25/08/2026
QUATTRO NON SONO UNA CATEGORIA.
Lo dico prima di tutto da esperto di salvamento, da persona che da tanti anni si occupa di formazione, prevenzione e sicurezza in acqua: mi dispiace profondamente quando leggo articoli come quello pubblicato oggi.
Mi dispiace perché articoli del genere non dovrebbero nemmeno avere motivo di esistere.
Chi sceglie di indossare la divisa dell’Assistente Bagnanti deve sapere che, nel momento in cui prende servizio, assume una responsabilità enorme: vigilare sulla vita e sulla sicurezza delle persone.
Non dovrebbe esserci bisogno di ricordare a un Assistente Bagnanti che durante il servizio il cellulare non può diventare motivo di distrazione. Non dovrebbe essere una sanzione a ricordargli quale sia il suo compito.
Se i fatti riportati sono quelli contestati, quindi, c’è poco da discutere: durante il servizio di salvataggio l’attenzione deve essere massima.
Ma proprio perché prendiamo sul serio questa professione, credo sia necessario dire anche un’altra cosa.
Quattro assistenti bagnanti non possono rappresentare un’intera categoria.
Ogni estate migliaia di Assistenti Bagnanti lavorano sulle nostre spiagge, nei laghi e nelle piscine. Osservano, prevengono, richiamano comportamenti pericolosi e intervengono quando pochi secondi possono fare la differenza.
E qui c’è un paradosso che conosce bene chi fa questo mestiere:
quando un Assistente Bagnanti lavora bene, quasi nessuno parla di lui.
Non fa notizia il bambino fermato prima che si spinga troppo al largo.
Non fa notizia l’anziano invitato a uscire dall’acqua prima che una situazione diventi critica.
Non fa notizia una corrente individuata in tempo, una persona richiamata, un materassino recuperato, un comportamento pericoloso interrotto.
Non fanno notizia le emergenze che non sono mai diventate emergenze.
Perché il risultato più importante del nostro lavoro, molto spesso, è proprio ciò che non accade.
Poi quattro Assistenti Bagnanti vengono sanzionati e improvvisamente si parla dei “bagnini”.
È giusto raccontare ciò che non funziona. Ed è giusto controllare: ben vengano i controlli e ben vengano le sanzioni quando vengono accertati comportamenti incompatibili con il servizio.
Ma la tutela della sicurezza deve valere in entrambe le direzioni. Non può accadere che un Assistente Bagnanti venga automaticamente considerato negligente solo perché si è allontanato dalla torretta. Può essere stato allertato da un bagnante, aver individuato una situazione di pericolo o essersi spostato proprio per prevenire un’emergenza.
Un Assistente Bagnanti che si allontana dalla torretta per intervenire non sta necessariamente abbandonando il servizio: potrebbe in quel momento essere necessario per svolgerlo nel modo più responsabile possibile.
La vigilanza non è immobilità.
È osservare, valutare, prevenire e, quando necessario, intervenire.
Per questo difendere la categoria non significa difendere chi sbaglia.
Significa pretendere professionalità da chi indossa quella divisa, ma significa anche dare il giusto riconoscimento alle migliaia di persone che quella divisa la indossano ogni giorno con serietà.
Sono quelli che restano concentrati sotto il sole per ore. Quelli che riconoscono un pericolo prima che diventi emergenza. Quelli che entrano in acqua quando gli altri cercano di uscirne.
E molto spesso nessuno conoscerà mai il loro nome.
L’Assistente Bagnanti è un professionista della prevenzione, della sicurezza e del soccorso.
Quando tutti guardano il mare, lui guarda le persone.
E forse, qualche volta, dovremmo raccontare anche quando fa bene il proprio lavoro.
I controlli della guardia costiera ➡️ mdst.it/4gghFRt