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Il Geologo non è solo un tecnico della Terra, ma è anche un produttore di pensiero, un divulgatore, un ragionatore. La Geologia deve essere patrimonio comune della società, perché la Geologia inizia dove finisce il vostro piede.

Una parte del disagio che abbiamo visto manifestarsi in questi giorni in tanta parte d'Europa si deve anche all'impoveri...
20/10/2026

Una parte del disagio che abbiamo visto manifestarsi in questi giorni in tanta parte d'Europa si deve anche all'impoverimento che il cambiamento climatico comporta per tante parti della società e ai costi della bolletta energetica, che la mancata autosufficienza europea e particolarmente italiana, generano, redendo l'Europa debole rispetto ai grandi rivolgimenti geopolitici globali. Il green deal va rivisto certo in senso pragmatico, ma transizione energetica e supporto sociale non sono affatto dicotomici. Il problema è che il decisore politico spesso è impreparato e soprattutto più interessato al consenso elettorale spiccio che a costruire un futuro sostenibile ed equo.
"Che cosa deve ancora succedere perché il cambiamento climatico diventi una priorità politica? Che la politica si sia dimenticata del clima in questa fase di guerre e crisi energetiche non è qualcosa di nuovo, nuova dimostrazione dello scollamento tra ciò di cui si parla nei “palazzi” e la realtà. L’energia conquista il centro del dibattito quando scarsità e costi si traducono in rincari della benzina, del gasolio e delle bollette, perdita di competitività e riduzione del reddito disponibile. Più difficile è mantenere la stessa attenzione sugli investimenti necessari oggi per ridurre le emissioni e contenere i danni di fenomeni già in corso. "

Dopo l’estate 2026 che cosa deve ancora succedere perché il cambiamento climatico diventi una priorità della politica? In Italia ci sono vari piani relativi a energia e clima, ma non sono finanziati. E anche l’Europa ha smesso di dare il buon esempio.

16/10/2026
"L’ipotesi è che la siccità mini alle fondamenta la capacità di resilienza di individui e comunità: le difficili condizi...
15/10/2026

"L’ipotesi è che la siccità mini alle fondamenta la capacità di resilienza di individui e comunità: le difficili condizioni ambientali prosciugano – letteralmente – le risorse economiche, consumando le riserve necessarie per affrontare ulteriori momenti di crisi; deteriorano la salute mentale, favorendo un approccio pessimistico alla percezione del rischio, aumentando così la vulnerabilità dei singoli; ed erodono i legami sociali, che sono meccanismi di difesa essenziali contro i traumi. Quando guerra e violenza si innestano su una situazione già compromessa, le persone più vulnerabili hanno più probabilità di trovarsi senza strumenti economici, psicologici e sociali per affrontare la situazione."

La siccità sta diventando elemento strutturale anche nel nostro clima. Il Mediterraneo è interessato da effetti intensi del riscaldamento globale. L'Italia, che per anni si è crogiolata sulla sua ricchezza d'acqua ne ha sprecata tantissima, con reti fatiscenti e con contaminazione di molte delle sue riserve. Oggi lungo tutte le fasce costiere il cuneo salino minaccia importanti riserve. Questo già oggi sta creando disagio a certi settori produttivi e certe aree geografiche, acuendo fenomeni di difficoltà sociale. Un problema che pensavamo fosse solo dei paesi subsahariani si sta proponendo anche da noi. Bisogna prenderne atto e smetterla di tergiversare.

Intervistando rifugiati siriani e iracheni, un gruppo esperti di peace and conflict studies dimostra come vi sia una correlazione tra l’aggravarsi del disturbo da stress post-traumatico causato dai conflitti e l’aver vissuto in precedenza in condizioni di siccità

Ricordare per capire
10/10/2026

Ricordare per capire

In vista dell’anniversario della tragedia del Vajont, il professor Filippo Catani è stato intervistato dal Tgr Rai Veneto per un approfondimento su come gli attuali strumenti di intelligenza artificiale stiano rivoluzionando la prevenzione di frane e dissesto idrogeologico.

