23/07/2026
🔴 Comunicato di risposta agli organizzatori della fiaccolata
Firmatari:
-Attivamente, collettivo giovanile
-OurVoice
-Udu Palermo
-Vucia90100, Coordinamento studentesco
Restiamo sgomenti davanti al comunicato degli organizzatori della fiaccolata. È in atto da settimane un chiarissimo tentativo di delegittimazione di Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo, assassinato il 19 luglio 1992. Questa forma di sciacallaggio è opera degli stessi politici che hanno tentato, senza successo, di appropriarsi del palco di Via D’Amelio.
Salvatore Borsellino non ha superato nessun limite e nessun limite “morale” possono porre coloro i quali hanno accolto fra le loro fila, in questa giornata di ricordo, condannati per peculato e politici eletti grazie ai voti di partiti fondati da condannati per fatti di mafia.
Se qualche limite è stato superato, è quello della decenza. E ad averlo fatto sono gli esponenti di una maggioranza di governo che, da un lato, agita Paolo Borsellino come un santino (fino a sostenere che avrebbe potuto fare il ministro con loro) e, dall'altro, in Parlamento legifera strizzando l'occhio alle mafie (con l'abolizione dell'abuso d'ufficio e le limitazioni alle intercettazioni); una fazione che in Sicilia governa con il beneplacito di condannati per fatti di mafia come Totò Cuffaro e Marcello Dell'Utri.
Parliamo di un centrodestra tra le cui fila non si riescono neanche più a contare gli scandali e le indagini che hanno travolto esponenti di primo piano, come il presidente dell'ARS e vari assessori regionali. Una maggioranza regionale che sembra, insomma, soffrire di una vera e propria "tossicodipendenza da furto".
Sia chiaro: nessun coro è stato rivolto ai cittadini onesti e ai giovani, legati ad un sincero ricordo di Paolo Borsellino. E, soprattutto, ci teniamo a specificare che non è stata interrotta la celebrazione del minuto di silenzio e dell’Inno di Mameli.
Insieme a centinaia di cittadini abbiamo girato le spalle alzando l’agenda rossa e, solo alla fine, abbiamo gridato “Fuori la mafia dallo Stato”.
È lo stesso coro che venne urlato dai palermitani ai funerali degli agenti di scorta e che, a distanza di 34 anni, dovrebbe essere una pretesa che unisce tutte e tutti, a prescindere dal colore politico. Non si tratta di un’eccezione avvenuta lo scorso 19 luglio, abbiamo utilizzato questo coro anche in altri contesti, per esempio il 23 maggio, alla presenza di soggetti che hanno accettato i voti dei condannati per fatti di mafia e che, in queste giornate, presenziano per ripulire la loro immagine.
Vi sareste dovuti unire a noi, per fare riecheggiare quell’urlo nella testa dei presenti che stringono indicibili accordi e tradiscono la memoria di Borsellino.
Tuttavia, è bene ribadirlo: niente abbiamo a che spartire con chi sostiene che “la pista nera è un depistaggio rosso” o, ancora, chi sminuisce le responsabilità dell'eversione di destra, con nostalgici e con chi vorrebbe disfarsi di quella Costituzione su cui Paolo Borsellino stesso ha giurato.
Fa specie l’accusa di strumentalizzazione politica di Via D’Amelio, quando la fiaccolata aveva alla propria testa esponenti di primissimo piano di Fratelli d’Italia, su tutti Arianna Meloni, Giovanni Donzelli e Chiara Colosimo. Nei confronti di quest’ultima, fotografata insieme ad uno stragista e con il busto del Duce, erano esposte le immagini delle vittime del biennio stragista ‘92-’93, sulle quali la commissione da lei presieduta non ha intenzione di indagare. Vittime e sangue che meritano rispetto, nonché familiari cui rivolgiamo ancora una volta il nostro abbraccio e pieno sostegno.
A strumentalizzare sono coloro i quali non riescono a tagliare il cordone ombelicale che li lega all’eversione di destra. Ieri, negazionisti sulla responsabilità dei neofascisti nella strage di Bologna; oggi, seppur davanti a evidenze granitiche, non vogliono indagare sulla partecipazione nera nelle stragi di mafia.
Lo spirito con cui condividere Via D’Amelio è quello di una sincera aderenza agli
insegnamenti di Paolo Borsellino che, negli anni, molte compagini politiche, ed oggi questa maggioranza di Governo, hanno evidentemente tradito.
Borsellino parlava di una politica in grado di fare pulizia da soggetti raggiunti da fatti gravi. È chiaro a tutti quanto questo monito sia inascoltato, non solo perché la “pulizia” non avviene seppur sussistano gravi motivi (vedasi l’agibilità politica restituita a Totò Vasa Vasa Cuffaro), ma perché ci troviamo dinanzi a una classe dirigente che prova a nascondere le proprie responsabilità e sottrarsi al vaglio della giustizia. Proprio oggi la Giunta per le autorizzazioni a procedere ha respinto la richiesta dei magistrati della Procura di Roma di acquisire le chat tra Andrea Delmastro e il ristoratore Mauro Caroccia, detenuto con l’accusa di mafia.
Qualora si intendano individuare i responsabili di quel coro, si eviti di chiamare in causa Salvatore Borsellino. Ce ne assumiamo la piena ed esclusiva responsabilità e rivendichiamo con convinzione quella scelta, certi che Via D’Amelio debba essere un luogo che accomuna chi ha sete di una reale verità e giustizia, nel quale non può esserci spazio alcuno per i depistatori di Stato.
L’immagine con cui la serata si è conclusa, quella di un uomo degno del proprio cognome che da decenni rende onore al fratello rigettando, proprio in quella via, il puzzo del compromesso morale, respinge al mittente settimane di vergognosa delegittimazione.
Continueremo a camminare al suo fianco: Resistenza!