare, una questione che nessuno voleva affrontare, una telefonata rimandata troppo a lungo, e senza che vi fosse mai stato un momento preciso in cui avesse scelto quella parte, aveva finito per abitarla con tale naturalezza da non distinguere più ciò che davvero gli spettava da ciò che raccoglieva soltanto perché non sopportava di vederlo cadere.

Per molto tempo aveva chiamato tutto questo responsabilità e la parola gli era bastata, perché certe parole, quando ci accompagnano abbastanza a lungo, diventano solide come i mobili di casa e smettiamo di domandarci se siano ancora al posto giusto, ma da qualche anno aveva cominciato a sentirne il peso in modo diverso, meno limpido, e soprattutto aveva iniziato a chiedersi quanto della propria disponibilità verso gli altri nascesse davvero dalla cura e quanto invece da qualcosa di più oscuro, da quel fastidio quasi fisico che provava davanti a ciò che restava incompiuto, irrisolto, fuori controllo.

La domanda gli era sgradevole proprio perché non poteva liquidarla facilmente, e quando gli capitava di riconoscere in sé quella disposizione quasi automatica a intervenire, a prendere in mano, a dire in sostanza che ci avrebbe pensato lui, provava insieme una specie di fierezza antica e un disagio nuovo, come se una qualità che aveva sempre considerato parte della propria struttura gli mostrasse improvvisamente un rovescio che non aveva voluto vedere.

Non era soltanto il desiderio di aiutare, questo almeno aveva dovuto ammetterlo, perché dentro quella disponibilità c’era anche il bisogno di essere necessario, di sapere che la propria presenza modificava davvero il corso delle cose, che senza di lui almeno una parte del mondo sarebbe rimasta un po’ più disordinata, e questa idea, una volta comparsa, aveva continuato a seguirlo con la testardaggine delle verità che arrivano tardi.

Gli era costato tempo capire che alcune forme di generosità non diventano innocenti soltanto perché nascono da buone intenzioni, e che si può voler bene a qualcuno fino al punto di desiderare per lui una vita diversa da quella che ha scelto, convincendosi quasi senza accorgersene che proteggerlo significhi evitargli la possibilità stessa dell’errore, mentre forse proprio l’errore, quella caduta che si vorrebbe impedire con tutte le proprie forze, è una delle poche cose che nessuno può vivere al posto di un altro.

Fu pensando a questo che gli vennero in mente i figli, non come un ragionamento ma come accade con certe immagini che compaiono improvvisamente mentre si pensa ad altro, e per qualche secondo vide soltanto due vite che avevano camminato accanto alla sua e che a un certo punto avevano cominciato, com’era giusto, ad allontanarsi verso direzioni che lui poteva accompagnare soltanto fino a una certa soglia.

Avrebbe voluto dire a se stesso che lo aveva sempre saputo, che aveva sempre compreso la differenza tra proteggere e trattenere, ma non era vero, o non lo era abbastanza, perché un padre può conoscere perfettamente il principio della libertà e poi scoprire che la libertà di un figlio, quando prende una forma che non aveva previsto, può ferire quasi quanto la sua sofferenza.

Rimase qualche minuto a guardare il telefono senza toccarlo, poi lo girò lentamente verso di sé e vide i messaggi accumulati sullo schermo, nomi conosciuti, piccole urgenze, questioni che probabilmente il giorno dopo gli sarebbero sembrate importanti, e sentì il vecchio gesto prepararsi nelle dita, quello con cui da anni apriva, rispondeva, sistemava, prendeva posizione, ma questa volta lasciò che la mano restasse ferma.

Fuori la città aveva acceso le prime luci e sul vetro la sua figura si sovrapponeva al buio della strada, tanto che per un momento gli parve di guardare un uomo che conosceva bene e insieme da troppo tempo, uno di quegli uomini che hanno imparato a entrare nelle situazioni prima ancora di capire se sia davvero necessario farlo e che poi, con gli anni, devono apprendere il movimento opposto, quello assai meno naturale del restare fermi mentre qualcosa accade senza di loro.

