Il Mio Corpo Tempio

Il Mio Corpo Tempio La Verità non ha bisogno di applausi né di dibattiti infiniti. La riconosce chi la ama. Discutono per vincere, non per comprendere.

Molti saccenti predicatori si esibiscono, ma non guidano nessuno alla Verità. La Verità non si discute, si riconosce. Il mio cuore l’ho dato al Padre Celeste, davvero. Con Lui ho fatto un patto, come in un matrimonio. Non darò un pezzo a qualcun altro, sarebbe tradirLo. Se Lo perdo, perdo tutto, perché nessun amore sulla terra vale più di quello che ho con Lui.

09/06/2026
LE DIECI CORNA E L'IMMAGINE CHE PARLA  (schema riassuntivo nella foto)Dieci re, tre uccisi, un'immagine che parla e coma...
09/03/2026

LE DIECI CORNA E L'IMMAGINE CHE PARLA (schema riassuntivo nella foto)

Dieci re, tre uccisi, un'immagine che parla e comanda. Tutto già scritto, tutto già accaduto.

Partiamo da Daniele 7. Quattro bestie, una successione di poteri. Sull'ultima spuntano dieci corna, e il testo stesso lo spiega.

«Le dieci corna sono dieci re.» (Daniele 7:24)

Corna vuol dire re? potere regale, tutto qui. Poi in mezzo ai dieci sorge un piccolo c***o, che cresce fino a diventare più forte degli altri e «abbatterà tre re» (Daniele 7:24). Dieci re, ne nasce uno nuovo, tre vengono abbattuti, quel nuovo potere finisce per dominare tutti gli altri.

Il libro di Giovanni riprende la stessa immagine in Apocalisse 13, una bestia con dieci corna, usando lo stesso linguaggio di Daniele. In Apocalisse 17:12 lo conferma, «Le dieci corna... sono dieci re». Daniele parla di dieci re, Giovanni parla di dieci re. È scritto in entrambi i testi.

A questo punto entra la storia.

Giuseppe Flavio racconta che all'inizio della guerra contro Roma vennero nominati dieci comandanti per organizzare la rivolta e governare militarmente le diverse zone: Anano, l'ex sommo sacerdote, Giuseppe figlio di Gorione, Gesù figlio di Saffia, Eleazar figlio di Anania, Niger, Giuseppe figlio di Simone, Manasse, Giovanni l'Esseno, Giovanni figlio di Mattatia, e Giuseppe figlio di Mattia, che è lo stesso Giuseppe Flavio.

Ne abbiamo che: Daniele parla di dieci re, Apocalisse parla di dieci re, Giuseppe Flavio racconta di dieci comandanti. L'identificazione nasce da questa somiglianza e di 3 di loro abbattuti. Non perché la Bibbia faccia i nomi, ma perché la storia di quel periodo mostra proprio dieci capi, nel pieno della guerra giudaica.

E accade esattamente quello che Daniele aveva detto, «abbatterà tre re». Tre di quei dieci capi vengono eliminati durante l'ascesa delle fazioni radicali: Anano ucciso, Giuseppe figlio di Gorione ucciso, Niger ucciso. Il piccolo c***o che cresce e domina è il potere zelota, che da lì in poi prende il controllo.

C'è però una seconda bestia.

In Apocalisse 13:11 Giovanni la vede salire dalla terra (È γῆ (gē), non κόσμος (kosmos) quindi terra di israele), diversa dalla prima, con un compito diverso. La prima bestia è il potere. La seconda parla, seduce, fa adorare, compie segni, costruisce consenso attorno alla prima.

«Essa esercitava tutta l'autorità della prima bestia... e faceva sì che la terra e i suoi abitanti adorassero la prima bestia» (Apocalisse 13:12).

Non un secondo esercito, quanto piuttosto la voce che dà legittimità al potere della prima.

Più avanti Giovanni la chiama con il suo nome vero:

«La bestia fu presa, e con essa il falso profeta, che aveva fatto davanti ad essa i segni...» (Apocalisse 19:20).

Seconda bestia e falso profeta sono la stessa entità, una potenza religiosa che nella ricostruzione storica corrisponde al sistema sacerdotale dirigente, quello con autorità sul popolo e sul Tempio. Non ogni sacerdote preso singolarmente, ma la classe che comandava.

La seconda bestia dice «Fate un'immagine della bestia» (Apocalisse 13:14). In greco eikōn vuol dire immagine, rappresentazione, figura. Rende presente e riconoscibile il potere della prima bestia.

Poi accade qualcosa di enorme.

Alla seconda bestia, il potere religioso, «fu concesso di dare spirito all'immagine della bestia, affinché l'immagine della bestia parlasse» (Apocalisse 13:15).

Che cosa significa?

Un'immagine, da sola, non ha autorità. È soltanto una rappresentazione. Ma se l'autorità religiosa la presenta come legittimata da Dio, quella rappresentazione acquista una voce e un'autorità davanti al popolo.

