Coinvolgere le cittadine e i cittadini di tutta la Marsica, a partecipare attivamente allo sviluppo della vita culturale del territorio, a partire dal Teatro dei Marsi. Il nome della nostra piattaforma, come ci piace chiamarla, riprende la nota raccolta I DIALOGHI CON LEUCO’ di Cesare Pavese
L’intento di questa nuova piattaforma è quello di coinvolgere le cittadine e i cittadini non solo di Avezz
ano, ma di tutta la Marsica, a partecipare attivamente allo sviluppo della vita culturale del territorio, a partire dal Teatro dei Marsi, ad oggi vissuto solo al di sotto delle sue reali potenzialità. Riteniamo quindi che il teatro dovrebbe ampliare l’offerta e non limitarla solo all’utilizzo serale, magari con la programmazione di seminari, corsi di formazione per lavoratori dello spettacolo, corsi di orientamento al lavoro nello spettacolo per giovani, e come polo di produzioni teatrali. L’obiettivo è riuscire a valorizzare la struttura, facendola lavorare quasi ogni giorno dell’anno e non solamente per quella manciata di spettacoli programmati, per poter essere vissuta come centro di forte aggregazione e crescita culturale, oltre a generare indotto e lavoro per tutto il territorio, senza gravare sui conti e sulle casse comunali. Per questi motivi Leucò porta avanti l’idea di far nascere una fondazione, legata al territorio, alle amministrazioni (comunali e regionale) ed alle realtà storiche teatrali e musicali locali, che possa traghettare il teatro fuori da una gestione esclusivamente comunale, puntando ad una sinergia tra gli enti locali, gli utenti ed i privati che possa far fare alla struttura il salto di qualità che merita. Vi lasciamo qui la prefazione ai 'Dialoghi' che Pavese scrisse di sè in terza persona:
'Cesare Pavese, che molti si ostinano a considerare un testardo narratore realista, specializzato in campagne e periferie americano-piemontesi, ci scopre in questi Dialoghi un nuovo aspetto del suo temperamento. Non c'è scrittore autentico, il quale non abbia i suoi quarti di luna, il suo capriccio, la musa nascosta, che a un tratto lo inducono a farsi eremita. Pavese si è ricordato di quand'era a scuola e di quel che leggeva: si è ricordato dei libri che legge ogni giorno, degli unici libri che legge. Ha smesso per un momento di credere che il suo totem e tabù, i suoi selvaggi, gli spiriti della vegetazione, l'assassinio rituale, la sfera mitica e il culto dei morti, fossero inutili bizzarrie e ha voluto cercare in essi il segreto di qualcosa che tutti ricordano, tutti ammirano un po' straccamente e ci sbadigliano un sorriso.