Non pensava di essere diventato più saggio, perché la saggezza gli era sempre sembrata una parola troppo pulita per contenere ciò che realmente accade a una persona, e semmai riconosceva in sé una minore disponibilità verso le giustificazioni, soprattutto quelle eleganti, perché sapeva di avere insistito quando sarebbe stato meglio arretrare, di avere preso su di sé responsabilità che appartenevano anche ad altri e di avere talvolta scambiato la propria capacità di reggere per il diritto di decidere quanto peso spettasse a ciascuno.

Questa consapevolezza non gli dava pace e nemmeno colpa, gli dava qualcosa di più scomodo, una misura diversa di sé, meno eroica e forse per questo più vera, e gli faceva pensare che una vita non proceda per assoluzioni o condanne ma attraverso correzioni quasi invisibili, piccoli spostamenti che all’inizio sembrano insignificanti e che soltanto molto tempo dopo mostrano di avere cambiato la direzione.

La stanza intanto si era fatta quasi buia e per qualche secondo Paolo rimase seduto senza accendere la luce, mentre gli oggetti scomparivano lentamente uno dopo l’altro e il vetro restituiva soltanto il contorno del suo corpo, più incerto di quanto fosse apparso durante il giorno, e in quella figura appena visibile riconobbe qualcosa che non seppe nominare subito, forse la stanchezza di chi ha retto troppo, forse il sollievo di chi comincia finalmente a capire che non tutto deve essere retto.

Quando si alzò, prese la giacca e infilò il telefono in tasca senza aprire i messaggi, poi rimase con la mano sulla maniglia, non per esitazione ma perché gli sembrò stranamente possibile lasciare alcune cose dove si trovavano, permettere che restassero incompiute fino al giorno dopo, accettare che il mondo continuasse per qualche ora senza il suo intervento e che questo non significasse né abbandono né indifferenza.

Spense la luce e uscì, e mentre la porta si richiudeva alle sue spalle sentì con chiarezza soltanto una cosa, non ancora abbastanza ordinata da diventare un pensiero, che forse si può restare vicini a qualcuno anche senza trattenerlo, e che talvolta la forma più difficile dell’amore consiste proprio nel resistere al desiderio di impedire all’altro di andare dove deve andare.

Paolo Callari

15/09/2026

Manipolazione e centratura nella prospettiva transpersonale di Pier Luigi Lattuada

La manipolazione può essere definita come un processo attraverso il quale il comportamento, il giudizio o le scelte di una persona vengono orientati mediante pressioni psicologiche, leve emotive, selezione delle informazioni o costruzione di cornici interpretative capaci di modificare la percezione delle alternative disponibili. Ridurla, tuttavia, alla sola intenzione di chi la esercita sarebbe insufficiente, perché la sua efficacia dipende anche dal modo in cui essa incontra, nel destinatario, bisogni di riconoscimento, paure, identificazioni, aspettative e vulnerabilità già presenti.

È precisamente in questo spazio, situato tra influenza esterna e risposta interna, che il concetto di centratura assume rilevanza. Nella prospettiva transpersonale elaborata da Pier Luigi Lattuada, l’essere umano non viene considerato soltanto come un insieme di pensieri, emozioni e comportamenti, ma come un soggetto capace di sviluppare una qualità della presenza che gli consenta di osservare la propria esperienza senza coincidere interamente con essa. La centratura non consiste quindi nell’assenza di emozioni, nella freddezza o nella pretesa di essere impermeabili al mondo, ma nella capacità di restare presenti a ciò che accade senza esserne completamente assorbiti.

Uno degli aspetti più significativi del pensiero di Lattuada è il passaggio dall’identificazione alla disidentificazione, inteso come capacità di riconoscere un contenuto interiore senza confonderlo con la totalità della propria identità. Tale passaggio è particolarmente utile per comprendere il rapporto tra manipolazione e libertà, perché una persona diventa più facilmente condizionabile quando si identifica rigidamente con un ruolo, con un bisogno, con un’immagine di sé o con il giudizio proveniente dall’esterno.

