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Circolo Proudhon Bari Chiunque riunisca queste tre condizioni è politicamente capace.”

“Possedere capacità politica, significa avere coscienza di se stesso come membro della comunità, proclamare l’idea che deriva da questa coscienza, e perseguirne la realizzazione. A chi sa per certo che “un tram che si chiama desiderio” non potrà mai essere il 98 barrato, a chi sotto sotto dubita che la “dottrina Monroe” consista nell’andare a letto con più persone possibile, a chi è sicuro che il termine “cubista” non valga solo per qualche esibizionista da locali notturni, a chi sospetta che dietro la “teoria delle stringhe” ci sia qualcosa di più che una lezione su come allacciarsi bene le scarpe; a chi crede che New York , americanità e avanguardia abbiano formato una cosa sola e che artisti come Jackson Po***ck, Frank Lloyd Wright e Andy Warhol ne siano stati i profeti. A tutti loro è dedicato questo libro, ambientato in un Paese ribelle per vocazione, estraneo sin dalla nascita a concetti europei quali “élite” o “cultura” e il cui cuore narrativo è quello indicato dallo scrittore Jim Thompson come l’unica trama possibile: “le cose non sono quello che sembrano”.

Cultura Inquieta Libertaria 𝐃𝐚 𝐝𝐨𝐯𝐞 𝐢𝐧𝐢𝐳𝐢𝐚𝐫𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐜𝐚𝐩𝐢𝐫𝐞 𝐥’𝐀𝐧𝐚𝐫𝐜𝐡𝐢𝐚Non poche volte, in messenger mi giungono richieste da...
16/04/2026