È come l'immagine di un re davanti alla quale un sacerdote dichiara: «Questo è il potere che Dio ha stabilito. Chi lo rifiuta si ribella».

La figura non ha iniziato a parlare fisicamente. È il potere religioso che la fa parlare, attribuendole un'autorità che viene presentata come proveniente da Dio.

Ed è proprio questo che il testo mostra subito dopo: l'immagine non si limita a essere venerata, ma impone una condizione.

«...e faceva sì che tutti quelli che non adoravano l'immagine della bestia fossero uccisi» (Apocalisse 13:15).

L'immagine diventa quindi il mezzo attraverso cui il potere viene legittimato religiosamente e trasformato in un comando al quale il popolo deve obbedire.

La parola immagine affonda nella Torah, dove il Padre Celeste aveva già proibito la stessa cosa:

«Non ti farai scultura alcuna, né immagine alcuna...» (Deuteronomio 5:8).

L'uomo deve obbedire al Padre Creatore, non a una rappresentazione costruita da mani umane. Apocalisse 13 capovolge quell'ordine: adesso è l'immagine a pretendere quello che spetta solo al Padre. La "rivelazione di Dio" non sceglie "immagine" per decorazione, è il linguaggio dell'idolatria.

Mettendo insieme i pezzi, la prima bestia è il potere, la seconda è il falso profeta che lo sostiene, e l'immagine diventa il punto attraverso cui quel potere viene presentato, legittimato e imposto.

La storia del primo secolo dà un volto concreto a tutto questo: dieci comandanti, guerra giudaica, lotta interna, tre capi eliminati, ascesa dei radicali, controllo del Tempio, potere politico unito a quello religioso, fino alla distruzione di Gerusalemme.

Si continua a cercare qualcosa che nelle Scritture è già chiuso. Aspettare un nemico che deve ancora ve**re, un nuovo Harmaghedon, una nuova catastrofe, conviene di più che ammettere una cosa sola: è già finito tutto.

E diciamolo senza girarci intorno: un nemico che non arriva mai fa comodo a qualcuno. Tiene la gente sveglia dalla paura, tiene viva l'attesa, e soprattutto tiene le tasche aperte; offerte e contribuzioni raccolte per predicare dottrine false. Così l'Harmaghedon slitta sempre più avanti, il nemico resta all'orizzonte, e intanto le bugie continuano a lavorare indisturbate.

La verità non aspetta il suo turno. Non ha bisogno di essere rimandata a domani. È scritta da duemila anni.

Il marchio, l'immagine, il falso profeta: primo secolo. Nomi veri, una guerra vera, capi ammazzati, un Tempio raso al suolo pietra su pietra. Non c'è niente da temere all'orizzonte, c'è solo da leggere quello che è già successo sotto gli occhi di chi lo ha scritto.

Daniele e Giovanni non parlavano al vento, di un "un giorno" buono per ogni fantasia. Parlavano di un tempo preciso, di poteri con un nome, di fatti successi davvero.

E c'è ancora chi, con tutto questo scritto nero su bianco, va a cercarsi un'altra bestia, un altro falso profeta, un'altra immagine pronta a spuntare non si sa quando. Come se Dio avesse lasciato il lavoro a metà, aspettando che arrivasse qualcuno a finirlo con la propria fantasia.

Questo non è approfondire la Scrittura: è rifiutarsi di accettarla.

Quando l'uomo aspetta ciò che Dio ha già rivelato, finisce per costruirsi una profezia su misura e la chiama pure "rivelazione".

E qui la questione si fa seria.

Chi insegna ostinatamente queste cose senza fermarsi a esaminare ciò che è realmente scritto si mette nella posizione di un falso maestro. E quando davanti alla verità della Parola di Dio non c’è ravvedimento, né la volontà di riconoscere e seguire ciò che è vero, allora non si può più parlare soltanto di un errore di interpretazione. A quel punto c’è la responsabilità di insegnare ad altri ciò che non si è voluto comprendere, trascinandoli sulla stessa strada e rendendosi così ancora più colpevoli. «Voi stessi non entrate, e non lasciate entrare quelli che vogliono entrare.» (Matteo 23:13-15)

I veri figli di Dio non seguono le fantasie degli uomini, ascoltano la Parola. Il Messia stesso disse: «La tua parola è verità» (Giovanni 17:17).

Basta con le profezie riciclate, le bestie ancora da aspettare, i falsi profeti da piazzare nel prossimo tele o rete giornale.

Prima di cercare una nuova bestia nel futuro, guardiamo con onestà quello che Daniele e Giovanni hanno scritto davvero.

Quella guerra è finita. Quel Tempio è caduto. Quei nomi sono già nella storia.

Quello che resta da fare oggi non è aspettare un'altra bestia, ma scegliere chi adorare: un'immagine costruita da mani d'uomo, o il Padre Celeste, che non ha mai avuto bisogno di rappresentazioni per essere obbedito? Vi ricorda qualcosa "in spirito e verità"?

