14/10/2026
A volte certe parole sono più difficili di altre da dire. E forse questo è uno di quei post che si fa un po’ più fatica a scrivere.
Salutare una collega con cui abbiamo condiviso tanto non è semplice, soprattutto quando quella collega è stata una presenza importante, nelle giornate leggere e in quelle decisamente più complicate.
Come già sai, l’educatore può ricoprire tante mansioni ogni giorno, ma è il modo in cui lo si fa che poi fa la differenza. In comunità si crea qualcosa che è difficile da spiegare agli altri, e tu ne sei l’esempio più evidente.
Hai saputo prenderti cura delle persone che hai incontrato e, nel tuo modo, anche di chi ha lavorato al tuo fianco. Hai consigliato ma hai saputo anche rimanere in silenzio, quando l’unica cosa da fare era esserci, e basta.
La foto che accompagna queste parole non è casuale. Sono le tele che hai dipinto per l’equipe, ispirate al kintsugi: l’arte giapponese di riparare gli oggetti rotti con l’oro.
Ci piace pensare che sia un po’ quello che facciamo ogni giorno in questo lavoro: raccogliere pezzi, custodire crepe, provare a ricomporre.
E forse queste tele raccontano anche qualcosa di te e del segno che lasci qui: non tutto resta uguale, ma qualcosa rimane.
Grazie per il tempo condiviso, per le risate, per le discussioni, per le idee, per la professionalità e soprattutto per il cuore che hai messo sempre in tutto.
Questo è un grazie grande, di quelli che meritano più di qualche riga.
Ti auguriamo di custodire quella parte di te che non ha mai avuto bisogno di essere costruita, perché è proprio lì che sta la tua forza più bella.
Buona strada Michela, la tua equipe 🤍