19/09/2026
Watamu, la parte di me che costruisce.
Non so quando Watamu abbia smesso di essere semplicemente un luogo e sia diventata una parte della mia vita.
È successo lentamente, viaggio dopo viaggio, incontro dopo incontro, fino a quando ho capito che non stavo più andando in Kenya.
Stavo tornando a Watamu.
All’inizio vedevo l’Africa, l’Oceano, la terra rossa, la savana, i villaggi, i bambini. Poi ho cominciato a vedere le persone. Bambini con un nome, una famiglia, un carattere, una storia e soprattutto un futuro.
Ed è arrivata una domanda: “E domani?”
Perché aiutare un bambino oggi è importante. Ma accompagnarlo mentre cresce significa assumersi una responsabilità molto più grande.
Da questa consapevolezza è cresciuto My Name Is Help ed è nato il Watamu Children Garden. Una scuola che, negli anni, è diventata molto di più: mensa, biblioteca, clinica, orto, spazi per giocare e soprattutto un progetto educativo che accompagna i nostri bambini dall’asilo fino alla scuola superiore, al college, all’università o alla formazione professionale.
In questi anni ho imparato che costruire non significa soltanto realizzare grandi cose. Significa soprattutto occuparsi ogni giorno di quelle piccole: una pagella, un pasto, un libro, una visita medica, una ricevuta da controllare, un ragazzo da responsabilizzare, l’acqua da non sprecare, qualcosa da seminare nell’orto.
Ho imparato che aiutare non significa sostituirsi agli altri, ma creare le condizioni perché ciò che abbiamo costruito possa continuare anche quando noi non ci siamo.
Watamu, per me, non è un luogo dove andare per fuggire dalla realtà o per “ritrovare me stessa”.
È esattamente il contrario.
Watamu è il luogo dove una parte di me trova qualcosa da costruire per gli altri.
Negli anni ho visto crescere i bambini, il progetto e, inevitabilmente, sono cresciuta anch’io.
Io parto. Loro crescono. Io ritorno.
E ogni volta qualcosa è cambiato.
Poi guardo ciò che abbiamo costruito e so che non l’ho fatto da sola.
Accanto a me ci sono state e continuano a esserci tante persone che hanno creduto in My Name Is Help, che hanno sostenuto i nostri bambini, partecipato ai nostri progetti, donato tempo, risorse, energie e affetto.
È così che un sogno personale è diventato un sogno condiviso.
Forse la mia storia con Watamu è tutta qui.
Non sono andata dall’altra parte del mondo per trovare me stessa.
Ho trovato delle persone.
E insieme abbiamo costruito qualcosa che può restare.
A tutti coloro che hanno camminato e continuano a camminare con noi, una parola più di tutte:
Grazie. ❤️