23/06/2026
GIAMBATTISTA VICO E IL POTERE VICEREALE
Il rapporto tra Giambattista Vico e il potere vicereale a Napoli è stato strategico. Per un intellettuale dell'epoca, legarsi alla corte vicereale era l'unico modo per ottenere protezione, incarichi accademici e prestigio pubblico. Una delle relazioni più importanti fu quella con il viceré spagnolo Luis de la Cerda, duca di Medinaceli, fondatore di un'accademia illustre nel Palazzo Reale in cui Vico entrò a far parte, trovando un ambiente culturale vivo e stimolante.
Grazie a questo legame, ottenne nel 1699 la cattedra di professore di retorica all'Università di Napoli, un incarico fondamentale per la sua carriera e per la sua vita privata, dovendo provvedere al sostentamento di una numerosa prole.
Nel 1701 a Napoli scoppiò la congiura di Macchia. Un gruppo di nobili napoletani tentò di cacciare gli spagnoli per consegnare il regno all'Austria, ma la rivolta fallì e il viceré Medinaceli incaricò ufficialmente Vico di scrivere la storia dell'evento.
Fu composta il "De parthenopea coniuratione" (La congiura dei principi napoletani) che servì come propaganda politica per difendere la legittimità del governo vicereale spagnolo e descrivere i congiurati come traditori incapaci.
Nel 1707 il potere a Napoli passò dai viceré spagnoli a quelli austriaci. Vico si adattò rapidamente al cambiamento politico per mantenere il suo ruolo pubblico.
( tratto da : https://www.treccani.it/enciclopedia/giambattista-vico_%28Enciclopedia-Italiana%29/;
https://it.wikipedia.org/wiki/Congiura_di_Macchia
Statua di Giambattista Vico nella Villa Comunale di Napoli )