18/09/2026
GIARDINO BENVENUTO RAMBALDI – IMOLA
In merito alle osservazioni recentemente pubblicate sul Giardino Rambaldi, come progettisti riteniamo utile fornire alcuni elementi tecnici che consentano di inquadrare correttamente le scelte progettuali e lo stato attuale dell’intervento.
Il Giardino Rambaldi è un giardino pubblico storico
Una prima precisazione riguarda la natura stessa del luogo: il Giardino Rambaldi è un giardino pubblico storico e non un parco pubblico. La distinzione non è meramente terminologica, ma incide sul modo in cui lo spazio deve essere progettato, gestito e valutato.
Dal punto di vista paesaggistico, un giardino è uno spazio maggiormente costruito attraverso un preciso disegno compositivo, nel quale percorsi, alberature, aiuole, specie ornamentali, visuali e rapporti con gli edifici circostanti costituiscono parti di un unico sistema. Un parco pubblico, generalmente più esteso, può invece ammettere una maggiore prevalenza di superfici a prato, sistemazioni più naturalistiche e modalità di fruizione maggiormente libere.
Il Giardino Rambaldi appartiene chiaramente alla prima tipologia: la relazione specialistica sul progetto del verde lo descrive come un giardino pubblico di grande valore storico-paesaggistico, con un impianto compositivo di matrice ottocentesca e con la necessità di salvaguardarne struttura, visuali e rapporto tra vegetazione, percorsi ed edifici storici.
È quindi all’interno di questa logica che devono essere valutate le scelte progettuali: non come interventi isolati su singole piante o superfici, ma come parti della riqualificazione complessiva di un giardino storico urbano, nel quale devono convivere tutela del carattere originario, accessibilità, sicurezza, qualità paesaggistica, biodiversità e sostenibilità della gestione.
Le scelte del progetto del verde
Le specie e la loro distribuzione non sono state individuate in maniera casuale, ma derivano da uno specifico progetto specialistico sviluppato con consulenza agronomica e costruito tenendo conto delle caratteristiche storiche, vegetazionali e microclimatiche del giardino.
Il progetto ha volutamente previsto un sistema vegetale articolato, composto da tappezzanti, arbusti, aromatiche, specie da fiore e rose, anziché una soluzione generalizzata a prato. La relazione specialistica individua, tra le specie di nuovo impianto, Convallaria japonica, Vinca minor, Rosmarinus officinalis ‘Prostratus’, Lavandula angustifolia, Allium, rose e Lonicera nitida.
Questa articolazione risponde sia al carattere storico e ornamentale del giardino, sia all’obiettivo di migliorarne la qualità percettiva ed ecologica, favorendo anche la presenza di specie utili agli insetti pronubi.
Esposizione, ombra e stato dei nuovi impianti
La valutazione dell’esposizione delle aiuole non può essere ricondotta a una semplice distinzione tra “sole” e “ombra”. I rilievi eseguiti in differenti ore della giornata mostrano una continua variazione delle aree ombreggiate, determinata dalla presenza degli edifici storici e soprattutto dalle grandi alberature esistenti. La sovrapposizione dei rilievi conferma chiaramente questa condizione dinamica.
Sulla base dei sopralluoghi effettuati, non sono emersi elementi tali da ricondurre le sofferenze oggi visibili a un’errata esposizione delle specie. Non risultano, in particolare, punti nei quali le piante manifestino criticità riconducibili in modo univoco a una scelta errata tra sole e ombra.
Occorre inoltre considerare che si tratta di vegetazione di recente impianto, ancora nella delicata fase di attecchimento, che ha affrontato una stagione estiva caratterizzata da condizioni di forte stress termico. Il caldo intenso ha inevitabilmente inciso sulle piante messe a dimora, soprattutto nei primi mesi di assestamento.
La principale criticità riscontrata: deiezioni e accesso dei cani nelle aiuole
La criticità maggiormente riscontrata nelle nuove aiuole riguarda invece la frequentazione impropria da parte dei cani, con ripetute minzioni direttamente sulle piante, calpestio e raschiamento delle superfici pacciamate.
Le minzioni ripetute negli stessi punti possono determinare concentrazioni localizzate di sali e composti azotati tali da provocare ustioni e disseccamenti della vegetazione; l’effetto può risultare particolarmente rilevante durante periodi molto caldi e asciutti e su piante ancora in fase di attecchimento.