Cultura Inquieta Libertaria
𝐃𝐚 𝐝𝐨𝐯𝐞 𝐢𝐧𝐢𝐳𝐢𝐚𝐫𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐜𝐚𝐩𝐢𝐫𝐞 𝐥’𝐀𝐧𝐚𝐫𝐜𝐡𝐢𝐚
Non poche volte, in messenger mi giungono richieste da parte di coloro che intendono approfondire la filosofia anarchica, l'anarchia come forma di governo, l'anarchismo come stile di pensiero e vita.
Una Cultura in questo senso non può stabilirsi su pochi testi, in primo luogo perché il ventaglio di offerte informative è immenso e gli autori, soprattutto quelli presentatisi sullo scenario politico negli ultimi 50 anni, sono tantissimi e provengono da esperienze multidisciplinari.
Tuttavia, per iniziare un processo di indagine nel mondo dell'antagonismo anticapitalista prima, e quello antifascista poi, perché da questi mondi nasce l'Anarchismo, posso suggerire i fondamentali, che potete lèggere più sotto.
Inoltre, posso suggerire due riviste periodiche: "Umanità Nova", storico giornale dell'area anarchica; "Semi sotto la neve" opuscolo bimensile molto ben curato per quanto concerne il resoconto delle esperienze "vive" anarchiche.
Troverete indicazioni per un eventuale abbonamento, cercando anche su facebook le pagine dedicate a questi due periodici.
𝑳𝙞𝒔𝙩𝒂 𝒅𝙞 𝙩𝒆𝙨𝒕𝙞
Non serve una lista sterminata di titoli, ma un primo nucleo di letture fondamentali, capace di mostrare che l’Anarchismo non è una pulsione confusa contro l’ordine, bensì una delle più radicali e coerenti filosofie politiche della modernità.
Un autore importante da avvicinare è 𝗪𝗶𝗹𝗹𝗶𝗮𝗺 𝗚𝗼𝗱𝘄𝗶𝗻, con la sua 𝗥𝗶𝗰𝗲𝗿𝗰𝗮 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗮 𝗴𝗶𝘂𝘀𝘁𝗶𝘇𝗶𝗮 𝗽𝗼𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗮. Non è il testo più agevole per chi parte da zero, ma è una radice essenziale, perché mette già in questione il governo come principio morale e politico, aprendo la strada a una critica razionale dell’autorità.
Con 𝗣𝗶𝗲𝗿𝗿𝗲-𝗝𝗼𝘀𝗲𝗽𝗵 𝗣𝗿𝗼𝘂𝗱𝗵𝗼𝗻, soprattutto attraverso 𝗖𝗵𝗲 𝗰𝗼𝘀’𝗲̀ 𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗿𝗶𝗲𝘁𝗮̀?, si entra invece in una soglia decisiva del pensiero anarchico. Qui il problema non è solo economico o giuridico, ma il rapporto profondo tra proprietà, privilegio, dipendenza e dominio. È un libro che mostra con chiarezza come l’ingiustizia sociale non sia un incidente della storia, ma spesso la sua architettura.
𝗠𝗶𝗰𝗵𝗮𝗶𝗹 𝗕𝗮𝗸𝘂𝗻𝗶𝗻, con 𝗗𝗶𝗼 𝗲 𝗹𝗼 𝗦𝘁𝗮𝘁𝗼, resta uno dei passaggi più taglienti e immediati. La sua critica investe insieme autorità politica, autorità religiosa e principio gerarchico. È un testo breve, ma ancora capace di colpire con precisione.
Se poi si vuole comprendere che l’Anarchia non si limita a negare lo Stato ma propone un’altra idea di società, allora 𝗣𝗲̈𝘁𝗿 𝗞𝗿𝗼𝗽𝗼𝘁𝗸𝗶𝗻 è centrale. 𝗜𝗹 𝗺𝘂𝘁𝘂𝗼 𝗮𝗽𝗽𝗼𝗴𝗴𝗶𝗼 è fondamentale perché mostra come cooperazione, solidarietà e reciprocità non siano eccezioni marginali, ma forze reali della vita sociale. E 𝗟𝗮 𝗰𝗼𝗻𝗾𝘂𝗶𝘀𝘁𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗽𝗮𝗻𝗲 è altrettanto importante, perché entra nel merito dell’organizzazione economica, dei bisogni, della distribuzione, della produzione: dunque del modo concreto in cui una società libertaria potrebbe reggersi senza padroni e senza classi dominanti.
Per un lettore italiano, poi, 𝗘𝗿𝗿𝗶𝗰𝗼 𝗠𝗮𝗹𝗮𝘁𝗲𝘀𝘁𝗮 è imprescindibile. 𝗟’𝗔𝗻𝗮𝗿𝗰𝗵𝗶𝗮 è forse uno dei testi più limpidi per dissolvere l’equivoco più banale e più duro a morire, quello che identifica l’Anarchia con il caos. Malatesta mostra invece che il punto non è l’assenza di organizzazione, ma l’assenza di dominio. E 𝗙𝗿𝗮 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗮𝗱𝗶𝗻𝗶 ha il merito di tradurre i principi anarchici in forma dialogica, concreta, accessibile, senza banalizzarli.
A questo primo nucleo classico è giusto aggiungere anche 𝗘𝗺𝗺𝗮 𝗚𝗼𝗹𝗱𝗺𝗮𝗻, con 𝗔𝗻𝗮𝗿𝗰𝗵𝗶𝗮, 𝗳𝗲𝗺𝗺𝗶𝗻𝗶𝘀𝗺𝗼 𝗲 𝗮𝗹𝘁𝗿𝗶 𝘀𝗮𝗴𝗴𝗶 integra la prospettiva politica: perché l’Anarchismo non riguarda soltanto Stato, economia e rivoluzione sociale, ma anche il corpo, la cultura, i rapporti affettivi, la libertà individuale, l’emancipazione femminile. I suoi saggi restano preziosi proprio per questo: fanno capire che la liberazione o è integrale, oppure resta incompiuta.
Ma fermarsi qui sarebbe insufficiente. Nel Novecento libertario, infatti, due figure hanno avuto un peso enorme e meritano pieno diritto di cittadinanza in ogni bibliografia essenziale.
𝗡𝗼𝗮𝗺 𝗖𝗵𝗼𝗺𝘀𝗸𝘆 è fondamentale non tanto perché abbia scritto un “manuale” di anarchismo, quanto perché ha tenuto viva, nel cuore del mondo contemporaneo, una critica libertaria del potere, della propaganda, dell’imperialismo, delle manipolazioni linguistiche e mediatiche. Per avvicinarlo, si possono leggere testi come 𝗦𝘂𝗹𝗹𝗮 𝗻𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮 𝘂𝗺𝗮𝗻𝗮 e 𝗣𝗲𝗿 𝗿𝗮𝗴𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝗦𝘁𝗮𝘁𝗼 o raccolte di scritti politici e interviste in cui il suo socialismo libertario emerge con grande chiarezza. In Chomsky, la matrice anarchica si misura soprattutto nella vigilanza contro le concentrazioni di potere e nella difesa dell’autonomia critica delle persone e delle comunità.
𝗠𝘂𝗿𝗿𝗮𝘆 𝗕𝗼𝗼𝗸𝗰𝗵𝗶𝗻, autore che reputo più vicino alla mia visione politico-sociale, dal canto suo, è decisivo per capire gli sviluppi più fecondi dell’anarchismo sociale nel secondo Novecento. Con lui entrano in primo piano la critica dell’ecologia ridotta a tecnica, il nesso tra dominio sulla natura e dominio sull’essere umano, il municipalismo libertario, la democrazia diretta, la necessità di ricostruire la politica dal basso. Libri come 𝗟’𝗲𝗰𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗹𝗶𝗯𝗲𝗿𝘁𝗮̀ o 𝗨𝗿𝗯𝗮𝗻𝗶𝘇𝘇𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗰𝗶𝘁𝘁𝗮̀ sono passaggi fondamentali per chi voglia comprendere come l’orizzonte anarchico abbia saputo misurarsi con la crisi ecologica, urbana e democratica del nostro tempo.
Se dunque qualcuno mi chiedesse da dove cominciare, proporrei almeno questo nucleo: Godwin, Proudhon, Bakunin, Kropotkin, Malatesta, Goldman, Chomsky, Bookchin. Non perché esauriscano il pensiero anarchico, che è molto più ampio, plurale e stratificato, ma perché permettono già di attraversarne alcune linee decisive: la critica della proprietà, quella dello Stato e della religione, il mutualismo, il comunismo libertario, l’autorganizzazione, l’emancipazione integrale, la critica della propaganda, l’ecologia sociale, il municipalismo libertario.
gfa (giuseppe franco arguto)

