30/10/2026
🇨🇳💫𝓓𝓲𝓪𝓻𝓲𝓸 𝓯𝓸𝓽𝓸𝓰𝓻𝓪𝓯𝓲𝓬𝓸 𝓭𝓪 𝓙𝓲𝓷𝓱𝓾𝓪💫🇨🇳
𝙑. 𝙁𝙪𝙤𝙧𝙞, 𝙩𝙧𝙖 𝙜𝙡𝙞 𝙖𝙡𝙗𝙚𝙧𝙞 𝙚 𝙨𝙪𝙡𝙡’𝙖𝙘𝙦𝙪𝙖
Ci sono giornate che restano fuori da ogni schema, che si sottraggono alla domanda “che cosa significa?”. Restano, semplicemente, sguardo.
Il sentiero sale tra le colline a nord di Jinhua dentro una foresta f***a e umida, dove la roccia calcarea affiora a tratti. Da qualche parte, sotto i fianchi di quel monte, l’acqua scava gallerie e laghi che nessuno vede. Fuori, in superficie, quella stessa acqua riscende come torrente tra massi rotondi e felci. È lì che si ferma il paese intero (pare) in una qualunque domenica di luglio.
Non ci sono soltanto i ragazzi a cercare refrigerio. Ci sono intere famiglie sedute a metà nell’acqua, sedute su sgabelli pieghevoli, le gambe immerse fino al ginocchio. Ci sono anziani, alcuni scalzi, che risalgono pendii un po’ troppo scoscesi aggrappandosi a radici e sporgenze di roccia, senza bastone o con un semplice ramo raccolto lungo la via, il passo lento ma sicuro di chi è avvezzo a questo tipo di escursioni. I bambini corrono dentro e fuori dalla corrente, gridano, scivolano sui sassi lisci senza che nessuno li richiami: l’acqua bassa e fresca sembra fatta apposta per essere attraversata di corsa.
Il rumore è quello dell’acqua che scorre tra le pietre, delle cicale che non si fermano mai, di voci che si sovrappongono in una lingua di cui nessuno di noi avrebbe potuto comprendere una singola parola. La luce filtra a chiazze tra le foglie e cade sull’acqua a lame, si spezza e si ricompone.
Esiste evidentemente un altro modo di vivere la montagna rispetto alle abitudini occidentali di chi arriva di fronte ad un torrente giusto per il tempo di una passeggiata, di una foto al volo e di immergere velocemente i piedi in acqua prima di rimettere le scarpe e ripartire. Esiste una visione in cui la natura non sembra luogo da osservare, da fuori e con rispetto o distanza, ma uno spazio dentro cui “stare”, per intere famiglie, per pomeriggi interi, senza che nessuno se ne stupisca.
Con l’arrivo ad Hangzhou, dopo i saluti di chiusura del progetto, un altro specchio d’acqua, ben più grande e più immobi