11/08/2026
E' davvero singolare che ci sia qualche persona che preferisce la foto di destra, in nome di una presunta sicurezza mai di fatto garantita.
Prendiamo il caso Sellustra, ieri il Direttivo CTS AGIRE ha scritto ai 50 consiglieri e consigliere della Regione Emilia Romagna per:
1. sospendere e riesaminare i tagli estesi nei tratti montani/pedemontani in assenza di una verifica idraulica di asta;
2. pubblicare per ogni intervento obiettivi, scenari modellati e impatti attesi a valle;
3. rivedere il processo di approvazione degli interventi per i fiumi romagnoli, coinvolgendo AdbPo, ARPAE, AIPO oltre alla Protezione Civile;
4. attivare monitoraggi ex ante ed ex post su livelli, velocità, erosione spondale e morfologia, trasporto di materiale legnoso, vegetazione, costi e biomassa asportata.
"Il Direttivo di CTS AGIRE vi sottopone una segnalazione che riguarda direttamente la sicurezza delle comunità romagnole. Chiediamo di approfondire il progetto Cod. 20199 - Caso Sellustra. Per fare ciò, è fondamentale distinguere la manutenzione necessaria dalla rimozione estesa della vegetazione viva e radicata nei tratti naturali a monte, e di dimostrare, prima di intervenire, che ogni taglio riduca il rischio complessivo lungo l’intera asta fluviale, non soltanto il livello locale.
La stessa Regione, nelle Linee guida approvate con DGR 1919/2019, rappresenta con estrema chiarezza il problema: la vegetazione può innalzare localmente i livelli, ma produrre effetti positivi nei tratti a valle; la sua rimozione può invece rendere il deflusso della piena più veloce verso valle, con livelli sensibilmente maggiori. Le Linee guida richiedono inoltre di leggere il corso d’acqua per tratti omogenei, considerare l’equilibrio dell’intera asta e scegliere tra intensità di intervento differenti, compreso il “nessun intervento”. Il taglio selettivo intenso fino al 70% è una possibilità, non una regola generale.
Nei pressi di ponti, strozzature, opere idrauliche e tratti urbani o arginati può essere indispensabile rimuovere legname morto o instabile e garantire la sezione di deflusso. Ma il materiale legnoso mobile che può occludere un ponte non coincide con la vegetazione viva e radicata: i due problemi devono essere distinti. Nei tratti non arginati montani e pedemontani, dove esistono ancora spazi di espansione e laminazione, ridurre sistematicamente la scabrezza può accelerare la propagazione dell’onda di piena e trasferire più rapidamente il problema verso i centri abitati di pianura. La letteratura scientifica conferma che la scabrezza ripariale influenza velocità di propagazione, forma dell’idrogramma e picchi di piena; l’effetto finale dipende però da morfologia, pendenza, aree golenali e sincronizzazione delle onde. Proprio per questo servono modellazioni idrauliche di asta, non percentuali standard.
Da valutare anche, nel tratto sottoposto ad intervento, l’eventuale aumento dell’erosione spondale che può avere effetti disastrosi anche a valle e subito a monte della zona del taglio. Nella Val Savena è stato visto proprio questo: imponenti fenomeni di erosione spondale lungo il fondovalle Savena (con interruzione della viabilità), in Via del Paleotto (con interruzione della viabilità) e presso il parcheggio al Ponte delle Oche con crollo della gabbionata di contenimento.
Ricordiamo che l’occlusione della luce dei ponti, in seguito ad eventi alluvionali, è causata da legno morto già presente in alveo; il taglio della vegetazione viva non evita che il legno morto finisca sui piloni dei ponti, anzi mancando la griglia viva, costituita dai boschi ripariali, è più probabile che il legno morto fluitato dalla corrente di piena finisca sui ponti.
Il caso del torrente Sellustra è emblematico. La documentazione in nostro possesso relativa al progetto Cod. 20199 descrive oltre 10 km di intervento, quasi 24 ettari, taglio selettivo intenso fino al 70% e circa 4.081 tonnellate di legname destinate a biomassa energetica. Non affermiamo che la valorizzazione del legname sia di per sé illegittima; chiediamo però che la convenienza del cippato non possa mai sostituire la dimostrazione del beneficio idraulico. Nei materiali esaminati non abbiamo individuato una modellazione pubblica “con intervento/senza intervento” sull’effetto a valle: se esiste, chiediamo che venga resa disponibile.
