27/05/2026
La giornalista ucraina Viktoriia Roshchyna, morta in prigionia russa, avrebbe subito una frattura dell’osso occipitale mentre era detenuta nel centro di detenzione preventiva n. 2 di Taganrog, in Russia.
Lo ha dichiarato Dmytro Shevchuk, rappresentante della Polizia nazionale ucraina, durante una riunione della commissione parlamentare temporanea che indaga sui crimini della Federazione Russa contro i media.
Secondo Shevchuk, la frattura è stata rilevata durante gli esami medico-legali. La giornalista sarebbe stata sottoposta a violenze sistematiche, anche perché chiedeva condizioni di detenzione umane e si rifiutava di cantare l’inno russo.
Le testimonianze raccolte parlano di condizioni disumane: celle sporche, assenza di acqua calda, pochissimi minuti per mangiare, divieto di sedersi o sdraiarsi durante il giorno e violenze fisiche in caso di “violazioni”.
Secondo un’inchiesta di Slidstvo.Info, Roshchyna sarebbe morta il 19 settembre 2024 nel centro di detenzione n. 3 della città di Kizel, nel Krai di Perm. In quel periodo si trovava in condizioni critiche e aveva bisogno urgente di cure mediche, ma l’amministrazione del carcere avrebbe ignorato la situazione.
Il corpo della giornalista è stato restituito all’Ucraina nel febbraio 2025. Le perizie hanno rilevato segni di tortura e l’assenza di alcuni organi interni.
Secondo le inchieste disponibili, dal corpo di Viktoriia Roshchyna mancavano:
il cervello,
entrambi gli occhi,
una parte della trachea.
Immagine artistica: Marco Ricci.
Foto: Facebook di Viktoriia Roshchyna.