13/01/2026
LETTERA APERTA ALL’EUROPEAN FILM ACADEMY
(ENGLISH VERSION BELOW⬇️)
(per aderire:
https://cryptpad.fr/form/ #/2/form/view/hj+xOA3brb1bY1GspmAun0TKx+KnBsyVtRxJD-6UtKQ/ )
“Fermate gli orologi, spegnete le stelle”.
Cominciava così la nostra chiamata alla scorsa Mostra del Cinema di Venezia.
Sono passati quasi 5 mesi e le immagini che ci arrivano direttamente dai territori palestinesi (quelle immagini che ad oggi sono costate la vita a quasi 300 operatorә dell’informazione palestinesi) confermano quotidianamente che il cosiddetto “processo di pace”, paravento di accordo tra potenze occidentali e arabe alleate, la pace non l’ha portata, ancor meno la giustizia, ma ha fatto sì che la soglia di attenzione mondiale si abbassasse drasticamente. Risultato: Israele continua impunemente a commettere crimini contro l’umanità. E noi non vogliamo assistere immobili alla normalizzazione di questa tragedia.
A Gaza si continua a morire. Il governo Netanyahu impedisce l’ingresso di cibo, generi di prima necessità, aiuti umanitari, medicine. A 37 organizzazioni umanitarie che nella Striscia operavano tra rischi e difficoltà, dal 1° gennaio è stato reso impossibile l’accesso. Mentre in Cisgiordania le invasioni dei coloni israeliani protetti dall’esercito sono sempre più letali, l’inverno è arrivato e miete ulteriori vittime.
Come artistə, autorə, lavoratorə del cinema e attivistə, essere a fianco della Palestina è ancora più necessario, proprio adesso che la crescente politica di repressione del dissenso, di criminalizzazione delle proteste e la persecuzione penale di singolə attivistə e organizzazioni aumentano quotidianamente: di Palestina si parla solo in termini di provvedimenti giudiziari nei confronti di associazioni ed attivistə.
Molti governi europei hanno già adottato la definizione di antisemitismo formulata dall’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance): una definizione fallace ma fondamentale per la narrazione sionista perché equipara volontariamente le legittime critiche al governo di Israele a delle espressioni di antisemitismo. Questo conferma la stretta repressiva e censoria che è sempre più schiacciante in Europa e in linea con l’inquietante tendenza a delegittimare il Diritto Internazionale, tanto quanto i diritti civili e sociali. La normalizzazione della repressione di ogni dissenso (anti sionista o di qualunque altro tipo), così come il capovolgimento delle narrazioni, sono sotto gli occhi di tuttə noi. Per questo non possiamo distogliere lo sguardo dalla Palestina, perché la Palestina oggi rappresenta tutte le oppressioni e tutte le ingiustizie che avvengono nel mondo.
Lo sguardo è l’ingrediente fondamentale del cinema: la difficoltà di questo momento ci deve rendere ancora più motivatə proprio perché il “mondo del cinema” ha sempre a che fare con il “mondo reale”. L’arte è mezzo di trasformazione, di testimonianza, di comprensione profonda del mondo, di rappresentazione dell’umano e di sviluppo della coscienza critica: uno straordinario mezzo di riflessione, di partecipazione attiva e di resistenza che ha il dovere di rispondere alla deresponsabilizzazione e al crescente silenzio sulla Palestina. Occorre ancora ricordare che la semantica, il linguaggio, le parole e le immagini, non sono accessori, sono una forma di resistenza sostanziale. Se così non fosse, ancora una volta, dovremmo pensare di arrenderci davvero all’evidenza che essere cineastә o giornalistә, oggi, non ha più alcun senso.
Noi vogliamo continuare a credere nel cinema e nelle persone che il cinema lo fanno, che lo amano e che lo guardano. E che lo celebrano. Ricordiamolo: opere candidate quest’anno agli EFA come The Voice of Hind Rajab e With Hasan in Gaza raccontano di persone vere, di bombardamenti veri, di crimini veri, perpetrati dal Governo Netanyahu anche con la complicità dei nostri Paesi. Possiamo unirci alla loro forma di resistenza. Possiamo essere all’altezza di queste opere e continuare ben oltre il tempo di un film a raccontare la verità in tutti gli spazi che attraversiamo prima che questa venga oscurata dalle narrazioni capovolte degli oppressori.
Esortiamo quindi coloro che parteciperanno sabato 17 gennaio alla cerimonia degli European Film Awards a Berlino, che calcheranno il tappeto rosso, che saliranno sul palco per premiare o per essere premiatə, a prendere posizione contro l’apartheid, il genocidio, la pulizia etnica e l’occupazione della Palestina, ad esprimere dissenso e reclamare la liberazione del popolo palestinese, a farlo creativamente nel segno delle nostre capacità artistiche e comunicative.
