08/10/2026
IL 118 NON PUÒ FARE A MENO DI LORO
Soccorritori, autisti soccorritori e volontari: non sono figure accessorie.
C’è una discussione che ritorna continuamente nel mondo dell’emergenza:
chi conta davvero in ambulanza?
Medico?
Infermiere?
Soccorritore?
Autista soccorritore?
Volontario?
La risposta corretta, però, non dovrebbe essere una classifica.
Perché il soccorso preospedaliero è un sistema.
E questa non è soltanto la posizione di una pagina che difende il volontariato.
È quanto emerge anche da un recente approfondimento della SIIET – Società Italiana degli Infermieri di Emergenza Territoriale, intitolato:
“Il 118 non può fare a meno di loro”.
COSA DICE SIIET
SIIET prende in esame il ruolo del personale non sanitario e, in particolare, di:
* soccorritori;
* autisti soccorritori;
* volontari;
* dipendenti.
E mette nero su bianco una cosa importante:
definirli semplicemente “non sanitari” descrive ciò che non sono, ma non descrive ciò che fanno.
Nel sistema di emergenza queste figure svolgono infatti funzioni fondamentali:
* conduzione del mezzo in emergenza;
* sicurezza e posizionamento dell’ambulanza;
* valutazione dei pericoli sulla scena;
* trasporto e preparazione dei presidi;
* avvio della rianimazione;
* utilizzo del DAE secondo formazione e protocolli;
* mobilizzazione del paziente;
* comunicazione con la Centrale Operativa;
* supporto all’équipe sanitaria.
E SIIET lo dice in maniera ancora più netta:
“Non sono figure accessorie.”
Sono parte del funzionamento del soccorso di base e rendono operativi anche i mezzi a leadership infermieristica e medica.
VOLONTARIO O DIPENDENTE?
Ed è qui che il documento diventa particolarmente interessante per chi, come noi, parla di volontariato.
SIIET non mette volontari e professionisti uno contro l’altro.
Al contrario, sottolinea che il problema non deve essere trasformato in una guerra tra categorie.
Il tipo di contratto, i diritti e le tutele devono essere regolamentati correttamente.
Ma lo standard di sicurezza richiesto al soccorritore non dovrebbe dipendere dal fatto che sia volontario oppure dipendente.
A fare la differenza devono essere:
selezione.
formazione.
addestramento.
certificazione.
mantenimento delle competenze.
Questa è una distinzione fondamentale.
Difendere il volontariato non significa difendere un soccorso senza formazione.
Significa chiedere che chi opera nel sistema sia formato, addestrato, valutato e mantenuto competente, indipendentemente dal proprio status contrattuale.
E LA COMPOSIZIONE DELL’EQUIPAGGIO?
Anche qui il materiale SIIET è molto interessante.
Una revisione scientifica pubblicata nel 2026 ha analizzato la letteratura sulla relazione tra composizione degli equipaggi preospedalieri e mortalità.
Sono stati inclusi 25 studi, provenienti da diversi sistemi sanitari internazionali.
Il risultato?
La letteratura disponibile non identifica un unico modello universalmente superiore.
La composizione dell’equipaggio è una variabile importante, ma gli esiti sono influenzati anche da:
* rapidità della risposta;
* riconoscimento dell’emergenza;
* inizio della RCP;
* disponibilità del DAE;
* tempo alla defibrillazione;
* qualità delle manovre;
* protocolli;
* formazione;
* esperienza;
* integrazione tra le diverse competenze;
* continuità delle cure.
Quindi la domanda non dovrebbe essere:
“Quale divisa è migliore?”
La domanda dovrebbe essere:
“Quale organizzazione riesce a portare le competenze necessarie al paziente nel momento in cui servono?”
E C’È UN ALTRO PASSAGGIO CHE MERITA ATTENZIONE
In un altro documento pubblicato recentemente, SIIET interviene sul nuovo modello 118 della Sicilia.
E anche qui il principio è interessante:
le professioni devono essere riconosciute per competenze, autonomia e responsabilità.
SIIET sostiene, ad esempio, che un mezzo con infermiere debba essere correttamente classificato come mezzo di soccorso avanzato, distinguendo il livello di composizione dell’équipe senza creare gerarchie artificiali tra professionisti.
E critica anche l’utilizzo di termini generici come “parasanitario”, chiedendo che ogni figura venga identificata con chiarezza per ruolo, competenze e responsabilità.
Il concetto è semplice:
non servono gerarchie di prestigio.
servono competenze riconosciute e responsabilità chiare.
ALLORA QUAL È IL PUNTO?
Il punto è che il 118 non funziona grazie a una singola professione.
Funziona quando:
la Centrale riconosce il bisogno;
l’equipaggio arriva rapidamente;
ogni componente sa cosa deve fare;
le competenze sono definite;
i protocolli sono chiari;
le diverse professionalità collaborano;
il paziente riceve la risorsa giusta nel momento giusto.
E questo vale per il medico.
Vale per l’infermiere.
Vale per il soccorritore.
Vale per l’autista soccorritore.
E vale anche per il volontario, quando adeguatamente formato e inserito nel sistema secondo le regole previste.
NON È UNA GUERRA TRA DIVISE
La nostra pagina non nasce contro i professionisti.
Nasce per difendere una cosa molto più semplice:
il valore del soccorso.
Un volontario formato non deve essere considerato un professionista sanitario.
Un infermiere non deve essere considerato un medico.
Un medico non deve essere considerato un infermiere.
Un autista soccorritore non deve essere considerato un infermiere.
Ma nessuno deve essere considerato inutile solo perché appartiene a una categoria diversa.
Le competenze sono diverse.
Le responsabilità sono diverse.
La formazione è diversa.
Ma il paziente è lo stesso.
E davanti a un’emergenza non servono guerre tra categorie.
Serve una squadra.
STESSO OBIETTIVO.
STESSA SQUADRA.
COMPETENZE DIVERSE.
UNA SOLA PRIORITÀ: IL PAZIENTE
Fonti principali
SIIET – “Il 118 non può fare a meno di loro”, Approfondimento 05/2026.
SIIET – “Il 118 è un sistema: due nuovi approfondimenti”.
Rubino A. et al., “Prehospital team composition and mortality: a scoping review”, Emergency Care Journal, 2026;22(2). DOI 10.4081/ecj.2026.14925.
SIIET – “118 Sicilia: un sistema moderno non può fondarsi su linguaggi e gerarchie del passato”.
Documento SIIET: Il 118 è un sistema
Studio scientifico sulla composizione degli equipaggi