Guarda il servizio 📹

https://www.rainews.it/tgr/veneto/video/2026/10/intelligenza-artificiale-al-servizio-prevenzione-dissesto-idrogeologico-universita-padova-d3a4a96e-cd68-471d-802c-e951bb84f29b.html?nxtep

10/10/2026

Mercoledì 14 ottobre 2026, in occasione della Giornata Internazionale dei Fossili, il MUCIV – Museo delle Civiltà e ISPRA – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale organizzano visite guidate per adulti e attività didattiche rivolte a bambini, ragazzi e famiglie, presso le sale dedicate alle collezioni paleontologiche di ISPRA a Roma.
Per maggiori informazioni sul programma e sulle modalità di prenotazione, vi invitiamo a consultare i seguenti link:
• https://www.museodellecivilta.it/events/la-giornata-dei-fossili/?occurrence=2026-10-14
• https://www.isprambiente.gov.it/it/news/giornata-internazionale-dei-fossili

"Crisi idrica, l'acqua diventa una questione strategica per l'Europa e il MediterraneoPer troppo tempo abbiamo considera...
06/10/2026

"Crisi idrica, l'acqua diventa una questione strategica per l'Europa e il Mediterraneo

Per troppo tempo abbiamo considerato l’acqua una risorsa inesauribile. Oggi sappiamo che non è così. Cambiamento climatico, aumento delle temperature, siccità sempre più frequenti, pressione demografica e crescente domanda agricola stanno trasformando l’acqua in una delle grandi questioni strategiche del nostro tempo. E il Mediterraneo è uno degli epicentri di questa trasformazione."

Crisi idrica, l'acqua diventa una questione strategica per l'Europa e il Mediterraneo

Per troppo tempo abbiamo considerato l’acqua una risorsa inesauribile. Oggi sappiamo che non è così. Cambiamento climatico, aumento delle temperature, siccità sempre più frequenti, pressione demografica e crescente domanda agricola stanno trasformando l’acqua in una delle grandi questioni strategiche del nostro tempo. E il Mediterraneo è uno degli epicentri di questa trasformazione.

Qui la dimensione ambientale si intreccia con quella economica e sociale, con la sicurezza alimentare, con i fenomeni migratori e, inevitabilmente, con la geopolitica. La scarsità idrica non significa soltanto minore disponibilità di acqua per le famiglie. Significa raccolti più poveri, aumento dei prezzi alimentari, impoverimento delle comunità rurali, maggiore pressione sui sistemi produttivi e possibili tensioni sociali legate alla competizione per una risorsa essenziale. L’Europa non può più affrontare questa sfida come se fosse esclusivamente una politica ambientale. L’acqua deve diventare una componente strutturale della strategia dell’Unione europea, al pari dell’energia, della sicurezza e dell’autonomia tecnologica. La disponibilità della risorsa condizionerà infatti sempre di più la competitività industriale, l’agricoltura, la produzione energetica e la stessa coesione economica e sociale dei territori.

Il problema riguarda in modo particolare l’Europa meridionale. Italia, Spagna, Grecia, Portogallo, Cipro e Malta sperimentano già periodi sempre più frequenti di siccità e stress idrico. Sarebbe però miope immaginare una divisione tra un Sud europeo esposto alla scarsità e un Nord al riparo. Eventi climatici estremi, alluvioni, alterazioni delle precipitazioni e cambiamenti nel ciclo dell’acqua riguardano ormai l’intero continente. Per questo serve una vera strategia europea dell’acqua, sostenuta da investimenti adeguati. Occorre ridurre le perdite delle reti, modernizzare acquedotti e infrastrutture, aumentare il riutilizzo delle acque reflue depurate, sviluppare sistemi irrigui più efficienti e sostenere ricerca, digitalizzazione e innovazione. Anche la desalinizzazione può diventare uno degli strumenti disponibili, soprattutto nei territori più vulnerabili, purché sia sviluppata attraverso tecnologie efficienti e fonti energetiche sostenibili, evitando che la risposta a una crisi ambientale generi nuovi costi energetici ed ecologici.

Ma l’Europa deve guardare anche oltre i propri confini. Il Mediterraneo non può essere diviso tra una sponda settentrionale relativamente più protetta e una sponda meridionale lasciata sola di fronte alla desertificazione e alla scarsità idrica. Sarebbe non soltanto ingiusto, ma anche politicamente miope. Se vaste aree del Nord Africa e del Medio Oriente vedranno diminuire ulteriormente la disponibilità di acqua, le conseguenze interesseranno la produzione agricola, l’occupazione, la sicurezza alimentare, la stabilità sociale ed economica e, indirettamente, anche i movimenti migratori.