Un altro mitomane narcisista che dovrebbe essere cacciato a calci in c**o dalla RAI, dove spadroneggia con la pratica de...
10/04/2026

Un altro mitomane narcisista che dovrebbe essere cacciato a calci in c**o dalla RAI, dove spadroneggia con la pratica del ricatto!

Il Pd: 'Che dice l'azienda?'. Il giornalista: 'Par condicio una religione, mi ha offeso' (ANSA)

Due articoli, uno via l'altro, pubblicati su L'Antiplomatico ed a firma di Tom Joads, che già lo pseudonimo é una promes...
10/04/2026

Due articoli, uno via l'altro, pubblicati su L'Antiplomatico ed a firma di Tom Joads, che già lo pseudonimo é una promessa di riflessioni ed ardite considerazioni...!
https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_piazza_incorporata/45289_66184/?fbclid=IwY2xjawRF0JxleHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZBAyMjIwMzkxNzg4MjAwODkyAAEeht_LC1EtsskdltXQQtvp2eSUBII_wV7ZixKRRPLcDGyniisgTSNVOMUUuis_aem_5RTd1b79M6QI5oq5Zd03Ow

No Kings tra rivoluzione passiva, filantropia strategica e realismo capitalista

In questo giorno, 3 febbraio 1909, nasceva a Parigi Simone Weil, filosofo, mistico e radicale francese. Era intellettual...
04/02/2026

In questo giorno, 3 febbraio 1909, nasceva a Parigi Simone Weil, filosofo, mistico e radicale francese. Era intellettualmente dotata e prolifica, scrivendo decine di saggi su religione/spiritualità, politica, filosofia, misticismo, temi sociali e altro ancora.
Radicalizzato in giovane età, Weil avrebbe sostenuto le lotte dei lavoratori per decenni. Nel 1936, nonostante il suo pacifismo, si recò in Spagna per sostenere la rivoluzione, entrando infine nella Colonna anarchica Durruti.
Nel 1942 Weil si recò a Londra per unirsi alla Resistenza francese contro l'occupazione tedesca durante la seconda guerra mondiale. Morì nel 1943 di tubercolosi alla giovanissima età di 34 anni, dopo essersi impegnata troppo e aver rifiutato di mangiare più della razione ufficiale.
Le sue idee lungimiranti ancora oggi informano e illuminano molte persone.
Scopri di più sulla guerra civile sp****la negli episodi del nostro podcast 39-40: https://workingclasshistory.com/.../e39-the-spanish.../
Nella foto: Weil in Spagna

Durante la cerimonia di insediamento del sindaco di New York, Zohran Mamdani, si è compiuto un gesto di grande valore si...
04/01/2026

