Associazione Italiana Persone Down - Grosseto

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Associazione Italiana Persone Down - Grosseto Associazione Italiana Persone con sindrome di Down – Sezione di Grosseto (A.I.P.D)

16/09/2026

DILLO A MILAZZO 24. Riceviamo dall'Aipd di GROSSETO:
Gentile Redazione, scrivo a nome dell'associazione italiana persone Down Grosseto,
Ci stringiamo intorno alla famiglia e al mio caro collega presidente, Roberto Caizzone
Siamo sempre impegnati a far rispettare dei diritti e far vivere una vita degna di essere chiamata tale ai nostri figli e spesso non abbiamo il tempo di vivere i momenti di felicità e di amore che ci regalano, a Roberto dico di ricordare tutte le cose belle che hanno fatto insieme e a me stessa e agli altri genitori della nostra associazione dico di guardare di più dentro i nostri cuori e di rallentare.
Un abbraccio forte
Sara

29/08/2026

Sara Restante, presidente AIPD Grosseto, interviene sul caso della pubblicità: «Mia figlia ha la trisomia 21. Non è “mongola”, è italiana»

29/08/2026

Sono Sara Restante
Intervengo in questa discussione non solo come mamma, ma nel mio ruolo di Presidente di AIPD Grosseto e di Consigliera Nazionale di AIPD.

Parto da una cosa molto semplice: ho chiesto direttamente di correggere quel post e, non essendo stato fatto, ho ritenuto doveroso segnalarlo al Garante della disabilità Montani Diego garante della disabilità del comune di Grosseto Diego Montani. Non è stata quindi la mia prima scelta “pubblicizzare” la vicenda, ma chiedere che venisse corretto un contenuto che ritenevo offensivo.

Sono convinta che Riccardo , presidente della palestra, non avesse alcuna intenzione di offendere le persone con sindrome di Down. Credo che abbia utilizzato quella parola come fanno purtroppo ancora moltissime persone: senza conoscerne davvero il significato e soprattutto la sua origine.

Nel suo video di scuse parla della “perdita del significato” di quella parola. E penso che sia proprio questo il punto: quella parola, nel linguaggio comune, è stata progressivamente utilizzata come insulto, fino a far dimenticare a molti da dove provenga e quale storia abbia alle spalle. Ma il fatto che il significato originario sia stato dimenticato non significa che la parola abbia perso anche il suo peso.

Proprio per questo, secondo me, sarebbe bastato riconoscere l’errore e correggere il post. Non per accusare qualcuno di essere una persona discriminatoria, ma per fare un passo di consapevolezza.

Quello che invece mi ha colpito, e devo dirlo con sincerità, è che alcuni dei commenti successivi sono stati, a mio parere, persino più problematici dell’errore iniziale di Riccardo.

Perché quasi nessuno sembra essersi fermato a chiedersi quale sia realmente il problema.

Si è discusso dell’intenzione, della libertà di fare ironia, del fatto che “si è sempre detto”, del fatto che “non si voleva offendere nessuno”. Ma il problema non è stabilire se Riccardo sia una brava o una cattiva persona. Il problema è capire perché una parola che identifica una condizione legata alla sindrome di Down sia diventata, nel linguaggio comune, un sinonimo di incapacità, stupidità o ridicolo.

E se non riusciamo neppure a cogliere questo punto, allora abbiamo perso completamente il senso della discussione.

Mi dispiace, ma su questo non posso essere d’accordo: “mongolo” non dovrebbe essere utilizzato come insulto o come sinonimo di incapace, stupido o ridicolo. Nemmeno “tra amici al bar”. È un intercalare che io sento continuamente e che considero offensivo, anche quando chi lo pronuncia non ha alcuna intenzione di riferirsi a una persona con trisomia 21.

Usare “mongolo” per indicare una persona proveniente dalla Mongolia è ovviamente corretto. Usarlo per definire negativamente una persona, invece, è un’altra cosa.

Quasi tutti noi ci indigniamo quando vengono utilizzate con accezione negativa parole come “finocchio”, “lesbica”, “negro”, “ciccione”, “nano” e altre espressioni che trasformano una caratteristica, una condizione o un’identità in un’offesa.

Perché “mongolo” dovrebbe essere diverso?

Edoardo, uscendo dal caso specifico, perché riconosco che questo è stato molto probabilmente un errore involontario e dettato dall’ignoranza, non dalla volontà di discriminare, credo però che non possiamo giustificare il sarcasmo o la comicità costruiti sulle caratteristiche genetiche, fisiche o sulle condizioni di altre persone con il fatto che “si è sempre fatto” o che “una volta faceva ridere”.

Lo dico anche assumendomi una parte di responsabilità personale: sono stata anch’io, da ragazza, una persona che ha fatto del bullismo e oggi ne sono profondamente pentita. Proprio per questo so quanto sia importante imparare a guardare le parole e i comportamenti con gli occhi di chi li subisce.

Il “percepito” è cambiato. E dobbiamo essere capaci di cambiare anche noi.

Trovo inoltre fuori luogo la lettera dell’avvocata della palestra, soprattutto perché mi sembra che abbia spostato il focus dalla questione sostanziale — cioè l’utilizzo di una parola che non dovrebbe essere usata come insulto — alla modalità con cui la vicenda è stata affrontata.

