29/10/2026
Vi invitiamo alla lettura dell'Introduzione scritta dalla nostra socia 𝑪𝒆𝒍𝒆𝒔𝒕𝒊𝒏𝒂 𝑷𝒆𝒛𝒛𝒐𝒍𝒂 alla rubrica 𝑰𝒏𝒄𝒓𝒐𝒄𝒊, 𝑽𝒂𝒓𝒊𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒊 𝒔𝒖𝒍 𝒕𝒆𝒎𝒂: 𝒍𝒆 𝒑𝒂𝒓𝒐𝒍𝒆 𝒏𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒄𝒍𝒊𝒏𝒊𝒄𝒂.
A più di un secolo dalla talking cure, il nostro mestiere impossibile continua ad apprendersi e a tramandarsi attraverso la parola parlata e ascoltata.
Ma che cosa cogliamo davvero di quella che Di Benedetto chiamava una «partitura segreta» — un testo sonoro affettivo, eseguito dal soggetto parlante a sua stessa insaputa, che va reso in qualche modo ascoltabile?
Pezzola accompagna il lettore dentro la stanza d'analisi seguendo il filo delle parole: le tracce e la loro inevitabile deformazione, il lavoro di tradurre, indovinare, costruire e co-costruire; l'importanza dell'intonazione, delle pause, dei ritmi — la «cura delle parole» di cui scriveva Racalbuto.
«𝐷𝑖𝑣𝑒𝑛𝑡𝑎 𝑖𝑚𝑝𝑜𝑟𝑡𝑎𝑛𝑡𝑒 𝑎𝑙𝑙𝑜𝑟𝑎 𝑠𝑜𝑠𝑡𝑎𝑟𝑒, 𝑎𝑠𝑝𝑒𝑡𝑡𝑎𝑟𝑒, 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑠𝑢 𝑢𝑛𝑎 𝑠𝑜𝑔𝑙𝑖𝑎, 𝑖𝑛𝑡𝑒𝑠𝑎 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑢𝑛 𝑙𝑢𝑜𝑔𝑜 𝑖𝑛 𝑐𝑢𝑖 𝑐𝑖 𝑠𝑖 𝑎𝑓𝑓𝑎𝑐𝑐𝑖𝑎 𝑒 𝑠𝑖 𝑟𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑠𝑜𝑠𝑝𝑒𝑠𝑖, 𝑡𝑟𝑎 𝑠𝑖𝑙𝑒𝑛𝑧𝑖𝑜, 𝑎𝑡𝑡𝑒𝑠𝑎 𝑒 𝑑𝑖𝑠𝑣𝑒𝑙𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜.»
È la cornice della rubrica Incroci, che offre la preziosa opportunità di dare spazio — quasi in presa diretta — a trascrizioni letterali di materiale clinico, commentate da due lettori: un dialogo polifonico, vivo, che apre a significati nuovi e inaspettati.
«E noi lo lasciamo parlare…»
Buona lettura
(𝐑𝐢𝐯𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐏𝐬𝐢𝐜𝐨𝐚𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐢, 𝟐𝟎𝟐𝟔/𝟐, 𝐩𝐩. 𝟑𝟕𝟕-𝟑𝟖𝟓).