Anche sul piano delle competenze la normativa regionale è chiara: i Programmi devono essere fortemente interdisciplinari, con competenze idrauliche, ambientali e forestali, e il quadro del rischio deve essere costruito sulla pianificazione distrettuale. La firma del tecnico forestale, prevista per i progetti di manutenzione, è necessaria ma non può esaurire una decisione di sicurezza idraulica. Nel gruppo interdisciplinare che elaborò le stesse Linee guida sedevano anche Autorità di bacino, ARPAE, AIPO e strutture di difesa del suolo."
Facendo riferimento all’obiettivo di “Ripristino della connettività naturale dei fiumi e delle funzioni naturali delle relative pianure alluvionali” (art. 9)
Che cosa prevede il Regolamento 2024/1991
FASE 1 - Preparazione del PNR (Art. 14)
La NRL include requisiti obbligatori relativi alla preparazione dei piani, come la realizzazione del monitoraggio e della ricerca pertinenti, che aiuteranno a identificare le misure di ripristino necessarie da attuare (articolo 14). Durante la fase di preparazione, dovranno anche essere identificate le sinergie con le politiche pertinenti, che dovranno essere prese in considerazione durante la preparazione dei piani.
FASE 2 – Redazione del PNR (Contenuti del PNR art. 15)
La NRL include anche una serie di requisiti obbligatori relativi alla redazione dei piani, tra cui la descrizione delle misure di ripristino, la quantificazione delle aree da ripristinare, le modalità di finanziamento delle misure, ecc. Seguendo l'approccio di gradualità, i piani dovranno includere informazioni dettagliate sulle misure previste entro il 2032 e una panoramica più strategica delle informazioni richieste per il periodo fino al 2050.
Ai sensi dell'articolo 14, gli Stati membri devono procedere come segue per specifici ecosistemi:
* Per il ripristino degli ecosistemi terrestri, costieri, d'acqua dolce e marini: quantificare la superficie da ripristinare. Si tratta dei tipi di habitat elencati nella Direttiva Habitat e degli altri habitat marini elencati nell'Allegato II del regolamento. Gli Stati membri devono, inoltre, pianificare la rimozione delle barriere fluviali nei loro piani di gestione dei bacini idrografici ai sensi della Direttiva quadro acque.
In particolare per quanto riguarda l'ARTICOLO 9 - RIPRISTINO DELLA CONNETTIVITÀ NATURALE DEI FIUMI E DELLE FUNZIONI NATURALI DELLE RELATIVE PIANURE ALLUVIONALI, gli Stati membri devono fare un inventario delle barriere artificiali che ostacolano la connettività dei fiumi e delle acque di superficie e quindi identificare le barriere che devono essere rimosse per contribuire a raggiungere gli obiettivi dell'articolo 4 (Ripristino degli ecosistemi terrestri, costieri, d'acqua dolce e marini) e a ripristinare almeno 25.000 km di fiumi nell'UE entro il 2030. Devono quindi rimuovere le barriere individuate, concentrandosi principalmente su quelle obsolete, adottare le misure complementari pertinenti e garantire il mantenimento della connettività naturale dei fiumi.
Le misure fondamentali (indispensabili) di ripristino della connettività naturale dei fiumi e delle funzioni naturali delle relative piane alluvionali (Art. 9) sono:
- Ristabilire i meandri dei fiumi e ricollegare i meandri isolati artificialmente o le lanche.
- Rimuovere le barriere longitudinali e laterali, quali argini e dighe; dare maggiore spazio alle dinamiche dei fiumi e ripristinare i tratti fluviali a scorrimento libero.
- Rinaturalizzare gli alvei dei fiumi, i laghi e i corsi d'acqua di pianura, per esempio rimuovendo gli elementi di correzione artificiale del corso degli alvei, ottimizzando la composizione del substrato, migliorando o sviluppando la copertura degli habitat.
- Ripristinare i processi di sedimentazione naturale.
- Stabilire zone ripariali, quali foreste ripariali, fasce tampone, prati o pascoli.
Non ci pare proprio che quanto progettato sul Sellustra e le azioni previste siano in linea con quanto sta facendo il MASE e Ispra nella redazione del PNR. Pertanto sarà nostra cura segnalare a Ispra l'operato della RER.