Se, ad esempio, il valore personale viene fatto coincidere con l’essere considerati generosi, affidabili, forti, disponibili o indispensabili, sarà più facile che una richiesta venga accolta non perché ritenuta giusta o condivisibile, ma perché il suo rifiuto potrebbe essere vissuto come minaccia a quell’immagine. In questi casi la pressione non agisce soltanto sul comportamento, ma sul rapporto che la persona intrattiene con se stessa, poiché il dissenso rischia di essere percepito non come semplice scelta, ma come perdita di valore, di appartenenza o di riconoscimento.

La disidentificazione non comporta l’eliminazione di tali bisogni e neppure il loro disconoscimento, ma consente di osservarli come parti dell’esperienza anziché come criteri assoluti ai quali subordinare ogni decisione. Da questo punto di vista, la centratura non rende il soggetto invulnerabile, ma introduce una distanza sufficiente tra ciò che viene percepito e la risposta che ne consegue, creando uno spazio nel quale l’emozione può essere riconosciuta prima di trasformarsi automaticamente in comportamento.

Un ulteriore elemento rilevante nella prospettiva di Lattuada è la persistenza del contatto, intesa come capacità di rimanere presenti all’esperienza senza sottrarsi ad essa, negarla o esserne travolti. Questo concetto assume particolare importanza nel rapporto con la manipolazione, poiché molte forme di pressione psicologica diventano più efficaci quando producono urgenza, paura, colpa, vergogna o bisogno immediato di riparazione, riducendo il tempo necessario per comprendere ciò che sta realmente accadendo.

Restare in contatto con l’esperienza significa invece poter tollerare, almeno temporaneamente, il disagio prodotto da una richiesta, da un conflitto o da un giudizio senza sentirsi obbligati a risolverlo immediatamente attraverso una risposta. La persona centrata non elimina la propria vulnerabilità, ma acquista una maggiore capacità di osservarla, distinguendo ciò che sente da ciò che decide e riconoscendo che l’intensità di un’emozione non costituisce, di per sé, una prova della correttezza dell’interpretazione che la accompagna.

È proprio in questo passaggio che il problema della manipolazione diventa più complesso, perché non tutto ciò che produce disagio è necessariamente manipolatorio e non ogni influenza esercitata all’interno di una relazione implica un’intenzione di controllo. La centratura, se intesa in modo maturo, dovrebbe consentire non soltanto di riconoscere le pressioni provenienti dall’esterno, ma anche di evitare che il proprio vissuto venga trasformato troppo rapidamente in una certezza sulle intenzioni altrui.

Una persona può sentirsi colpevolizzata senza che l’altro abbia deliberatamente costruito una strategia di colpevolizzazione, così come può percepire una richiesta come invasiva senza che essa sia necessariamente formulata con finalità manipolatorie. Per questa ragione, la centratura non coincide con una posizione difensiva permanente, ma con una maggiore capacità di osservare simultaneamente ciò che accade fuori e ciò che accade dentro di sé, mantenendo distinta l’esperienza soggettiva dall’interpretazione dell’intenzione altrui.

La prospettiva transpersonale permette quindi di leggere la libertà psicologica non come assenza di condizionamenti, condizione difficilmente compatibile con la natura relazionale dell’essere umano, ma come capacità di riconoscere le influenze mentre esse agiscono e di mantenere, anche nelle situazioni emotivamente rilevanti, uno spazio sufficiente per valutare la propria risposta.

Questo aspetto diventa particolarmente evidente nelle relazioni fondate sul riconoscimento. Quanto maggiore è il valore attribuito al giudizio di una persona, di un gruppo o di un’istituzione, tanto maggiore può diventare il potere che quel giudizio esercita sulla condotta individuale. Il problema non risiede nel desiderio di essere riconosciuti, che appartiene alla struttura stessa delle relazioni umane, ma nel momento in cui il riconoscimento esterno diventa la principale misura del proprio valore.