E questa scelta non è astratta.

Qualunque cosa a cui l'uomo dà il diritto di parlare al posto del Padre e di pretendere obbedienza, funziona come un'immagine anche senza una statua. Le basta uno schermo, un titolo, un'opinione che milioni di "palesi beoti" ripetono senza chiedersi più da dove venga.

Quando un uomo lascia che sia il consenso, il brand, l'algoritmo, una religione o l'autorità del momento a dirgli cosa pensare, cosa comprare, cosa approvare, sta facendo esattamente quello che Apocalisse 13 descrive per l'immagine della bestia: le dà voce. Le dà comando sulla propria vita.

In Verità e Sincerità.

I figli del Diavolo che sono tenebra non capiscono perché non vogliono capire. Non è un problema di orecchie, è un probl...
08/31/2026

I figli del Diavolo che sono tenebra non capiscono perché non vogliono capire. Non è un problema di orecchie, è un problema di cuore chiuso.

Yahshua lo dice chiaro: «Perché non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alla mia parola» (Giovanni 8:43). Non dice "non sapete ascoltare", dice "non potete". C'è un rifiuto più profondo dell'incomprensione linguistica; chi non è da Dio non riconosce la voce di Dio, punto (Giovanni 8:47).

E la parola, quando arriva a chi ha il cuore chiuso, scivola via: «La mia parola non trova posto in voi» (Giovanni 8:37). Non manca lo spazio senti-mentale. Manca la disponibilità.

Questo è lo stesso movimento di Giovanni 1:5: la luce viene, le tenebre non la "katalambano". Non la afferrano, non la fanno propria, restano tenebre proprio davanti alla luce.

Quindi solo chi cammina nella verità riconosce chi cammina nelle tenebre, e non il contrario. Giovanni 1:5 è la stessa dinamica che Giovanni 8 mostra in azione, "personaggi" che sentono la verità in faccia e non la vedono, perché non vogliono vederla.

La luce è vera anche se nessuno la capisce. Ma le tenebre, per restare tenebre, devono per forza non capirla - perché nel momento in cui la capissero, non sarebbero più tenebre.

Chi vive nelle tenebre non ha gli strumenti per giudicare la luce dei figli di Dio, perché il giudizio richiede comprensione, e la comprensione è proprio ciò che manca (Giovanni 8:43, 8:47). Può prendere in mano la Scrittura, citarla parola per parola, ma non la "afferra" (Giovanni 1:5) la maneggia da fuori, come un cieco che descrive i colori leggendo un libro.

Per questo, quando uno che vive nelle tenebre usa la Scrittura per accusare chi cammina nella luce della giustizia di Dio, sta facendo un'operazione vuota, prende parole vere e le piega a un giudizio che non gli appartiene, perché il criterio del giudizio - la verità stessa - non abita in lui. «La mia parola non trova posto in voi» (Giovanni 8:37): non c'è casa, dentro, per quella parola. E quello che non ha casa in te non può uscire da te come giudizio legittimo.

Non è arroganza dirlo. È la logica stessa della parola di Dio: chi cammina nella luce della verità riconosce chi cammina nella menzogna delle tenebre, ma le tenebre no. Perché Giovanni 1:5 dice che le tenebre non riescono nemmeno ad afferrare la luce - e chi non riesce a comprendere una cosa, non può giudicarla. Per questo le tenebre, cioè i figli del Diavolo, non hanno gli strumenti per riconoscere né giudicare la luce, cioè i figli di Dio: è esattamente ciò che Giovanni 1:5 esclude in partenza.

In Verità e Sincerità

Nota

Il verbo greco dýnasthe (potere/essere capaci) legato all'ascolto (akoúein) indica che l'individuo che "appartiene alle tenebre" e ha per "padre il diavolo" non ha i "recettori" spirituali per decodificare la voce del Pastore inviato dal Padre Celeste: Yahshua Hamashiach.

In sintesi

Chi appartiene alla sfera dei "Diavolo" è sintonizzato solo sulla menzogna. Infatti la luce rivela e giudica le tenebre per sua stessa natura, manifestandone la falsità. Al contrario, le tenebre non possiedono alcun criterio per giudicare la luce; ogni loro tentativo di giudizio si risolverà sempre o in un fraintendimento o in una menzogna, poiché si muovono all'interno di un sistema di coordinate mentali menzognere o distorte.

DA QUESTO SI RICONOSCONO I FIGLI DI DIO E I FIGLI DEL DIAVOLOSegni inequivocabili dei figli del Diavolo (schema riassunt...
08/29/2026

DA QUESTO SI RICONOSCONO I FIGLI DI DIO E I FIGLI DEL DIAVOLO

Segni inequivocabili dei figli del Diavolo (schema riassuntivo nella foto)

Alcuni esempi

🔴 C'è una lingua che distrugge

Chi diffama, chi calunnia, chi accusa senza motivo.
Chi denigra, chi sparla, chi mormora alle spalle.
Chi insulta, chi deride, chi lecca il piede a chi gli serve.

