14/07/2026
CHI TI AMA TI CHIEDE SE HAI MANGIATO (IN RICORDO DI REMO, MIO AMICO)
Sembra che l'ultima frase che Remo abbia detto sia stata sorridendo, a sua figlia: "Hai fatto colazione?".
E adesso che ci penso l'ultima volta che ci siamo visti era seduto al suo balcone e mi ha chiesto se avevo pranzato.
In realtà mi ha fatto il gesto per domandarlo, la voce si era fatta debole, ma noi eravamo amici, e gli amici si capiscono anche a gesti quando è necessario.
Remo ha gestito per settant'anni un alimentari-emporio-e-tanto-altro-ancora, un luogo dove la premura, e quindi l'amore, ha sempre avuto un ruolo da protagonista.
Mi fa sorridere, commuovere e pensare a quanto sia stato coerente, anche a un passo dalla fine di questo cammino, con l'uomo che era stato e con la sua missione, perché di missione si è trattato.
Gestire un negozio alimentari per settant'anni e, anche dopo la pensione, nonostante gli acciacchi dell'età e della malattia, preoccuparsi se il tuo prossimo ha mangiato.
Io lo trovo meraviglioso.
Della stessa meraviglia che ha contraddistinto la sua partecipazione alla Corriera dei Nonni Lettori (nella foto lo vedete nel "primo giorno di scuola"), dopo tanti dubbi e incertezze, perché lo stato di salute era quello che era e forse sarebbe stato complicato.
Invece è andata benissimo, e averlo fra i nonni della Corriera è stato uno dei doni più belli che quell'avventura potesse farci.
Buffo rendersi conto che delle persone ciò che ti resta più impresso sono le piccole debolezze, i lati vulnerabili, il fianco scoperto dell'essere persone.
Ci chiamano esseri umani forse proprio per questo, per tutte le volte in cui mostriamo il nostro lato meno perfetto, quello vero, quindi la nostra unicità.
Allora penso a quanto amava fermarsi, alla fine degli incontri di lettura, al tavolo del rinfresco, uno dei suoi habitat preferiti. A come fosse sempre l'ultimo a voler andare via, anche quando io avevo degli impegni e premevo per tornare, perché a quarant'anni non hai capito e hai sempre fretta.
Lui no, stava fino all'ultimo saluto dell'ultimo partecipante e... all'ultimo fiadone o fetta di torta, non disdegnando un bicchierino, "perché bisogna brindare!".
O quando mi diceva in auto non senza orgoglio, durante gli spostamenti per arrivare ai paesi ospitanti gli incontri, quando sfidavamo il Parkinson e certe volte il buonsenso: "Siamo diventati dei giramondo!"
Ancora, quando ci fece piangere di commozione tutti, leggendo la poesia (che trovate nei commenti) che aveva scritto per il suo cane Briciola, venuto a mancare da poco, dopo una vita insieme.
Spesso, ultimamente, ho ripensato a quella frase con cui ci rispondeva, ormai qualche anno fa, tutte le volte che entravamo in negozio a chiedere qualcosa che un piccolo alimentari di un paesino teoricamente non poteva avere:
"Qualcosa c'è..."
sempre con quel sorriso da gatto che ti legge gli occhi e puntualmente ti indovina.
Lo stesso sorriso che mi pare di intravedere stasera, voltandomi verso questo concerto di cicale beffarde fuori alla finestra, in un giorno feroce come solo certi giorni d'estate sanno essere:
"Qualcosa c'è..."
Speriamo, amico mio.
Buon viaggio, giramondo, conoscendoti sarai già su un'astronave con l'insegna Sali e Tabacchi impressa proprio sul razzo propulsore!