15/08/2026
1. Ancora una volta i grandi centri dello shopping non chiudono per Ferragosto. Non per ragioni di abbondanza ma di miseria diffusa.
2. E’ il tempo del consumismo sfrenato e dei bassi salari. Dello shopping permanente senza contemporaneamente avere mai tempo libero. Paradossi di un sistema in preda alle sue convulsioni.
3. E’ la centralità del consumo, senza che vi sia alcuna centralità della capacità d’acquisto del salario. Al contrario, più si estende la possibilità di consumo, più sembra ridursi la capacità di acquisto del salario da lavoro. Più i centri commerciali stanno aperti, meno salario si produce. Più la merce è ordinabile a qualsiasi ora, in ogni dove, più il lavoro che la produce e la trasporta si impoverisce.
4. Perché la totale disponibilità della merce necessita della disponibilità totale del lavoro: povero, sfruttato a tutte le ore, disorganizzato, usa e getta come la merce che deve servire.
5. “Ce lo chiede l’Europa” è stato il pretesto ideologico tra il 2006 e il 2011 per la liberalizzazione totale degli orari degli esercizi commerciali. In verità la liberalizzazione è stata tutta all’italiana: totale e senza freni. Siamo praticamente gli unici in tutta Europa a questo livello.
6. "Più aperti" non di certo per stare dietro alla "maggiore capacità d’acquisto". Tutto al contrario: i salari sono in picchiata.:
- 1990-2020 l’Italia è l’unico paese OCSE a registrare una variazione negativa dei salari reali medi (-2,9%)
- 2021-2025: i salari perdono un ulteriore 8% (praticamente lavoriamo una mensilità gratis rispetto a prima)
- Dagli anni 90 il patrimonio medio dei 25 milioni di italiani più poveri si è ridotto di più di tre volte, mentre quello dei 50mila più ricchi è più che raddoppiato
- dal 2014 al 2024 le famiglie assistite dalla Caritas sono aumentate del 62,6%; l’Istat rileva che dal 2014 a oggi le famiglie in povertà assoluta sono aumentate del 42,8%;
7. E a loro volta i centri commerciali possono rimanere più aperti solo scambiando continuamente più ore di lavoro per meno salario: solo nel commercio dal 2022, a fronte di un aumento del 16% di produttività, i salari sono crollati del 15%. Fatto 100 l'indice salariale nel settore nel 2011, è sceso a 85 nel 2024.
8. La liberalizzazione ha naturalmente travolto la piccola proprietà di cui “il sistema” si riempie la bocca: 2012-2025 156.000 negozi e attività ambulanti scomparsi nelle città italiane, ¼ del totale. Il tasso medio annuo di desertificazione commerciale è salito al 3,1% nel 2025.
9. E a completare il paradosso, più il paese diventa oggetto del turismo massificato e sfrenato, meno il lavoro impoverito si può permettere le vacanze: 8,4 milioni di italiani rinunciano alle vacanze estive (il 69% per ragioni economiche). Così a Ferragosto, tra caldo e impossibilità a muoversi si chiude il cerchio: il centro commerciale diventa la vacanza che non hai fatto e il climatizzatore che non hai.
10. E’ il Ferragosto dei rapporti di forza sociali che noi non siamo ancora riusciti a cambiare, mentre “loro” li modificano costantemente a proprio favore e contro di noi. E’ il Ferragosto della povertà che si è lasciata dividere, che ha smesso di essere comunità in lotta per ritrovarsi individui a fare shopping. Che odia chi sta peggio e non chi la fa stare peggio. Ma è ancora un Ferragosto di resistenza per tornare presto a gridare: nessuno ferma la rabbia operaia.