“La Paura mangia l’Anima” ammoniva un tempo Fassbinder. E allora esortiamo tuttə a non avere paura perché è ancora tanto quello che possiamo fare. Possiamo cominciare noi stessə a fare quello che i nostri governi non fanno, nonostante l’ONU abbia sancito l’esistenza del genocidio in corso. Possiamo cominciare noi, interrompendo la complicità con Israele e i suoi ambasciatori culturali. Possono cominciare il cinema europeo e gli European Film Awards, in questo momento storico, diventando occasione per esprimere anche i nostri sentimenti e i nostri pensieri più scomodi, soprattutto se riusciamo tuttə ad avere un po’ più di coraggio.
Free Palestine.
Free the World.
ENGLISH:
OPEN LETTER TO THE EUROPEAN FILM ACADEMY AND ITS MEMBERS
"Stop all the clocks… put out the stars…".
Thus began our call at the last Venice Film Festival.
Almost five months have passed, and the images reaching us directly from Palestine (images that to date have cost the lives of nearly 300 Palestinian media workers) confirm daily that the so-called "peace process" - a cover for an agreement between Western powers and their allied Arab states - has not brought peace for the Palestinian people, much less justice, but it has managed to lower the level of global attention. As a result, Israel can carry on committing crimes against humanity with impunity. We refuse to take any part in the normalization of this tragedy.
In Gaza, people continue to die. Netanyahu’s government keeps blocking the entry of food, basic necessities, humanitarian aid, and medicine. Since January 1st, 37 humanitarian organizations operating in the Strip amidst risks and difficulties have been denied access. Palestinians are trying to survive in dire conditions in Gaza and the invasions by Israeli settlers protected by the army are becoming increasingly lethal in the West Bank. Meanwhile, winter has arrived and is claiming further victims.
As artists, authors, film workers, and activists, we believe that standing up for Palestine is even more necessary now that the policy of repressing dissent and of criminalizing protests, as well as the criminal persecution of individual activists and organizations, are increasing daily: Palestine is spoken of only in terms of judicial decisions against associations and activists.
Many European governments have already adopted the fallacious definition of antisemitism formulated by the IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance), which is fundamental to the Zionist narrative because it deliberately equates Zionism with Judaism and legitimate criticism of the Israeli government with expressions of antisemitism. This confirms the increasingly oppressive repression and censorship taking place in large parts of Europe, in line with the disturbing trend of delegitimizing international law as well as civil and social rights. The normalization of the repression of all dissent (anti-Zionist or otherwise), as well as the systematic reversals of narratives, are before our eyes. This is why we cannot turn our gaze away from Palestine, because Palestine today represents all the oppressions and injustices occurring in the world.
Our gaze is the fundamental ingredient of filmmaking: the difficulty of this moment must make us even more motivated, precisely because the "film world" always engages with the "real world." Art is a means of transformation, of testimony, of profound understanding of the world, of representing humanity, and of developing critical awareness: an extraordinary means of reflection, active participation, and resistance that must respond to the dereliction of responsibility and the growing silence regarding Palestine. Let’s reiterate the notion that semantics, language, words, and images are not accessories - they are a form of resistance. If this were not the case, we would have to once again consider surrendering to the evidence that being a filmmaker or a journalist today no longer bears any meaning.
We want to continue to believe in films and in the people who make them, who love them, and who watch them. And who celebrate them. Let’s acknowledge that works such as The Voice of Hind Rajab and With Hasan in Gaza, both nominated for this year's EFA Awards, tell the stories of real people, real bombings, real crimes, perpetrated by Netanyahu’s government with the complicity of our countries. We can practice their form of resistance in our lives too. We can live up to the challenge presented by these films and continue, well beyond the running time of a film, to tell the truth in all the social spaces we inhabit before the truth is obscured by the upturned dystopian narratives of the oppressors.
We therefore urge those who will attend the European Film Awards ceremony in Berlin on Saturday, January 17, who will walk the red carpet, who will take the stage to award or be awarded, to take a stand against apartheid, genocide, ethnic cleansing, and the occupation of Palestine, to express dissent and demand the liberation of the Palestinian people, and to do so creatively, drawing on our artistic and communicative skills.
"Fear Eats the Soul," Fassbinder once warned us. We urge everyone not to be afraid, because there is still so much we can do. We can begin by doing what our governments are failing to do, despite the UN's recognition of the ongoing genocide. We can reject any form of complicity with Israel and its cultural ambassadors. At this moment in history, European cinema and the European Film Academy can seize the opportunity to express our most uncomfortable feelings and thoughts, especially if we can all summon a little more courage.
Free Palestine.
Free the World.