La centratura può essere allora intesa come progressiva riduzione di questa dipendenza identitaria, senza che ciò comporti isolamento, autosufficienza o rinuncia ai legami. L’individuo può continuare a desiderare approvazione, vicinanza, stima e appartenenza, ma può imparare a non trasformare tali desideri in condizioni indispensabili per il mantenimento della propria identità.

In questo senso, il rapporto tra manipolazione e centratura può essere descritto come una tensione tra due movimenti differenti. La manipolazione tende, consapevolmente o meno, a restringere il campo delle alternative, ad aumentare la pressione emotiva e a rendere più immediata la risposta, mentre la centratura tende a restituire tempo, complessità e possibilità di scelta, permettendo al soggetto di distinguere la propria esperienza dalla necessità di agire secondo ciò che prova in quel momento.

Il contributo di Pier Luigi Lattuada appare particolarmente significativo proprio perché sposta l’attenzione dalla semplice difesa contro l’influenza esterna alla qualità della presenza interiore con la quale quella stessa influenza viene incontrata. La questione non diventa più soltanto riconoscere chi manipola, ma comprendere quali parti di sé vengano attivate, quali identificazioni rendano una pressione particolarmente efficace e quale grado di consapevolezza sia possibile mantenere mentre tali dinamiche sono in corso.

La centratura, così intesa, non rappresenta una tecnica occasionale da utilizzare soltanto nei momenti di conflitto, ma una disposizione più ampia verso l’esperienza, fondata sulla capacità di osservare senza negare, di sentire senza identificarsi completamente e di restare in relazione senza consegnare interamente all’altro il potere di definire il proprio valore.

La manipolazione trova infatti il suo terreno più favorevole quando il soggetto non distingue più tra ciò che sente e ciò che è, tra ciò che teme e ciò che realmente accade, tra il bisogno di essere riconosciuto e la necessità di conformarsi per ottenerlo. La centratura, al contrario, ricostruisce queste distinzioni e restituisce alla persona la possibilità di attraversare emozioni intense senza trasformarle immediatamente in obbedienza, reazione o dipendenza.

La libertà psicologica, in questa prospettiva, non consiste nel sottrarsi alle relazioni o nel diventare insensibili alle influenze esterne, ma nella capacità di restare sufficientemente presenti a se stessi da riconoscere ciò che ci sta accadendo mentre accade, accettando la propria vulnerabilità senza permettere che essa diventi automaticamente il luogo attraverso il quale altri possano orientare le nostre scelte.

La centratura non elimina quindi la condizionabilità umana, ma può renderla più consapevole, e proprio questa consapevolezza costituisce uno spazio concreto di libertà, perché consente al soggetto di continuare a essere toccato, coinvolto e persino modificato dalle relazioni senza che ogni pressione, ogni giudizio o ogni emozione acquisiscano automaticamente il diritto di determinare la direzione delle sue decisioni.

È stato riavviato in provincia di Siracusa il servizio di odontoiatria speciale riabilitativa. È stata accolta una richi...
11/09/2026

È stato riavviato in provincia di Siracusa il servizio di odontoiatria speciale riabilitativa.
È stata accolta una richiesta avanzata da tutto il Comitato Consultivo Aziendale dell’Asp e si rivolge a pazienti con disabilità psico-fisica o psichiatrica o con gravi patologie croniche invalidanti (come Parkinson, Alzheimer, emofilia, sla, cardiopatie, allergie ai farmaci).
Si può prenotare con la ricetta rossa del medico di base attraverso un contatto telefonico diretto dell’Asp di Siracusa (0931484354) e agli indirizzi e-mail: [email protected] oppure [email protected]

10/09/2026

Il prezzo da pagare

L’esaurimento comincia quando il soggetto non riesce più a sostenere il significante attraverso cui si era fatto esistere per l’Altro, forte, necessario, affidabile, quello che non manca, e proprio nel punto in cui questa identificazione vacilla emerge qualcosa che l’Io aveva a lungo tenuto fuori scena, la propria insufficienza, la propria dipendenza, la propria impossibilità di essere tutto, sempre, per tutti.

