27/09/2026
La linea editoriale di Freedom Flotilla Italia prevede il contributo di interventi esterni.
Le nostre pagine pubbliche hanno ospitato sensibilità e letture politiche differenti, seppure dentro una linea etica ben precisa.
D'altronde la Coalizione internazionale Freedom Flotilla è composta da persone che provengono da decine di paesi diversi, con diversa estrazione sociale e politica, diverse culture e diverse confessioni religiose.
Se il confronto è serio, questo può aumentare l’interesse di chi ci segue, allargare la discussione e rendere più forte la nostra presenza politica.
Non siamo però a favore delle polemiche, ma ci è stato chiesto con insistenza di pubblicare questo intervento che si pone come risposta a un post di qualche giorno fa.
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Salento per la Palestina ha sostenuto, con forza, Freedom flotilla Italia.
Abbiamo avuto modo di conoscere persone splendide che, per mesi, hanno messo da parte la loro vita privata, il loro lavoro, e sono state con noi, si sono trasferite a lecce per riparare assieme a noi la Madleen e consentirle di partire, poi per organizzare la partenza di handala da Gallipoli e di altre 3 imbarcazioni da Otranto.
Abbiamo condiviso tutto con loro, da pranzi e cene arrangiati e frugali a nottate insonni passate a trovare soluzioni che ci consentissero di fare, senza averne la possibilità economica, cose che avevano costi elevatissimi.
Sopratutto con questi compagni abbiamo condiviso l'idea che le navi fossero solo strumenti utili per parlare del dramma palestinese senza scadere nel paternalismo tipico del mondo occidentale, per sostenere la resistenza di un popolo intero fatto di uomini e donne che difendono il proprio diritto a esistere e la propria libertà a costo di mettere in gioco la propria vita.
Con Freedom flotilla Italia abbiamo messo al centro la dignità e il rispetto per il popolo palestinese che sta pagando un prezzo altissimo ma che non si è mai piegato.
Freedom flotilla parlava di anticolonialismo, di antimperialismo, non si poneva come un'associazione umanitaria.
Ma non era solo questo: se è vero, come affermava il cancelliere tedesco Merz a giugno 2025, che a Gaza Israele "stava facendo il lavoro sporco per l'Occidente", è vero anche che i palestinesi stanno mettendo in gioco le proprie vite per difendere, oltre alla loro libertà, anche la nostra. Perché il sistema di dominazione, che sostiene Israele nel genocidio e nelle guerre che portano morte e distruzione in tutta quell'area, è lo stesso che ci opprime e ci sfrutta qui nei nostri paesi, che chiude i nostri ospedali e le nostre scuole, che taglia i nostri stipendi e fa aumentare i nostri affitti e che sposta continuamente denaro dalle tasche di chi non ha a quelle di chi già ha e vuole sempre di più.
Questa era la Freedom flotilla con la quale abbiamo lavorato, questi erano i temi che abbiamo portato in tutte le piazze della nostra provincia e a questo noi continuiamo a credere: a Gaza, come nel resto della Palestina i problemi sono quelli di un intero popolo, anzi, sono problemi che mettono assieme tutti i popoli del mondo, e non ci sta alcuna possibilità di salvezza individuale.
Leggendo uno degli ultimi post ma, in generale, tanto di quello che Freedom Flotilla Italia pubblica da un po' di tempo, vediamo un'importante inversione di tendenza.
Un post la cui impostazione è impregnata del peggiore orientalismo, non lascia nessuno spazio ai palestinesi, non riconosce alla loro resistenza e alla loro esistenza nessuna dignità, li trasforma in individui da aiutare singolarmente per soddisfare il bisogno individuale di fare del bene che sentono alcuni occidentali buoni.
Bisogno talmente preponderante da creare traumi...
Gli abitanti di Gaza diventano lo sfondo necessario per amplificare e fare emergere il delirio piccolo borghese di queste moderne dame di ca**tà che chiedono di essere viste e riconosciute, non solo per quello che fanno ma anche per quello che, nella loro immensa bontà, vorrebbero fare e non possono, non riescono a fare.
Siamo alla peggiore rappresentazione di se, alla peggiore autoreferenzialità di ego ipertrofici.
Una roba del genere sta nella pagina di Freedom ma, cambiando poche parole, starebbe bene in qualsiasi pagina di amici dei cani, dei gatti o delle tartarughe marine...
Per noi tutto questo è inaccettabile, ed è inaccettabile che il lavoro quotidiano di tanti compagni e compagne sui territori venga capovolto da una comunicazione che finisce col trasformare il sostegno alla resistenza di un popolo in un ridicolo inno a se stessi, da parte delle individualità che gestiscono le pagine.
Noi riconosciamo la dignità del popolo palestinese, sosteniamo la sua resistenza e lo ringraziamo perché continua ad arginare, nonostante i tanti morti, lo strapotere di pochi ricchissimi che pensano di essere i padroni delle vite di 9 miliardi persone!
Cosa che noi italiani, qui, nel nostro paese, non riusciamo a fare ma che sarebbe il miglior modo per aiutare i palestinesi e gli altri popoli che cercano di resistere...
Rifiutiamo l'ostentazione di un umanitarismo paternalista che si autorappresenta evidenziando un'evidente asimmetria di potere tra occidentali buoni e i "poveri" palestinesi, rifiutiamo ogni tentativo di spostare su di se l'attenzione che spetta ai palestinesi ed a chi subisce la ferocia del sistema che determina il presente ed il futuro di miliardi di persone.
Salento per la Palestina