🔴 C'è una lingua che mente

Chi mente sapendo di mentire.
Chi inganna, chi falsifica, chi nasconde la verità dietro un sorriso.
Chi finge di essere quello che non è.
Chi froda, chi truffa, chi corrompe, chi manipola.

🔴 C'è chi vive per seminare discordia

Chi alimenta i conflitti invece di spegnerli.
Chi istiga, chi provoca, chi divide con la menzogna.
Chi si agita e agita gli altri, e chiama tutto questo "zelo per Dio". Ma è zelo senza conoscenza, come dice Romani 10:2, e non produce pace: produce solo discordia.

🔴 C'è chi opprime e chiama il male "necessità"

Chi trasgredisce, chi viola, chi perseguita.
Chi domina sugli altri, chi si prende ciò che non gli appartiene.
Chi molesta, chi cerca vendetta e la chiama giustizia.

🔴 C'è chi seduce per portare al male

Chi tenta, chi adesca, chi corrompe con pazienza.
Chi provoca la caduta e poi si lava le mani.

🔴 C'è chi tradisce e approfitta

Chi tradisce chi si è fidato.
Chi inganna fingendo amicizia.
Chi sfrutta, chi froda, chi si appropria di ciò che non è suo.
Chi controlla gli altri attraverso l'inganno.

Il contrasto è evidente

Il figlio di Dio:

- pratica la giustizia
- ama la verità
- non vive nella menzogna
- non calunnia
- non semina discordia
- non pratica il male

Chi pratica il male:

- mente
- inganna
- calunnia
- accusa
- divide
- opprime
- perseguita
- distrugge

Non è l'etichetta a rivelare l'albero

Puoi dire "io sono figlio di Dio".
Puoi frequentare congreghe o un'assemblea ogni settimana.
Puoi conoscere la Scrittura a memoria.
Puoi parlare di fede da mattina a sera.
Puoi chiamare tutti "fratello" e "sorella".

Ma se la tua vita è fatta di menzogna, calunnia, diffamazione, odio, inganno e discordia etc., la Scrittura non si ferma al nome che ti sei dato.

Sono i frutti a dire chi sei davvero. Non le parole.

«Dai loro frutti li riconoscerete.» Matteo 7:16

«Da questo sono manifesti i figli di Dio e i figli del Diavolo: chiunque non pratica la giustizia di Dio non è da Dio.» 1 Giovanni 3:10

Solo chi cammina nella verità riconosce chi cammina nelle tenebre; il contrario non è possibile, le tenebre non comprendono ciò che le smaschera. (verbo: katelaben in Giovanni 1:5)

Chi rifiuta deliberatamente la verità può arrivare al punto di avere una mente reproba, dove non riconosce più neppure la propria condizione. (Romani 1:28)

In Verità e Sincerità

L'uomo può sapere tutto, e non capire niente. (schema riassuntivo nella foto)Può studiare scienza, filosofia, religioni,...
08/22/2026

L'uomo può sapere tutto, e non capire niente. (schema riassuntivo nella foto)

Può studiare scienza, filosofia, religioni, lingue morte, può conoscere la Bibbia a memoria parola per parola. Ma se non conosce la giustizia del Padre Celeste, la Scrittura ha già dato il verdetto: È uno stolto.

"Lo stolto ha detto nel suo cuore: Non c'è Dio." (Salmo 14:1)

E non parla solo dell'ateo dichiarato. Parla di chiunque vive come se il giudizio di Dio non esistesse, di chi si è messo comodo nel ruolo di decidere da solo cos'è giusto e cos'è sbagliato.

L'UOMO DOVEVA RAPPRESENTARE IL PADRE CREATORE

"Facciamo l'uomo a nostra immagine e a nostra somiglianza." (Genesi 1:26-27)

È un compito. L'uomo è stato messo sulla terra per riflettere la giustizia del Padre Celeste. Quando perde quella giustizia, resta un corpo di carne e ossa che, dopo qualche giro intorno al sole, torna comunque polvere. Ma ha smesso di vivere per lo scopo per cui esiste.

LO STOLTO SI FA GIUDICE DI SÉ STESSO

Tutto comincia lì, all'inizio.

"L'albero della conoscenza del bene e del male." (Genesi 2:17)

Nella rivelazione Genesi il serpente non offre un frutto. Offre autonomia. "Sarete come Dio." Tradotto, non avrete più bisogno del Padre per capire cosa è bene e cosa è male. Lo deciderete voi. Da quel momento l'uomo si siede sul trono che non gli appartiene e diventa giudice di sé stesso.

Ed è proprio questo che Isaia mette a n**o:

"Guai a quelli che chiamano bene il male e male il bene." (Isaia 5:20)

Questa, nella Bibbia, è la vera definizione di follia.

UN ESEMPIO, SEMPLICE

Un uomo incontra un povero.

Il mondo dice «Non sono affari miei».

