14/08/2026
I CPR SONO INCOMPATIBILI CON LA DEMOCRAZIA. CHIUDIAMOLI.
Un giovane tunisino è morto nel CPR di Palazzo San Gervasio.
Chiediamo che sia fatta piena luce su quanto accaduto e che ogni responsabilità venga accertata. Ma non possiamo accettare che, ancora una volta, tutto si esaurisca nella cronaca di una morte.
Perché sappiamo cosa sono i CPR.
ARCI, insieme alle organizzazioni del Tavolo Asilo e Immigrazione, è entrata in quei luoghi, li ha visitati e ne ha denunciato più volte le condizioni, incompatibili con la dignità umana e con i principi di una democrazia. Lo abbiamo fatto anche a Palazzo San Gervasio.
Abbiamo visto persone private della libertà senza aver commesso alcun reato, costrette a vivere in condizioni degradanti e disumane. D’estate, con temperature che possono raggiungere i 45 gradi, persino l’acqua diventa calda e i pasti sottovuoto si surriscaldano al sole.
Non lo scopriamo dopo questa morte. Lo denunciamo da anni.
Ma il problema non sono soltanto le condizioni materiali.
Anche un CPR migliore resterebbe, per noi, un luogo ingiusto.
Privare una persona della libertà per un’irregolarità relativa alla propria condizione giuridica sul territorio è un’aberrazione.
L’irregolarità amministrativa non è un crimine. Migrare non è un crimine.
I CPR sono il prodotto di una politica che da troppo tempo trasforma l’immigrazione in strumento di propaganda: alimenta paure, criminalizza le persone straniere e costruisce consenso sull’idea che la sofferenza di alcune persone possa essere una risposta ai problemi del Paese.
A questa idea ci opponiamo radicalmente.
La dignità umana non può dipendere dalla provenienza, dal colore della pelle o dal possesso di un documento.
Il CPR di Palazzo San Gervasio non deve essere migliorato. Deve essere chiuso.
E con esso deve finire la stagione della detenzione amministrativa: una politica che criminalizza una condizione umana e giuridica invece di governare la mobilità attraverso diritti, accoglienza, inclusione e canali regolari di ingresso.