Capisco perfettamente che un professionista debba tutelare il proprio cliente. Ma credo che, in questa situazione, sarebbe stato molto più utile valorizzare il fatto che Riccardo aveva già riconosciuto l’errore, si era scusato e aveva rimosso il post, trasformando tutto questo in un’occasione di confronto e sensibilizzazione.

Non credo che nessuno abbia bisogno di essere messo alla gogna.

Ma nemmeno credo che chi solleva una questione di discriminazione debba essere messo sotto accusa per averla sollevata.

Io vorrei un mondo migliore per mia figlia e per tutti i ragazzi e le ragazze con trisomia 21. E credo che questo mondo migliore si costruisca anche attraverso cose apparentemente piccole: una parola che scegliamo di non usare, una battuta che decidiamo di non fare, un errore che abbiamo il coraggio di riconoscere e correggere.

Per questo non considero questa vicenda una “caccia alle streghe” e nemmeno un attacco a Riccardo o alla palestra.

Al contrario, credo che Riccardo abbia avuto il coraggio di chiedere scusa e che da questa vicenda possa nascere qualcosa di positivo, se la usiamo per aumentare la consapevolezza.

Ma proprio perché non penso che ci fosse cattiva intenzione, penso che sia ancora più importante spiegare perché quella parola non va utilizzata in quel modo.

Perché mia figlia è una persona con trisomia 21. Non “mongola” ma italiana.

E forse la responsabilità della mia generazione è proprio questa: non possiamo pretendere che i nostri figli imparino ad accettare le differenze se continuiamo a utilizzare quelle stesse differenze come sinonimo di qualcosa di negativo.

Non è una questione di censurare le parole.

È una questione di scegliere consapevolmente quali parole vogliamo lasciare alle generazioni future.

E io, per mia figlia e per tutti i ragazzi e le ragazze con trisomia 21, vorrei lasciare un linguaggio un po’ più rispettoso di quello che abbiamo ricevuto.

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06/07/2026

Secondo weekend per i nostri ragazzi di AIPD Grosseto 🏡💙🧩

✨Progetto «Passi per il Futuro» di AIPD Nazionale, realizzato con il contributo dell’Otto per Mille della Chiesa Valdese✨

🌟 Nicoletta e Angela protagoniste al Convegno Nazionale AIPD 2026! 🌟Il 12 e 13 giugno, a Padova, si è svolto il Convegno...
15/06/2026

🌟 Nicoletta e Angela protagoniste al Convegno Nazionale AIPD 2026! 🌟

Il 12 e 13 giugno, a Padova, si è svolto il Convegno Nazionale AIPD, un importante momento di incontro, confronto e crescita per tutta la rete associativa.

Siamo orgogliosi di condividere che Nicoletta e Angela, socie e lavoratrici di AIPD Grosseto, hanno partecipato attivamente all’evento svolgendo con professionalità e impegno il servizio di accoglienza dei partecipanti.

La loro presenza rappresenta un esempio concreto di inclusione lavorativa e di valorizzazione delle competenze delle persone con sindrome di Down, dimostrando come il lavoro sia uno strumento fondamentale di autonomia, responsabilità e partecipazione alla vita sociale.

💙 Un sentito ringraziamento a AIPD Nazionale per aver offerto questa importante opportunità e per il costante impegno nella promozione dell’inclusione lavorativa.

💙 Grazie anche a AIDP per l’accoglienza e la collaborazione, che hanno contribuito a rendere questa esperienza significativa e formativa.

Complimenti a Nicoletta e Angela per aver rappresentato con entusiasmo e competenza la nostra associazione!

Nazionale SindromeDiDown Autonomia Partecipazione LavoroPerTutti AIDP Inclusione ValoreDellePersone 💙✨

🎧 🚄 Viaggiare, ascoltare la propria musica preferita, muoversi in libertà. In una parola: Autonomia!Per i ragazzi di AIP...
03/06/2026

🎧 🚄 Viaggiare, ascoltare la propria musica preferita, muoversi in libertà. In una parola: Autonomia!

Per i ragazzi di AIPD Grosseto, imparare a prendere un treno da soli, gestire il proprio tempo e vivere la quotidianità in modo indipendente è un traguardo straordinario. I nostri "Laboratori di Autonomia" servono proprio a questo: a dare gli strumenti per camminare nel mondo con le proprie gambe.

Puoi sostenere i viaggi, le trasferte e le esperienze di crescita dei nostri ragazzi a costo zero. Come? Scegliendo di destinare il tuo 5x1000 ad AIPD Grosseto.

Non è una tassa in più, ma una quota delle tue imposte che lo Stato, su tua indicazione, destina direttamente ai nostri progetti sul territorio. 🌍❤️

✍️ Fai viaggiare l'autonomia:
Inserisci il Codice fiscale 01331850535

Ieri gli esploratori hanno passato un fantastico pomeriggio al parco 🌳🌿🌸🌼🌱
20/05/2026

Ieri gli esploratori hanno passato un fantastico pomeriggio al parco 🌳🌿🌸🌼🌱

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16/05/2026

Due persone speciali per il loro 50esimo anniversario di matrimonio, hanno scelto di non farsi regalare cose materiali ma donazioni a sostegno dei nostri progetti, un immenso grazie di cuore da tutti noi.

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Ieri sera abbiamo festeggiato il diciottesimo compleanno della nostra amica Mariachiara, organizzandogli una super festa a sorpresa nel nostro ristorante preferito 🍔🌭🍟 BUON COMPLEANNO MARI💗💗💗

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Via Inghilterra 45
Grosseto
58100

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