Si può vivere per anni dentro questa costruzione senza avvertirne immediatamente il costo, perché essere riconosciuti come capaci, solidi, presenti, indispensabili restituisce consistenza all’immagine di sé e protegge dalla ferita più difficile, quella di sentirsi mancanti, sostituibili, non necessari, ma ciò che inizialmente offre equilibrio può trasformarsi lentamente in una forma di alienazione, fino al punto in cui il soggetto non sa più distinguere ciò che desidera da ciò che sente di dover incarnare per continuare a occupare un posto nello sguardo dell’Altro.

È allora che l’angoscia acquista una profondità diversa dalla semplice stanchezza, perché non riguarda soltanto ciò che accade fuori, ma il cedimento della forma attraverso cui ci si era organizzati dentro, e ciò che vacilla non è soltanto la capacità di reggere il carico, ma l’intero sistema di significati attraverso cui il soggetto aveva imparato a riconoscersi.

In questa prospettiva il corpo non è un traduttore ingenuo della mente, né ogni sintomo può essere ridotto a un messaggio psichico, ma può diventare uno dei luoghi nei quali si manifesta ciò che non è riuscito a trovare parola, ciò che non è stato simbolizzato, ciò che insiste al margine del discorso e ritorna come insonnia, tensione, inquietudine, affaticamento, irritabilità, estraneità da sé.

Il punto più difficile consiste nel riconoscere che non sempre ci si esaurisce perché si è stati deboli, ma spesso perché si è stati troppo fedeli a un’immagine di forza, troppo disponibili a rispondere, troppo pronti a sostenere, troppo incapaci di mancare, e in questa impossibilità di sottrarsi alla domanda dell’Altro il desiderio personale può diventare progressivamente opaco, fino a essere quasi irriconoscibile.

Per Lacan il soggetto non coincide mai pienamente con l’immagine che ha di sé, perché resta sempre diviso, attraversato da una mancanza che nessuna prestazione, nessun riconoscimento, nessun ruolo riescono definitivamente a colmare, e proprio quando questa mancanza viene trattata come un difetto da cancellare nasce la necessità di costruire un’identità sempre più rigida, più efficiente, più impeccabile, più dipendente dalla conferma esterna.

Il crollo può allora essere letto come il momento in cui questa architettura non tiene più, non perché il soggetto sia diventato improvvisamente incapace, ma perché ciò che lo teneva insieme non riesce più a coprire la distanza tra ciò che è e ciò che aveva bisogno di apparire, tra il desiderio che resta enigmatico e il personaggio che aveva imparato a rappresentare.

Per questo recuperare non significa semplicemente ritrovare energia, ripristinare la produttività o tornare rapidamente alla versione precedente di sé, perché proprio quella versione potrebbe essere stata costruita attorno a una domanda impossibile da soddisfare, ma significa cominciare a separare il desiderio dalla domanda dell’Altro, accettare di non poter essere tutto, riconoscere che il limite non coincide con il fallimento e che la mancanza non è una mutilazione dell’essere, ma la condizione stessa attraverso cui il desiderio resta vivo.

La domanda decisiva, allora, non è come tornare a funzionare come prima, ma quale parte di sé abbia chiesto così a lungo di essere riconosciuta attraverso la forza, l’efficienza, la presenza e la necessità, e che cosa possa emergere quando il soggetto smette finalmente di domandare all’Altro la conferma della propria esistenza.

È forse proprio in quel punto, quando cade l’illusione di dover essere indispensabili per avere valore, che il soggetto può cominciare a incontrare qualcosa di più vero del proprio desiderio, non perché trovi una risposta definitiva su chi sia, ma perché smette di pretendere che sia l’Altro a dirglielo.