La religione dice «Prima vediamo se è dei nostri», e anche se lo fosse, tanto ci penserà Dio, come fa con i passeri.

La giustizia di Dio dice

"Apri la tua bocca per il muto; difendi il diritto dell'afflitto e del bisognoso." (Proverbi 31:8-9)

Stessa scena. Tre persone. Tre risposte diverse. Una sola riflette davvero il Padre Creatore.

I "RELIGIOSI", TUTTI, SONO STOLTI

Paolo parla di gente che a suo dire Dio lo "conosceva bene".

"Dichiarandosi sapienti, sono diventati stolti." (Romani 1:21-22)

Avevano la conoscenza (secondo la loro dottrina). Gli mancava la giustizia. Per questo Yahshua non dava tregua ai capi religiosi del suo tempo, e oggi dopo 2000 anni ancora peggio.

"Trascurate le cose più importanti della Legge, la giustizia, la misericordia e la fedeltà." (Matteo 23:23)

Loro custodivano riti. Dio cercava uomini veri che portassero il suo carattere.

LA VITA ETERNA È CONOSCERE IL PADRE CELESTE

Yahshua non descrive la vita eterna come un posto dove andare. La descrive così:

"Questa è la vita eterna, che conoscano te, il solo vero Dio, e colui che tu hai mandato." (Giovanni 17:3)

Senza quella conoscenza una persona respira, lavora, costruisce, discute, magari prega pure. Ma dentro è fondamentalmente morto.

LA CONCLUSIONE, SENZA GIRARCI INTORNO

Il mondo applaude chi si inventa la propria verità. La Scrittura chiama quella strada per quello che è: Stoltezza.

Il mondo dice «Sii te stesso».

Il Padre Celeste dice: «Impara la mia giustizia».

Perché un uomo senza la giustizia di Dio non ha semplicemente qualche lacuna. Ha perso il motivo per cui è stato fatto.

E lo stolto non è chi non ha informazioni. È chi rifiuta la sapienza del Padre Celeste e mette il proprio giudizio al posto del Suo.

In Verità e Sincerità

Il mondo ti ha abituato a guardare le persone per quello che hanno, il ruolo che ricoprono, quanto guadagnano, il cognom...
08/18/2026

Il mondo ti ha abituato a guardare le persone per quello che hanno, il ruolo che ricoprono, quanto guadagnano, il cognome che portano, la posizione che occupano, la religione che professano, il gruppo a cui appartengono e compagnia bella. (schema riassuntivo nella foto)

Ma togli tutto questo. Togli il titolo, il conto in banca, l'etichetta e via dicendo. Cosa resta di una persona?

Davanti al Padre Celeste niente di tutto questo conta davvero. Quello che resta è molto più semplice, e molto più scomodo: c'è chi vive per fare il giusto e c'è chi vive per fare il male. Punto.

E qui arriva la domanda che nessuno vuole farsi:

Quando guardi qualcuno, lo guardi con gli occhi del mondo o con gli occhi del Padre Celeste?

Abramo era ricco, eppure la sua ricchezza non fu ciò che gli venne attribuito come giustizia. La Scrittura dice: «Abramo credette a Dio e ciò gli fu messo in conto come giustizia.»

Giobbe era un uomo molto ricco, eppure la Scrittura lo presenta come integro e retto, uno che temeva Dio e fuggiva il male.

Quindi il problema non è essere ricchi. E il problema non è essere poveri.

Il problema è credere che la ricchezza, la povertà, il ruolo familiare, il mestiere o la posizione sociale dicano automaticamente se una persona è giusta oppure malvagia. Non lo dicono.

Un ricco può essere giusto. Un ricco può essere malvagio.
Un povero può essere giusto. Un povero può essere malvagio.
Un anziano può essere giusto. Un anziano può essere malvagio.
Un padre può essere giusto. Un padre può essere malvagio.
Un marito può essere giusto. Un marito può essere malvagio.
Un figlio può essere giusto. Un figlio può essere malvagio.
Una moglie può essere giusta. Una moglie può essere malvagia.
Una madre può essere giusta. Una madre può essere malvagia.
Un operaio può essere giusto. Un Industriale può essere giusto. E possono essere malvagi entrambi.

La Scrittura dice ampiamente che: «Dio non ha riguardo alla qualità delle persone.» A Lui importa come ti comporti e se hai fede in Lui mediante Cristo.

Infatti: Non quelli che "ascoltano la parola di Dio" sono giusti davanti a Dio, ma quelli che "mettono in pratica" la Sua parola saranno giustificati. (Romani 2:13)

cfr. (Atti 10:34)-(Romani 2:11)-(Efesini 6:9)-(Deuteronomio 10:17)-(2 Cronache 19:7)

In Verità e Sincerità

C’è un mistero davvero curioso.Il mistero della fede che ha bisogno del gruppoCi sono persone che dicono di avere fede i...
08/12/2026

C’è un mistero davvero curioso.