Venice 4 Palestine
con - with
Hany Abu-Assad
Vincenzo Agosto
Mohammed Alatar
Artemide Alfieri
Cécile Allegra
Francesca Sofia Allegra
Nabil Alraee
Angelo Altea
Carla Altieri
Meddeb Amina
Armando Andria
Claudia Angelillo
Laura Angiulli
Guillermo Argueta
Massimo Arvat
Ricard Aurélie
Louisa Babari
Andrea Bagnale
Valentina Bellè
Sarah Bellinazzi
Isabelle Benkemoun
Malek Bensmaïl
Sonia Bergamasco
Marta Bettoni
Carla Bianchi Buttarazzi
Luca Bigazzi
Graziella Bildesheim
Roberto Bisesti
Elettra Bisogno
Barbora Bobulova
Stefania Bogo
Kostantin Bojanov
Maria Bonsanti
Antonio Borrelli
Sara Bosi
Stephane Bottero
Matteo Bove
Francesca Bracci
Alex Braga
Benedetta Buccellato
Clarissa Cappellani
Christian Carmosino Mereu
Claudio Casazza
Antonio Maria Castaldo
Luciana Castellina
Elena Castello
Massimo Casula
Andrea Cimino
Roberto Citran
Francesco Costabile
Lucilla Cristaldi
Stefano D'Anna
Daria D’Antonio
Rosario D'Uonno
Celeste Dalla Porta
Brecht Debackere
Pierre de Domingo
Domiziana De Fulvio
Greta De Lazzaris
Anna Di clemente
Maria Teresa Di Clemente
Leonardo Di Costanzo
Dadà Di Donna
Anna Di Francisca
Nina di Majo
Diego Diaz
Karim Dridi
Juliette Duret
Samira El Mouzghibati
Jean Elia
Licia Eminenti
Annie Ernaux
Abbas Fahdel
Antonio Falcone
Sara Falcone
Davide Ferrario
Donatella Finocchiaro
Beatrice Fiorentino
Annalisa Forgione
Ilaria Fraioli
Giogiò Franchini
Yael Friedman
Gaia Furrer
Dario Fusco
Daniele Gaglianone
Gabriella Gallozzi
Roberto Gambacorta
Matteo Garrone
Giuseppe Gaudino
Damiana Geissa
Ivan Gergolet
Emanuele Gerosa
Noemi Ghetti
Maurizio F. Giacobbe
Fabrizio Gifuni
Adriano Giotti
Giovanna Giuliani
Federico Greco
Luca Grimaldi
Andrea Gropplero di Troppenburg
Alessandra Grossi
Caterina Gueli
Letizia Gullo
Sabina Guzzanti
Peter Hammer
Lilia Hartmann Trapani
Cherti Khalil
Fortunato Marco Iannaccone
Nathan Idit
Dario Indelicato
Tecla Insolia
Maria Iovine
Baccar Jalila
Naël Khleifi
Lorenzo Lattanzi
Luigia Lazzaro
Silvia Lelli
Alessandro Leone
Beppe Leonetti
Daniele Lince
Luigi Lo Cascio
Judith Longuet Marx
Stefano Lorenzi
Annalisa Lori
Fabiomassimo Lozzi
Teresa Lucente
Carlo Luglio
Irene Maiorino
Marco Malfi
Leonardo Maltese
Milena Mancini
Maria Grazia Mandruzzato
Gabriella Manfrè
Alina Marazzi
Pasquale Mari
Stefano Martone
Marina Alessandra Marzotto
Francesco Massarelli
Patricia Mazuy
Francesca Micheletti
Roberto Minervini
Davide Minotti
Teona Mitevska
Alice Molari
Mazzino Montinari
Martina Moor
Silvia Moraes
Laura Morante
Lino Musella
Chiara Nano
Randa Nassar
Arab Nasser
Tarzan Nasser
Iole Natoli
Licia Navarrini
Loris G. Nese
Claudio Noce
Michela Occhipinti
Bruno Olivieri
Raffaele Oriani
Valérie Osouf
Federico Pacifici
Ilan Pappé
Giovanna Pasi
Andrea Pastor
Agnes Pavy
Gianfilippo Pedote
Valentina Pellitteri
Giulia Perelli
Vincenza Perilli
Stefano Pesce
Sara Petraglia
Valérie Pico
Valentina Pietrarca
Antonella Pino
Paolo Pisanelli
Paola Piscitelli
Giovanni Pompili
Edoardo Purgatori
Jacopo Quadri
Sebastiano Raimondo
Cristina Rajola
Desideria Rayner
Michele Riondino
Adeline Rosenstein
Marisella Rossetti
Sergio Rubini
Chiara Russo
Fausto Russo Alesi
Samer Salameh
Maria Carolina Salomè
Paola Sambo
Isabella Sandri
Valia Santella
Enzo Saponara
Federico Savonitto
Fabio Scacchioli
Silvia Pegah Scaglione
Francesca Scanu
Raquel Schefer
Céline Sciamma
Alessandro Scippa
Pietro Sermonti
Emanuele Sicignano
Paolo Sideri
Ezzaldeen Shalh
Claire Simon
Nicola Sisti Ajmone
Eyal Sivan
Rosa Spaliviero
Diego Romero Suárez Llanos
Shereen Suleiman
Silvana Tamma
Angelo Tantaro
Patrick Tass
Gulga Tao
Fiorenza Tessari
Marco Tizianel
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