28/10/2026
GIOVANNA BOTTERI: SILVIA HA DUE LAVORI E SETTE EURO SUL CONTO, È LEI IL CUORE DELL’ITALIA
“Silvia lavora, paga le tasse, cresce i figli. Ha un posto fisso, ma per farcela deve avere anche un secondo impiego. Sul conto ha sette euro e si considera fortunata perché ha un lavoro, una casa e la possibilità di andare avanti. I figli la vedono consumata dalla fatica e si preoccupano.
Quando incontro donne come lei provo un rispetto immenso. Silvia è l’Italia: un Paese sostenuto da milioni di donne che affrontano difficoltà enormi senza rinunciare alla speranza. Il loro coraggio riceve un riconoscimento troppo piccolo rispetto a quello che dà a tutti noi.
Per capire questo Paese ho scelto di ascoltarle. Nel mio libro Soffiando nel vento. Donne che non si arrendono raccolgo storie che mi aiutano a guardare oltre le convinzioni con cui arrivo a un incontro. Continuo a fare la cronista: entro nelle case, ascolto, cerco di comprendere.
Mirella Alloisio mi colpisce per la sincerità con cui parla della paura e ammette di non sapere se avrebbe resistito alle torture senza tradire le compagne. In quella fragilità riconosco una forza straordinaria, lontana dalla retorica.
A Taranto, Carlotta convive con una malattia grave e desidera diventare infermiera nel reparto in cui viene curata. Vuole mettere la propria esperienza al servizio degli altri. Dalia sceglie di destinare il risarcimento di un gravissimo incidente alle Cucine Popolari e ad altre organizzazioni. Sono gesti che raccontano una capacità di dare che mi commuove.
Ascolto anche chi si sente dimenticato dalla politica, lontano dal potere e dai salotti. Comprendere queste persone non significa condividere ogni loro idea: significa prendere sul serio la loro vita.
È questo che chiedo al giornalismo. Le tecnologie, anche l’intelligenza artificiale, sono strumenti preziosi, ma non possono sostituire l’ascolto. Dietro un salario insufficiente o il prezzo del carburante ci sono persone, famiglie, scelte difficili.
Vengo da Trieste, una città di confine che mi ha insegnato a guardare anche dall’altra parte. Per raccontare davvero qualcuno bisogna fermarsi, ascoltare e accettare di non sapere tutto. È da lì che comincia il mio lavoro.”