Il mistero della fede che ha bisogno del gruppo

Ci sono persone che dicono di avere fede in Yahshua, parlano di verità, di Scritture, di salvezza…eppure, se togli loro la religione, il gruppo, le dottrine condivise e l’approvazione di quelli che la pensano come loro, rimane ben poco.

Non hanno paura di perdere Yahshua. Hanno paura di perdere il gruppo che dice loro di essere dalla parte di Yahshua. E questa è una differenza enorme.

Perché credere nel Figlio di Dio, il Messia, significa seguirlo anche quando la sua parola mette in discussione ciò che abbiamo sempre creduto. Significa essere disposti a stare soli davanti al Padre Celeste, se necessario.

La religione invece offre una poltrona molto più comoda:“Vieni qui. Noi abbiamo già capito tutto. Pensa come noi, ripeti ciò che diciamo noi, e sarai tranquillo al sicuro in "comunella.”

Che meraviglia.

Non serve più cercare la verità. Basta controllare se il proprio pensiero coincide con quello della congregazione.

Yahshua però non disse: “Seguite il gruppo.”

Disse: Se dimorate nella mia parola, siete veramente miei discepoli; conoscerete la verità, e la verità vi farà liberi (Giovanni 8:31-32).

Liberi. Non più prigionieri dell'approvazione degli uomini.

Paolo scrisse: È forse il favore degli uomini che cerco, o quello di Dio? Se cercassi ancora di piacere agli uomini, non sarei servo del Messia (Galati 1:10).

Ecco il punto.

Chi ha veramente fede non ha bisogno che cento persone gli dicano continuamente: “Hai ragione”.

Può anche scoprire di essersi sbagliato.

Può cambiare idea davanti alla Scrittura.

Può dire: “Questa cosa l’ho creduta per anni, ma ora vedo che non è verità rivelata.”

La religione o il religioso, invece, pretende il contrario: prima difendi la posizione del gruppo, poi cerca qualche versetto che la faccia sembrare biblica.

Prima la dottrina del "mediatore" di turno. Poi la Scrittura come decorazione. E se qualcuno osa fare una domanda? Apriti cielo.

Non viene più giudicata la domanda e si cerca di ragionare sulla scrittura: viene giudicata la persona.

“Sei confuso.”

“Ti sei allontanato.”

“Non hai più fede.”

"Sei anatema"

"Sei apostata"

Traduzione: “Hai smesso di pensare come noi.”

Ma Yahshua disse: Invano mi rendono il culto, insegnando dottrine che sono precetti d'uomini (Marco 7:7).

Questo è il vero mistero.

Si può parlare continuamente di fede e avere paura della verità.

Si può conoscere la terminologia religiosa e non conoscere affatto il Padre Celeste e la verità.

Si può frequentare un gruppo per anni e non avere mai imparato a stare davanti alla Scrittura senza qualcuno che pensi al posto nostro.

E allora forse la domanda non è: “A quale gruppo appartieni?”

La domanda è: “Se domani il tuo gruppo insegnasse qualcosa contrario alla parola di Yahshua (quasi tutti insegnano falsità), avresti il coraggio di lasciarlo?”

Perché lì si vede chi ha fede. Finché tutti applaudono, sono tutti coraggiosi. Il problema nasce quando la verità entra nella stanza e comincia a disturbare gli applausi. E allora, improvvisamente, il nemico non è più la menzogna. È quello che l'ha fatta notare.

Che strano mistero.

Tutti vogliono la verità. Purché la verità sia d'accordo con loro.

Risolvi il rebus: "Maledetto sia l'uomo che "confida nell'uomo" a cui non appartiene nessuna salvezza"

In Verità e Sincerità

Il trucco del "non ancora" (schema riassuntivo nella foto)C'è una religione comoda che si è costruita un rifugio perfett...
08/10/2026

Il trucco del "non ancora" (schema riassuntivo nella foto)

C'è una religione comoda che si è costruita un rifugio perfetto. Ogni parola scomoda di Yahshua, ogni scadenza che lui ha fissato, viene spostata più avanti. Sempre più avanti. "Non è ancora successo." "Deve ancora ve**re." "Aspettiamo il compimento."

È un metodo infallibile. Se ogni volta che la Scrittura dice "presto" tu rispondi "non ancora", non sbagli mai. Basta continuare a rimandare. Il problema è che Yahshua non ha parlato di "presto o poi". Ha fissato un termine, quella generazione. E la storia, non la teologia, la storia, dice che il tempio è caduto nel 70 d.C., pietra su pietra, esattamente come detto in Matteo 24:2.

Chi aspetta cosa

Guarda l'ironia. Milioni aspettano un tempio ricostruito a Gerusalemme, un anticristo, una tribolazione futura, un rapimento nei cieli, mentre Paolo, che scriveva a gente viva in quel momento, diceva che il vangelo era già arrivato a ogni creatura sotto il cielo (Colossesi 1:23). Non in visione. Non in profezia. Fatto compiuto, tempo passato, verbo all'indicativo.

