28/09/2026
È ufficiale: l’aeroporto di Milano Malpensa è intitolato a Silvio Berlusconi.
Il 25 settembre è stata scoperta la targa che ufficializza l’intitolazione dello scalo all’ex presidente del Consiglio. Alla cerimonia erano presenti, tra gli altri, il presidente del Senato Ignazio La Russa, il ministro dei Trasporti Matteo Salvini e il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana. La scelta era stata avviata nel 2023 e formalizzata da ENAC nel 2024, ma il Comune di Milano e altri enti locali avevano contestato l’intitolazione ricorrendo contro il provvedimento; il TAR della Lombardia ha poi respinto il ricorso. Per Marina Berlusconi, il nome del padre rappresenta invece un motivo di orgoglio e lo scalo, nelle sue parole, sarebbe un “ponte” attraverso il quale il nome di Berlusconi accoglierà chi arriva in Italia e accompagnerà chi parte verso il mondo.
Ma prima di abituarci a quel nome sui tabelloni delle partenze, ci teniamo a dare un piccolo promemoria.
Non quello che raccontano le celebrazioni.
Quello che raccontano le sentenze.
Nel 2014 la Corte di Cassazione ha confermato la condanna definitiva di Marcello Dell’Utri a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Nelle motivazioni della sentenza, la Corte ricostruisce un incontro avvenuto a Milano tra il 16 e il 29 maggio 1974, al quale parteciparono Marcello Dell’Utri, Silvio Berlusconi e i boss Gaetano Cinà, Stefano Bontate, Girolamo Teresi e Francesco Di Carlo.
E la Corte scrive che in quell’occasione venne concluso un “accordo di reciproco interesse” tra Cosa nostra e l’imprenditore, attraverso la mediazione di Dell’Utri. La stessa sentenza ricostruisce poi l’assunzione di Vittorio Mangano ad Arcore (l'unico “ponte” di cui ha senso parlare, per riprendere le parole di Borsellino sul suo ruolo di raccordo con le cosche al Nord), espressione dell’accordo raggiunto tra i mafiosi e Berlusconi e funzionale a garantire un presidio all’interno della villa dell’imprenditore. E ancora: a fronte della protezione accordata, Berlusconi aveva iniziato a corrispondere a Cosa nostra, sempre tramite Dell’Utri, “cospicue somme di denaro”, sino al 1992.
Quindi, mentre in Lombardia si sceglie di intitolare uno dei principali aeroporti italiani a Berlusconi, a Palermo c’è un aeroporto che dal 1995 porta il nome di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Due magistrati uccisi da quella Cosa nostra con cui qualcun altro trattava per soldi.
Due uomini che hanno pagato con la vita la dedizione al loro lavoro e la loro scelta di non arretrare davanti al potere mafioso.
E oggi, nello stesso Paese, un'infrastruttura aeroportuale porta il nome di un uomo la cui storia pubblica è intrecciata al disprezzo dell'etica pubblica, della trasparenza, della correttezza politica, dell'indipendenza della magistratura e della stampa.
È difficile considerarla una semplice questione di targhe.
Le intitolazioni pubbliche costruiscono memoria.
Decidono quali nomi pronunciamo ogni giorno.
Quali storie diventano familiari.
Ed è proprio per questo che riteniamo necessario ricordare anche ciò che spesso viene lasciato fuori dalle celebrazioni.
Raccontiamola tutta, la storia.
Perché se Malpensa deve diventare un luogo della memoria pubblica, allora quella memoria non può essere fatta soltanto di celebrazioni, discorsi e targhe.
Deve contenere anche le sentenze, deve contenere anche le vittime e deve contenere anche la storia della mafia e di chi l’ha combattuta. E deve ricordarci che, mentre a Palermo un aeroporto porta i nomi di Falcone e Borsellino, a Milano Malpensa da oggi campeggia quello di Silvio Berlusconi.
Noi questa scelta non la consideriamo neutra.
E soprattutto, non vogliamo che il tempo trasformi una celebrazione istituzionale in una memoria senza contraddittorio.