10/09/2026

𝐎𝐝𝐨𝐧𝐭𝐨𝐢𝐚𝐭𝐫𝐢𝐚 𝐬𝐩𝐞𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐫𝐢𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐚𝐥𝐥’𝐨𝐬𝐩𝐞𝐝𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐢 𝐀𝐮𝐠𝐮𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐝𝐢𝐜𝐚𝐭𝐚 𝐚𝐢 𝐩𝐚𝐳𝐢𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐟𝐫𝐚𝐠𝐢𝐥𝐢

Siracusa, 10 settembre 2026 – Ha preso il via all’ospedale Muscatello di Augusta il servizio di Odontoiatria Speciale Riabilitativa, frutto di una collaborazione strategica e di un’integrazione interaziendale tra l’Asp di Siracusa e l’Asp di Catania. Il servizio è rivolto ai pazienti con disabilità fisica, psichica e comportamentale residenti nel territorio della provincia di Siracusa.
L’obiettivo è garantire cure odontoiatriche specialistiche e un percorso assistenziale dedicato e protetto a chi incontra maggiori difficoltà nell'accesso ai servizi sanitari standard. Il traguardo è abbattere le barriere d’accesso alle cure e rispondere in modo concreto ai bisogni di salute delle persone con elevata fragilità e delle loro famiglie.
Dopo i primi screening specialistici avviati a metà giugno 2026, il percorso operativo è a pieno regime. Le attività si svolgono all’ospedale di Augusta con il supporto dell’Unità operativa Odontoiatria Speciale Riabilitativa dell’Asp di Catania, guidata da Riccardo Spampinato. La presa in carico avviene nell’ambulatorio situato nel Presidio Territoriale di Assistenza del Distretto sanitario di Augusta in un ambiente attrezzato e integrato con i servizi sanitari e le sale operatorie del presidio ospedaliero, garantendo massima igiene e sicurezza, continuità assistenziale, parcheggi dedicati e tempestività nell’intervento. Per facilitare l’accesso ai pazienti e ai loro caregiver, sono stati dedicati canali di prenotazione diretti e semplificati: attraverso un contatto telefonico diretto dell’Asp di Siracusa al numero 0931 484354 e all’indirizzo e-mail: [email protected].
I cittadini possono fare riferimento anche all’ Asp di Catania, contattando la Direzione dell’Unità operativa Odontoiatria Speciale Riabilitativa. A tali modalità si affiancano anche le associazioni del Terzo Settore coinvolte, che costituiscono un ulteriore canale di accesso e punto di raccordo con l'utenza fragile sul territorio. Tutte le richieste convogliate, vengono successivamente prese in carico e inserite nei sistemi aziendali del Centro Unico Prenotazioni aziendale.
“L'attivazione dell'Odontoiatria Speciale ad Augusta rappresenta un traguardo di fondamentale importanza per la sanità del nostro territorio e un segno tangibile di civiltà e vicinanza alle persone più vulnerabili – dichiara il commissario straordinario dell’Asp di Siracusa Gioacchino Iraci -. Grazie alla sinergia con l'Asp di Catania, riusciamo a offrire una risposta concreta, qualificata e di prossimità a tanti cittadini e alle loro famiglie, evitando loro lunghi spostamenti e garantendo il pieno diritto alla salute. Ringrazio tutti i professionisti e le strutture aziendali che hanno collaborato con la Direzione sanitaria e lavorato con dedizione per rendere operativo questo importante servizio”.
«Questo progetto costituisce un virtuoso esempio di integrazione interaziendale e sanità di prossimità – dichiara il direttore sanitario aziendale Salvatore Madonia sottolineando l’importanza dell’integrazione interaziendale e tra strutture ospedaliere e territoriali -. Modellare un percorso assistenziale attorno alle esigenze specifiche dei pazienti con disabilità fisica, psichica e comportamentale richiede un'organizzazione attenta e una rete integrata. Il coinvolgimento attivo del Comitato Consultivo aziendale e la collaborazione con l’Asp di Catania ci consentono di prendere in carico la fragilità a 360 gradi, garantendo cure odontoiatriche e riabilitative in un contesto protetto e umano».

Indirizzo

Via Luigi Maria Monti 24
Syracuse
96100

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