29/06/2026
MARIO KALBY: UNA IMPRONTA LEGGERA (XD Magazine Giugno - luglio)
Ci ha lasciati, dopo 70 anni ben spesi, il 15 maggio 2026, Mario Kalby. Ornitologo di chiara fama, divulgatore, attivista, per me, un amico, oltre che un maestro. Potrei ricordare Mario per i suoi meriti scientifici, la sua attività divulgativa e didattica, le sue importanti pubblicazioni, per essere stato tra i fondatori dell’Associazione Studi Ornitologici dell’Italia Meridionale, per le sue battaglie come ambientalista fin da giovane, la sua collaborazione con il Dipartimento di Zoologia della Federico II guidato dal prof. Milone, per l’aver fondato a Montella il Centro Recupero Rapaci, il Centro di Monitoraggio Ambientale dei Monti Picentini e il Centro di Educazione Ambientale, a Nusco il Centro della Biodiversità e a Luogosano, infine, il Centro di Educazione Ambientale del Calore. Potrei continuare ad elencare i suoi meriti e le sue innumerevoli collaborazioni, ma Mario mi diceva che se avevo una qualità era quella della sintesi. Ci proverò. In 60 battute.
Salernitano di origine, irpino per meriti sul campo, per noi che amiamo la montagna, la natura, i boschi, Mario è stato il maestro che ci guidava alla scoperta dell’aquila reale, del lupo, della lontra. Era anche quel tipo a cui portare gli animali selvatici feriti e, stai sicuro, avrebbe fatto di tutto per salvarli insieme al suo amico, il veterinario Sabatino Troisi.
Il professor Kalby, infine, è stato anche l’esempio, la testimonianza, di come una persona di comprovata onestà e dedizione possa essere fraintesa e il suo onore ingiustamente macchiato, ma di come si possa risorgere e rimettersi in gioco; anche se, determinate ferite inflitte, hanno certo pesato sulla sua anima e, quindi, sul suo corpo.
La prima volta incontrai Mario circa venti anni fa per una intervista ai tavoli de Il Gargone, un locale lungo l’Ofantina, vicino Nusco, ora abbandonato. Era un tipo smilzo, capelli radi, occhiali. Me lo aveva presentato il compianto Antonio Prudente che si era interessato a tutte le attività che aveva creato a Nusco. Mario voleva segnalare il problema della nidificazione di una coppia di aquile reali disturbata dal taglio di alcuni boscaioli e facemmo un articolo in cui, senza mezzi termini, citava enti che in quel momento erano anche suoi datori di lavoro e che, secondo lui, avevano sbagliato ad autorizzare il taglio in quel periodo e avrebbero dovuto aspettare alcuni mesi, quando il piccolo si sarebbe involato. Mi colpì, Mario, per la sua profonda conoscenza di tutti gli aspetti della nidificazione, per la passione che ci metteva nella sua denuncia, per l’assoluta mancanza di interesse personale e per il suo amore unico per gli animali, come fossero una parte di sé. Non era distaccato come molti altri naturalisti o ambientalisti che avevo incontrato, né cercava passerelle. Da allora è stata la mia fonte privilegiata per ogni articolo sull’ambiente. Mi ricordo, nelle passeggiate che abbiamo fatto in montagna, che portava con sé nelle sue scatole gli uccellini che curava perché non poteva lasciarli al Centro Rapaci: essendo da solo ad occuparsene avrebbe rischiato di perderli. È stato un incontro illuminante. Mario Kalby ci ha insegnato l’importanza del lasciare delle impronte il più leggere possibile sulla terra, senza necessariamente affermare il proprio ego, ma mettendosi al servizio dell’alterità, di ciò che potremmo facilmente dominare, ma invece dobbiamo rispettare.
Su XD ci ha parlato del lupo e dell’aquila reale. Avrebbe voluto parlare della lontra che era il simbolo del CEA di Luogosano, un altro suo luogo dell’anima. Gliene è mancata l’occasione, la forza. Sarà per un’altra volta Mario. Ti vogliamo bene.
A cura di Virginiano Spiniello. On line pag. 29 su https://www.calameo.com/read/005892959606d2def592f