Il sopralluogo agronomico più recente ha espressamente evidenziato tale problematica e ha portato a valutare sistemi temporanei di protezione e deterrenza, oltre a una specifica informazione agli utenti del giardino. Sono inoltre previsti interventi puntuali di assestamento, tra cui l’incremento della densità di alcune tappezzanti, lasciando alle piante il necessario tempo di crescita e progressiva copertura delle aiuole.
La pacciamatura in corteccia
Anche l’utilizzo della corteccia come pacciamatura costituisce una normale tecnica agronomica. Se correttamente impiegata, contribuisce a limitare l’evaporazione dell’acqua dal terreno, contenere la crescita di erbe spontanee e ridurre le oscillazioni termiche del suolo.
Non è corretto affermare in termini generali che la corteccia di pino debba essere evitata perché potenziale acidificante del terreno o perché provocherebbe automaticamente patologie fungine. Eventuali criticità sono legate soprattutto a impieghi impropri, ad esempio spessori eccessivi o materiale accumulato direttamente a contatto con il colletto delle piante. Non ultimo, i funghi che eventualmente dovessero svilupparsi sulla corteccia avrebbero vita transitoria e nessun effetto sulla vegetazione di nuovo impianto, date le loro specifiche caratteristiche trofiche.
Pavimentazioni e percorsi
La scelta della pavimentazione è stata operata dopo l'analisi di diverse tipologie, confrontandosi anche con i funzionari della Soprintendenza, da cui è emersa la scelta corrente, compatibile con la natura storico-architettonica del luogo e delle emergenze architettoniche presenti.
Particolare attenzione è stata posta alla funzionalità del principale attraversamento del giardino, che costituisce un collegamento fondamentale tra il centro cittadino e la zona occidentale di via Cavour. Si tratta di un percorso quotidianamente utilizzato da pedoni, ciclisti, persone in sedia a rotelle, persone con deambulatori e famiglie con passeggini.
Per questa ragione il percorso deve garantire una superficie stabile, continua, sicura e agevolmente percorribile. Una soluzione generalizzata in terra battuta o ghiaino sciolto non garantirebbe, su un collegamento urbano di tale importanza e intensità d’uso, lo stesso livello di accessibilità, sicurezza e comfort di percorrenza.
La dimensione del percorso è rimasta esattamente uguale a quella preesistente. Al contrario, in corrispondenza della statua è stata rimossa parte della precedente superficie asfaltata, ampliando lo spazio destinato all’aiuola e alla superficie pacciamata.
La nuova pavimentazione del percorso non è permeabile; tuttavia, la superficie complessivamente permeabile risulta maggiore rispetto allo stato precedente, proprio grazie alla riduzione delle superfici pavimentate e all’ampliamento delle aree verdi.
La soluzione adottata rappresenta pertanto un equilibrio tra esigenze diverse ma tutte fondamentali: tutela del carattere storico del giardino, compatibilità architettonica con gli edifici storici esistenti, accessibilità, sicurezza e fruibilità quotidiana del percorso.
Monitoraggio e responsabilità condivisa
Come avviene normalmente per una sistemazione vegetale appena realizzata, il Giardino Rambaldi è ora nella sua fase di assestamento. Il progetto viene seguito attraverso sopralluoghi e verifiche periodiche, intervenendo dove necessario e accompagnando la naturale evoluzione delle nuove sistemazioni vegetali.
Valutare il Giardino Rambaldi con i criteri propri di un parco estensivo — ad esempio ipotizzando una generalizzata sistemazione a prato o percorsi prevalentemente in terra battuta — significherebbe non tenere conto della sua natura di giardino storico urbano, del suo disegno compositivo e dell’intensità delle funzioni che oggi è chiamato a svolgere.
La buona riuscita dell’intervento dipende però anche dal corretto utilizzo degli spazi: evitare l’ingresso dei cani nelle nuove aiuole, le minzioni direttamente sulle piante e il calpestio della vegetazione costituisce oggi uno degli aspetti più importanti per consentire il corretto attecchimento dei nuovi impianti.
Il Giardino Rambaldi è un patrimonio della città: la sua tutela richiede progettazione, cura, gestione e monitoraggio, ma anche attenzione e rispetto da parte di chi quotidianamente lo utilizza.