04/01/2026
Vent’anni fa l’ho trovato in una scatola di cartone dietro il supermercato. Era poco più grande del palmo della mia mano. I bambini erano felicissimi: finalmente il gattino che chiedevano da sempre. Quello che non sapevano è che ero io ad averne più bisogno.
Il mio matrimonio stava andando a pezzi, i debiti mi soffocavano e alcune sere restavo seduta in macchina, in garage, chiedendomi se qualcuno si sarebbe accorto se non fossi rientrata in casa.
Ma lui piangeva se restavo via troppo a lungo. Mi dava delle testatine sul mento quando piangevo e faceva le fusa come un motorino finché non mi scappava un sorriso. Durante il divorzio, durante l’adolescenza dei ragazzi, tra porte sbattute e “mamma, sei imbarazzante”… lui c’era sempre.
Ora i figli hanno la loro vita, le loro città, i loro gatti. Chiamano a Natale, passano quando possono. “Come sta il gatto?” chiedono, come se fosse solo un animale. Non capiscono che è la mia ombra, il mio collega, il mio compagno di cena. Quando piego il bucato controlla ogni asciugamano. Quando preparo ordini alle due di notte perché non riesco a dormire, lui approva ogni scatola. Quando cucino per una persona sola, si siede sulla sua sedia speciale e giudica le mie scelte in cucina.
Oggi ho esagerato. Paté di salmone, giochi nuovi, persino un cappellino di compleanno che ha buttato giù dopo due secondi. Ho postato tutto su Facebook e sono arrivati i commenti previsti: “Beata te che puoi viziare un gatto”, “Ecco la solita gattara”, “Non hai nipoti su cui spendere soldi?”.
Non capiscono. Per vent’anni, in ogni perdita e in ogni piccola vittoria, lui è stato l’unica costante. Quando ho fatto la prima vendita con le mie creazioni, ho festeggiato con lui. Quando il medico mi ha chiamata con risultati che facevano paura, è stato lui quello che ho stretto tutta la notte.
Quindi sì, organizzo feste di compleanno per il mio gatto. Perché mentre tutti gli altri, prima o poi, se ne sono andati… lui è rimasto. 🧡🐾