Durante la cerimonia di insediamento del sindaco di New York, Zohran Mamdani, si è compiuto un gesto di grande valore simbolico. Lucy Davos ha interpretato Bread and Roses, una delle canzoni più legate alla tradizione delle grandi rivolte radicali. Nata da un discorso di Rose Schneiderman, una leader sindacale statunitense di origine polacca durante una campagna per il suffragio femminile e per i diritti delle lavoratrici nel 1911 e dalla poesia di James Oppenheim pubblicata sulla rivista The American Magazine nel dicembre dello stesso anno entrò subito nel lessico della lotta delle lavoratrici. Sebbene esistessero versioni musicali precedenti di tale testo, la melodia più celebre e quella che oggi viene cantata in tutto il mondo fu composta nel 1974 da Mimi Fariña, sorella di Joan Baez. Il Pane e le Rose è l'espressione più bella di una storia iniziata con i sindacalisti rivoluzionari dell'IWW e attraversata dalle lotte femministe e dalla rivendicazione dei diritti dei lavoratori: tutti i diritti, compreso quello di vivere la bellezza. Per chi vuole combattere, i simboli sono importanti e Mamdani ne ha scelto uno molto forte. Alessandro Volpi

Da Freedom News Bakunin contro Marx Nelle persone di questi due rivoluzionari si scontrarono due progetti distinti all'i...
01/01/2026

Da Freedom News
Bakunin contro Marx
Nelle persone di questi due rivoluzionari si scontrarono due progetti distinti all'interno della Prima Internazionale
Ci sono più elementi in comune tra Bakunin e Marx di quanto possa sembrare. Non è certo una coincidenza che entrambi cercassero rifugio nell'Internazionale e che, nonostante i loro disaccordi, condividessero uno spazio all'interno di quell'organizzazione. A parte questo, è evidente che sia Bakunin che Marx desideravano proteggere l'Internazionale da attacchi esterni. L'ammirazione sconfinata, forse eccessiva, che Bakunin nutriva in ogni momento per l'opera teorica di Marx non può mai essere sopravvalutata. Il desiderio di lasciarsi alle spalle un ordine, quello del capitale, era presente nelle riflessioni e nelle azioni di questi due rivoluzionari.
Nonostante quanto ho appena suggerito, due progetti distinti si scontrarono all'interno dell'Internazionale. Se le posizioni di Bakunin e Marx erano onorevoli, lo stesso non si può dire dei loro metodi, e in particolare di quelli di Marx. Riguardo a quest'ultimo, Grawitz ha sottolineato che, "prigioniero dei suoi schemi e obiettivi astratti, egli non potrà che apprezzare nelle tesi di Bakunin la manifestazione di un rivale, di un nemico della sua dottrina, senza cogliere la ricchezza e le sfumature di un pensiero opposto al suo". Era, in ogni caso, estremamente difficile conciliare due prospettive molto diverse quando si trattava di discussioni come quelle riguardanti il ​​funzionamento dell'Internazionale, le conseguenze della centralizzazione, l'orizzonte dell'autogestione, la natura dell'istituzione statale, la partecipazione ai parlamenti o il ruolo degli intellettuali e degli studiosi. E a rendere le cose ancora più difficili, non mancano testi di Bakunin che, pur moderatamente contraddittori, difendono la necessità di avanguardie guida.
Sebbene la superiorità dell'opera teorica di Marx rispetto a quella di Bakunin sia innegabile, è necessario sottolineare la debolezza e l'inadeguatezza di molte delle sue previsioni sul futuro. Dopotutto, Marx era un pensatore del XIX secolo, pagò il prezzo del pensiero illuminista e, come minimo, mostrò due silenzi – tralascio per ora le conseguenze delle sue politiche centralizzatrici, gli spasmi giacobini da lui guidati e la sua posizione acritica sulla tecnologia – che ci appaiono vitali oggi. Il primo di questi silenzi riguardava la questione ecologica. Marx sembrava operare partendo dal presupposto che le risorse materiali fossero inesauribili e solo negli ultimi anni della sua vita prestò attenzione ai danni ambientali perpetrati, ad esempio, nel bacino del Reno. Il secondo silenzio riguardava la questione femminile. Nell'opera di Marx, queste donne esistono solo nella loro dimensione di lavoratrici sfruttate, senza alcun accenno alle miserie della società patriarcale.
Sebbene sarebbe assurdo concludere che Bakunin abbia pienamente assolto i suoi doveri in questi due ambiti, egli ha beneficiato di alcune interessanti precauzioni. Ciò è certamente più vero per quanto riguarda le donne e la loro emarginazione che per l'ecologia, un ambito in cui, tuttavia, ha tratto qualche vantaggio dalla sua difesa del decentramento e dal suo disprezzo, seppur relativo, per i grandi complessi industriali. Do per scontato, in ogni caso, che oggi Marx scriverebbe Il Capitale in termini molto diversi.
Molnár ha attirato l'attenzione sulla proposta di trattare i problemi organizzativi dell'Internazionale come se fossero quelli dello Stato, e a questo proposito ha sottolineato che, secondo Bakunin, "l'esistenza dell'Internazionale è possibile solo a condizione che il suo Consiglio Generale, come i comitati nazionali, regionali e locali, non eserciti alcun potere e non costituisca un governo". Molnár conclude che Bakunin voleva che l'Internazionale fosse il modello di una società senza alcun tipo di autorità. Inoltre, secondo Bakunin, l'Internazionale doveva essere il fondamento della società del futuro. Per il rivoluzionario russo, la federazione delle associazioni operaie e delle società di resistenza preparava e anticipava l'amministrazione sociale di domani, e l'Internazionale, purificata dal suo contenuto autoritario, prefigurava quel movimento. Sotto questo aspetto, l'approccio autogestito e federalista di Bakunin era palesemente diverso da quello sostenuto da Marx, che era chiaramente un sostenitore di strutture centralizzate e autoritarie.
Provo una certa simpatia per un concetto, quello di socialismo di frontiera, che ha guadagnato terreno negli ultimi anni. Esso mira a descrivere la condizione di chi cerca il dialogo e lo scambio tra tradizioni diverse. Ispirato da questo concetto, mi sono spesso chiesto cosa sarebbe successo nell'Internazionale se, invece di uno scontro tra un intellettuale altezzoso e avverso all'autocritica – Marx – e un rivoluzionario impulsivo che spesso non considerava le conseguenze delle sue azioni – Bakunin – si fossero scontrate due figure diverse. Penso, da un lato, al Marx dei suoi ultimi anni, quel Marx libertario che si interessò alla comune rurale in Russia, che abbandonò molti degli elementi dogmatici della sua teoria dello sviluppo delle società e che si aprì allo studio degli orizzonti più disparati. E penso, dall'altro, a Kropotkin che, attratto dalle manifestazioni spontanee di autogestione e solidarietà nei luoghi e nei tempi più diversi, decise di scrivere Mutuo Soccorso . Forse allora lo scenario sarebbe stato diverso e questa reciproca rivitalizzazione ci avrebbe fatto un dono prezioso: una sapiente combinazione tra la critica dell'economia politica marxista, tanto ammirata da Bakunin, e la proposta dell'autogestione generalizzata.
La seconda edizione di Bakunin contro Marx di Carlos Taibo è stata pubblicata in spagnolo nell'autunno del 2025. Il suo libro Rethinking Anarchy è disponibile in inglese presso AK Press.

