25/08/2026
“Una scuola può tutto!”
Simonetta, ci manchi ♥️
“Non è giusto, c’era ancora così tanto da fare”. Pare che queste siano state le ultime parole di Simonetta Salacone pronunciate il giorno della sua morte, il 21 gennaio del 2017. Aveva sessantatré anni, Simonetta, e un passato come insegnante e poi direttrice dell’istituto Iqbal Masih di Roma. C’era tanto da fare, per Simonetta: lei non era stata un’insegnante come le altre. Perché la scuola e l’insegnamento, per lei, non erano mai stati solo una fonte di reddito, un’occupazione come altre. Insegnare era una missione, un laboratorio, il fondamento stesso della società del domani. E la scuola non era quattro mura all’interno delle quali farcire di nozioni i ragazzi ed educarli al rispetto cieco delle gerarchie. Ma un luogo di partecipazione dove insegnanti, genitori e alunni avrebbero potuto imparare il valore dello scambio, della partecipazione, del confronto. Tutto questo in un istituto del quartiere Casilino, nella periferia romana. Le stesse opportunità che le erano state negate quando p***e il padre e scoprì la differenza tra essere orfana e essere figli di genitori benestanti. Che scuola è quella che educa ad accettare differenze simili? Che scuola è quella che non dà a chiunque la possibilità di sviluppare personalità, interessi, passioni? Allora ecco che la sua, di scuola, all’insegnamento alternava le feste, le cene, le raccolte fondi, le mobilitazioni contro lo sgombero di famiglie con bambini di ogni nazionalità. Inutile dire che un atteggiamento simile la mise nel mirino delle istituzioni. Simonetta fece una strenua opposizione a tutte le cosiddette riforme della scuola: mobilitò insegnanti, cuochi, bidelli, gli studenti e i loro genitori. E poi il caso che la fece arrivare in prima pagina: nel 2009 rifiutò di far rispettare il minuto di silenzio per i militari morti in Afghanistan, in netta polemica con la ministra Gelmini. “Non è stata una scelta polemica ma pedagogica. In ogni caso una vera missione di pace va fatta con dottori e insegnanti non con i militari”, disse.
Questa era Simonetta Salacone.
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Con un linguaggio adeguato a bambine e bambini raccontiamo questa storia in C’era una (Ri)volta. Lo trovate seguendo il link nel primo commento.