È per questo che ritengo necessario fare dell’acqua uno dei pilastri di una nuova politica euromediterranea. L’Unione europea dovrebbe promuovere un grande Patto mediterraneo per l’acqua, coinvolgendo governi, istituzioni europee, università, centri di ricerca, imprese e istituzioni finanziarie delle due sponde. Un programma comune dedicato alle infrastrutture idriche, alla desalinizzazione sostenibile, al recupero e al riuso delle acque, alla digitalizzazione delle reti, all’agricoltura a basso consumo e alla formazione di nuove competenze. Un programma capace di mobilitare risorse pubbliche e private, favorire il trasferimento tecnologico e costruire progetti condivisi. L’acqua, tuttavia, non può essere considerata soltanto come un fattore economico. È un bene essenziale e l’accesso all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari è riconosciuto dalle Nazioni Unite come un diritto umano. La sfida è quindi conciliare efficienza, innovazione e sostenibilità economica con la garanzia universale di un bene indispensabile alla dignità della persona.

C’è infine una dimensione che mi sta particolarmente a cuore: la pace. Nel Mediterraneo del futuro l’acqua potrà diventare un fattore di competizione e tensione oppure un terreno di cooperazione. Dipenderà dalle scelte che sapremo compiere oggi. Europa e Mediterraneo hanno bisogno di una nuova diplomazia dell’acqua, capace di condividere tecnologie, investimenti e conoscenze, prevenire i conflitti e costruire interessi comuni. Fare dell’acqua un ponte tra le due sponde del Mediterraneo significherebbe trasformare una delle più rilevanti vulnerabilità del nostro futuro in un’opportunità di cooperazione e sviluppo condiviso. Perché senza acqua non esistono crescita, sicurezza e dignità. E senza una gestione comune della risorsa sarà molto più difficile costruire quel Mediterraneo di pace e prosperità condivisa di cui abbiamo urgente bisogno.

Gianni Pittella

"la  , tramite il suo incedere mortifero e distruttivo, recide o scombina le relazioni ecologiche che costituiscono quel...
30/09/2026

"la , tramite il suo incedere mortifero e distruttivo, recide o scombina le relazioni ecologiche che costituiscono quella mirabile rete che sostiene la vita sulla ". Nei massacri della specie umana si ferisce anche il pianeta in cui viviamo. Ricordiamo, però, che nel combattere col nostro pianeta di potrà essere un solo vincitore. E non potremo mai essere noi.

Un saggio indaga gli effetti dei conflitti armati sul pianeta, dalla Grande Guerra a oggi. "In che modo combattimenti, battaglie, raid, esercitazioni militari e tecnologie belliche compromettono le relazioni ecologiche?". Su "Il Bo Live" dieci domande all’autore, Danilo Zagaria

la la la...
28/09/2026

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MUSICA SCRITTA DA ARMANDO TRVAJOLI A COLONNA SONORADEL FILM DI L....

27/09/2026

Ci sono cose di questo governo che obbiettivamente sono inaccettabili: - la questione di un tetto per legge agli stranieri in classe, è già normata da plurime circolari e riguarda il 7,2% delle scuole, dove spesso si va in deroga per non chiudere le scuole. Sono molte di più le scuole non a norma, ma dirlo e intervenire seriamente è difficile da usare per la propaganda. Meglio gridare al burqa a scuola, anche se non lo porta nessuno (per la cronaca non sopporto nessuna costrizione e discriminazione femminile). - adesso tutti sono liceali. Un po' come tutti dottori con le triennali. Io non ho mai avuto il complesso del liceale figo rispetto a quelli degli istituti tecnici o professionali meno svegli. Come non ho mai sopportato la frase " e ma col liceo non hai in mano nulla" cosa riesci a portare a casa col titolo di studio dipende solo da quanta voglia hai di darti da fare. Chiamare tutti "licei" non risolve il tema delle disparità di accesso al sistema d'istruzione superiore o universitario, serve solo a fare slogan fini a se stessi. Continuiamo a farci abbindolare dalla propaganda, intanto la scuola e la nostra società vanno sempre dereriorandosi

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