01/11/2026
LE LINEE ROSSE DI EISENKOT. E I DIRITTI DEI PALESTINESI?
Ai palestinesi viene chiesto continuamente di superare un esame: condannare, prendere le distanze, dimostrare di essere interlocutori accettabili. Persino quando sono cittadini di Israele, il riconoscimento del loro ruolo politico sembra dipendere dalla disponibilità ad accettare condizioni decise da altri.
Eisenkot chiede ai partiti arabi di riconoscere Hamas come organizzazione terroristica e sostenerne la distruzione. Una condizione che solleva una domanda precisa: che cosa significa, concretamente, “distruzione”? Quali limiti vengono posti all’azione militare? Quali garanzie vengono offerte alla popolazione civile di Gaza?
Condannare gli attacchi contro i civili non può significare concedere un’autorizzazione a colpire un’intera popolazione. Nessun obiettivo militare può giustificare la punizione collettiva. La vita dei palestinesi non può diventare il prezzo di un accordo elettorale.
Fermare Netanyahu, Ben-Gvir e Smotrich è un obiettivo politico che non può chiedere ai palestinesi di rinunciare alla propria voce. Un’alleanza che pretende il loro sostegno deve ascoltare anche le loro richieste: protezione dei civili, fine della guerra, uguaglianza, libertà e fine dell’occupazione.
Le linee rosse devono valere anche quando a essere uccisi sono i palestinesi. Devono difendere un bambino di Gaza, una famiglia minacciata dai coloni, una comunità costretta ad abbandonare la propria terra.
La credibilità di un’alternativa politica si misura anche da questo: dalla capacità di riconoscere ai palestinesi diritti che non dipendano dalla convenienza di una maggioranza.
La libertà palestinese non è una concessione elettorale. È un diritto.