28/10/2026
Africo, provincia di Reggio Calabria, sull'Aspromonte. Il 4 settembre 1928 parte da Reggio una piccola comitiva guidata da Umberto Zanotti Bianco. Per arrivare in paese servono sei ore di mulattiera. Lui pianta una tenda e resta lì.
Quello che trova lo mette per iscritto. Case che chiama "povere tane buie e sconsolate", a volte senza qualche parete, senza mobili, con famiglie e animali sotto lo stesso tetto. Gozzo, malaria, bambini denutriti. Niente ponti, niente acqua potabile, niente luce. In più la tassa sulle capre e il divieto di macinare con i mulini a palmenti.
E il pane. Il grano scarseggiava, così si impastava farina di legumi: lenticchie, cicerchia, orzo. Poco nutriente, ammuffiva in fretta. Zanotti Bianco ne spedisce dei campioni agli amici. Il medico Bartolomeo Gosio lo analizza e chiude così: "Veramente il nome di pane è, pressoché, improprio".
Un pezzo arriva nello studio di Giustino Fortunato. C'è anche Giorgio Amendola, che cinquant'anni dopo lo racconta sull'Unità: "una pietra nera e dura, fatta con il mischio, farina di lenticchie, di cicerchia e d'orzo". Ricorda soprattutto la commozione di Zanotti Bianco. Fortunato invece lo scrive in una riga: "Il pane di Africo era il pane di tutto il meridione d'Italia prima del '60".
Da quell'inchiesta nascono un asilo ad Africo e uno nella frazione di Casalnuovo, un ambulatorio, una cucina per i più poveri.
Il paese vecchio non c'è più: dopo l'alluvione del 1951 è stato svuotato, e oggi Africo sta sul mare.
Fonte: africo.net, l'Unità, Artribune, meravigliedicalabria,