Chi legge Matteo 24 come cronaca del futuro deve fare i conti con un piccolo dettaglio che di solito si salta. Yahshua non stava parlando a te. Stava rispondendo a domande precise, poste da uomini precisi, sedute su un monte preciso, davanti a un tempio che sarebbe caduto nel giro di una generazione. Non stava scrivendo un film apocalittico per il ventunesimo secolo.

La fine di cosa, esattamente

Fine dell'antico patto. Fine del sistema sacrificale. Fine del tempio come centro del rapporto tra l'uomo e il Padre Celeste. Non fine della terra, non fine dei malvagi. Quelli, dice la Scrittura, appassiscono come erba (Salmo 37:2). Non hanno bisogno di un evento cosmico per sparire. La morte stessa li consuma, perché non hanno la vita eterna dimorante in loro.

La domanda che nessuno vuole farsi

Non è "quando arriverà la fine". È perché preferiamo un futuro indefinito, comodo, sempre rimandabile, a una parola già adempiuta? Perché è più facile aspettare un evento che non arriva mai, piuttosto che fare i conti con un giudizio che è già avvenuto e chiedersi cosa significhi per come viviamo oggi?

Yahshua ha detto che sarebbe successo a quella generazione. È successo a quella generazione. Il resto, le torri, i film, i calendari, le mappe con l'anticristo segnato in rosso, non è Scrittura. È intrattenimento religioso.

In Verità e Sincerità

Guarda il mondo. Guarda quante persone si inginocchiano davanti al denaro. Il denaro ha eserciti di servi e quasi nessun...
08/01/2026

Guarda il mondo. Guarda quante persone si inginocchiano davanti al denaro. Il denaro ha eserciti di servi e quasi nessun nemico. Ma chi cerca il Padre Celeste con il cuore sincero, quello è raro. Raro come una lampada accesa nel cuore della notte.

Tanti hanno fatto del guadagno il loro dio. Hanno misurato la propria vita in monete e in beni, dimenticando che: «La vita di un uomo non consiste nell'abbondanza dei beni che possiede» (Luca 12:15).

Chi ama il denaro finisce nella polvere delle ricchezze che passano. Chi ama il Padre Celeste cammina verso quello che non marcisce e non si corrompe. La via larga porta alla rovina, e sono in tanti a percorrerla. La via stretta conduce alla vita, e sono in pochi a trovarla (Matteo 7:13,14).

Per questo, in mezzo a tutta questa gente che corre dietro al denaro, agli onori, al proprio orgoglio, quelli che cercano davvero il Padre Celeste sono pochi. Pochi da contarli sulle dita di una mano.

In Verità e Sincerità

Il Battesimo  (schema riassuntivo nella foto)"Il Semplice Segno dell'Acqua e la Realtà dello Spirito"L'acqua funge da se...
07/14/2026

Il Battesimo (schema riassuntivo nella foto)

"Il Semplice Segno dell'Acqua e la Realtà dello Spirito"

L'acqua funge da semplice testimonianza, ma solo il Padre Celeste trasforma i Pensieri/Sentimenti/Intenzioni (Mente/Cuore/Spirito).

Nella parola di Dio è necessario distinguere ciò che è segno esteriore da ciò che è opera interiore del Padre Celeste.

Molti guardano all'acqua e dimenticano la realtà che essa rappresenta.

Ma può l'acqua cambiare il cuore dell'uomo?

La Scrittura, esaminata con attenzione, offre una risposta precisa.

1. Giovanni annunciò due battesimi

Giovanni Battista dichiarò: "Io vi battezzo con acqua in vista del ravvedimento; ma colui che viene dopo di me... vi battezzerà nello Spirito." (Matteo 3:11)

Marco 1:8 :"Io vi ho battezzati con acqua, ma egli vi battezzerà nello Spirito."

Giovanni offriva un battesimo d'acqua come "segno" di ravvedimento. Il Messia avrebbe portato la realtà: il battesimo nello Spirito.

2. La promessa del Messia era lo Spirito

Atti1:5: Perché Giovanni battezzò, sì con acqua, ma voi sarete battezzati in Spirito Santo fra non molti giorni.

Questa promessa non riguardava affatto un semplice rito esterno, ma l'opera del Padre Eterno all'interno dell'uomo.

3. Lo Spirito viene prima dell'acqua

Il caso di Cornelio è decisivo.

Atti 10:44-48: Mentre ascoltavano la Parola, lo Spirito scese su di loro. Solo dopo, Pietro disse:

"Può qualcuno vietare l'acqua, perché siano battezzati questi che hanno ricevuto lo Spirito come noi?"

L'ordine degli eventi è significativo: prima la realtà interiore, poi il segno esteriore.

4. Il vero battesimo che unisce al Messia

1 Corinzi 12:13 :"Noi tutti siamo stati battezzati in un unico Spirito per formare un solo corpo."

Paolo non attribuisce l'ingresso nel corpo del Messia all'acqua, ma allo Spirito.

