26/03/2026
Prima di recarsi in Svizzera nel luglio 2025 per accedere all’aiuto medico alla morte volontaria, Martina Oppelli aveva fatto una cosa: aveva denunciato la sua azienda sanitaria per tortura e rifiuto di atti d’ufficio.
ASUGI aveva infatti negato a Martina l’accesso alla procedura, benché lei avesse tutti i requisiti stabiliti dalla Corte costituzionale. Gliel’aveva negato non una, ma ben tre volte.
Di fronte a continui dinieghi e ritardi, era stata costretta ad andare in Svizzera, un viaggio reso ancora più lungo e doloroso dalle sue condizioni di salute.
Marco Cappato, Claudio Stellari, Matteo D’Angelo e Felicetta Maltese l’hanno aiutata, rendendo pubblico il loro coinvolgimento già il giorno dopo la morte di Martina e mettendosi a disposizione dell’autorità giudiziaria.
E ad oggi, non risulta alcun procedimento penale nei loro confronti.
Il GIP del tribunale di Trieste ha deciso di archiviare la denuncia di Martina, stabilendo che le valutazioni della commissione medica sono legittime e che non sono stati commessi reati da parte di ASUGI.
Dopo questa decisione, Cappato, Stellari, D’Angelo e Maltese hanno deciso di autodenunciarsi sostenendo che “se la condotta della ASL è considerata legittima, allora la nostra non lo è stata”.
“Se questa condotta da parte della ASL è stata ritenuta legittima, allora è necessario chiarire anche la nostra: abbiamo aiutato Martina a fare ciò che in Italia le è stato impedito nella convinzione che lei rientrasse pienamente nei requisiti per accedere all’aiuto alla morte volontaria in Italia”, ha spiegato Marco Cappato, presidente dell’associazione Soccorso Civile e Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni. “Per questo ora ci autodenunciamo: chiediamo che la magistratura accerti se abbiamo commesso un reato nell’aiutare Martina”.