16/11/2025

by Scuola Libertaria
Lo stato crea divisioni sociali, gerarchie, gruppi, ideologie, partiti... quindi nella società si generano una infinità di conflitti. Il conflitto nasce dalle divisioni costruite dal sistema. E' gioco forza. Allora lo stato viene da te e ti dice: 'vedi quanto conflitto c'è in giro? Ma la colpa è solo tua, perché sei nato cattivo, quindi ti serve un governo esterno che ti liberi da questi conflitti e faccia ordine usando la forza, i ricatti, la punizione... noi ti dobbiamo sorvegliare e punire, solo così sarai salvato'. La chiesa, al suo solito, si introduce e ti dice: 'è vero, sei nato cattivo, nasci già con una colpa enorme, hai bisogno di padroni in cielo e in terra'. E poi lo stato continua: 'caro nato-cattivo, visto che ti lamenti di tutta questa violenza, facciamo un patto, io ti vendo 'la sicurezza' e in cambio tu mi dài quote sempre maggiori di libertà. Sicurezza in cambio di libertà, ci stai?' Allora tu, che non sei nato cattivo ma hai finito per crederlo per colpa di questa cultura, dovresti dirgli tante cose, ma non lo fai; per dogma ricevuto ti concedi al boss, anche se sai che la libertà, insieme alla vita, è il valore più grande da difendere, e che la 'sicurezza' che quel boss ti vuole vendere non si concretizzerà mai perché, al contrario, genererà altro conflitto sociale. Ma tu gli credi, perché hai finito davvero per credere alla menzogna secondo cui il conflitto è una faccenda esclusivamente biologica e non, invece, una faccenda strutturale e culturale, un progetto sociale stabilito a monte. E allora dici: 'siamo nati tutti così, cattivi, quindi non ci possiamo fare niente e ben venga un governo, altrimenti sai che caos!'. E mentre lo dici, il caos e la violenza li compiono proprio i governi e gli stati. Vuoi sicurezza? Comincia a eliminare chi, come un boss, ti vende la protezione in cambio della tua libertà. Allora ti accorgerai di essere stato uno stupido nel non mettere mai in discussione la nostra cultura e di credere ai boss.

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