Efesini 1:13 :"Avendo creduto, avete ricevuto il sigillo dello Spirito promesso."

Il sigillo di Dio non è posto sulla carne, ma nel cuore.

5. L'acqua non elimina il peccato come un lavaggio del corpo

1 Pietro 3:21: "Il battesimo... non è eliminazione della sporcizia del corpo, ma la richiesta di una buona coscienza verso Dio."

È lo stesso Pietro a chiarire che il valore del battesimo non risiede nel lavaggio fisico, l'acqua non purifica il cuore.

6. Paolo mette al centro il Vangelo

1 Corinzi 1:17: "Cristo non mi ha mandato a battezzare, ma ad annunciare il Vangelo."

Paolo non nega valore al "simbolo del battesimo" come testimonianza; mostra però che la salvezza non dipende da un'opera esterna compiuta dall'uomo.

7. Il significato del battesimo d'acqua

Il battesimo rappresenta una realtà spirituale ben precisa.

Romani 6:4: "Siamo dunque stati sepolti con lui mediante il battesimo nella morte, affinché... camminassimo in novità di vita."

Colossesi 2:12:"Essendo stati sepolti con lui nel battesimo, siete anche stati risuscitati con lui mediante la fede."

L'acqua rappresenta "simbolicamente" così:

la morte alla vecchia vita;
la sepoltura del vecchio uomo;
la nuova vita nel Messia.

Il simbolo, tuttavia, non crea la realtà che rappresenta.

8. Dio guarda il cuore, non l'apparenza

1 Samuele 16:7: "L'uomo guarda all'apparenza, ma il Padre Celeste guarda al cuore."

Romani 2:28-29: "Non è Giudeo colui che lo è esteriormente... ma colui che lo è interiormente."

Un rito esterno privo di trasformazione interiore non muta nulla davanti a Dio e non porta alcuna salvezza.

9. Perché, allora, esiste il battesimo d'acqua?

Perché rimane un segno davanti alla "comunità dei credenti".

Nel primo secolo, identificarsi con il Messia significava anche dichiararlo pubblicamente; il battesimo d'acqua era il gesto che rendeva visibile una scelta già compiuta nel cuore.

10. Immersione completa o acqua sulla fronte cambia qualcosa?

Qui occorre distinguere il simbolo dalla realtà che esso indica.

Il termine greco nel testo originale "βαπτίζω (baptízō)" richiama l'idea di immergere, e l'immersione completa rende bene il linguaggio usato dallo stesso Paolo in Romani 6:4 e Colossesi 2:12: "Siamo stati sepolti con lui mediante il battesimo..." "Seppelliti con lui nel battesimo..."

L'immersione, in questo senso, rappresenta con maggiore aderenza l'immagine di morte e risurrezione con il Messia. Ma se fosse l'acqua stessa a salvare, la sua quantità diventerebbe decisiva.

La Scrittura mostra invece che:

l'acqua non rigenera;
l'acqua non dà la vita;
l'acqua non cambia il cuore.

Giovanni 6:63: "È lo Spirito che dà la vita; la carne non giova a nulla."

Ne consegue che l'immersione completa è il "simbolo più vicino" all'immagine biblica di morte e risurrezione; ma il versamento o l'acqua sul capo restano comunque un segno esteriore valido; perchè nessuna quantità d'acqua può sostituire l'opera interiore dello spirito di Dio.

Conclusione

Il battesimo in acqua è semplicemente un "segno visibile" di una realtà invisibile.

L'acqua bagna il corpo, ma non può cambiare i sentimenti: mente + cuore (sede dei pensieri e delle intenzioni).

L'acqua può "testimoniare una scelta", ma non può creare una nuova creatura.

Solo il Padre Celeste, attraverso la sua volontà e la sua potenza, può trasformare l'uomo dall'interno.

Il segno è davanti agli uomini. La realtà è davanti a Dio.

L'acqua "testimonia" ciò che Dio ha fatto. Lo Spirito compie ciò che l'acqua non può fare.

Il battesimo che salva è solo quello nello Spirito. Chi non trova, o non riconosce, vere comunità di credenti che vivono in armonia con la parola di Dio in Spirito e Verità, non ha bisogno del battesimo d'acqua, perché non ha nulla da testimoniare alla comunità.

In Verità e Sincerità

Nota

Cosa intende il Messia con "acqua e spirito"

In Giovanni 3:5, Yahshua dice a Nicodemo che bisogna nascere "da acqua e da spirito". Molti vi leggono un riferimento al rito del battesimo in acqua, ma la verità è un'altra. In Efesini 5:25-26, l'acqua che purifica è esplicitamente legata "alla parola" di Dio, non a un elemento fisico.

Quindi "acqua e spirito" non indica due riti, ma un'unica realtà. La parola di Dio, che rigenera come acqua viva, e lo spirito, che compie la trasformazione nel cuore.

Cfr. anche: Giovanni 15:3; Giovanni 17:17; 1 Pietro 1:23; Salmo 119:9; Isaia 55:10-11.

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