20/10/2026
In provincia di Avellino, è situata una piccola cittadina, poco conosciuta alla maggior parte dei lettori, ma molto importante: Avella.
La presenza umana sul suo territorio è accertata fin dal paleolitico superiore mentre il primo insediamento abitativo risalirebbe alla fase appenninica. Passata sotto la protezione dei Romani nel 399 a.C., fu civitas foederata, mantenendo il suo ordinamento interno basato sul potere del senato, espressione dell’oligarchia locale alleata dei Romani.
Dello straordinario sviluppo urbano ed edilizio riferito al periodo romano, resta ancora oggi l’anfiteatro. Infatti, a circa 300 m dall’odierno abitato, spicca in tutta la sua maestosità l’antica arena avellana. L’edificio fungeva da sede per i giochi gladiatori, per la caccia alle fiere, e alcune volte per le naumachie (spettacolo consistente in combattimenti navali nell’arena). Rapportabile per dimensioni all’anfiteatro di Pompei, fu edificato nel I sec. a.C. sui resti di abitazioni sannitiche.
L’anfiteatro presenta una tipica pianta a ellissi, e consiste in un’arena non lastricata e coperta di sabbia circondata da gradinate (gradationes) divise in settori. Di questo antico edificio si conservano strutture in opus reticolatum e la parte centrale ed inferiore della cava con sedili in tufo, mentre la parte superiore non è più conservata. In corrispondenza del lato sud-orientale, l’anfiteatro si appoggia in parte alle mura della città di II sec. a.C., di cui è ancora visibile la cortina interna in opus incertum.
Riferite all’anfiteatro sono anche alcune lapidi e iscrizioni di epoca imperiale: in particolare, un’immagine schematica dell’edificio (m. 0,38×0,30) si conserva sul lato destro di una base onoraria dell’età imperiale dedicata ad un Lucio Egnatio Invento, ed è visibile a destra dell’ingresso dell’ex-palazzo ducale.