26/07/2026
𝐔𝐧𝐚 𝐃𝐨𝐦𝐞𝐧𝐢𝐜𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐫𝐢𝐟𝐥𝐞𝐭𝐭𝐞𝐫𝐞
Oggi è domenica qui dai Samburu, e l’atmosfera ha qualcosa di speciale.
Il ritmo della vita, che normalmente è già più lento rispetto a quello a cui siamo abituati in Italia, sembra rallentare ancora. È il giorno dedicato alla fede, alla famiglia e alla comunità, e lo si percepisce fin dalle prime ore del mattino.
Maralal è una città diversa dai piccoli villaggi dove trascorro abitualmente gran parte delle mie estati. Qui convivono etnie e confessioni religiose differenti, ognuna con le proprie tradizioni. Camminando per le strade si incontrano uomini, donne e bambini vestiti con i loro abiti migliori, diretti verso una delle tante chiese della città. Da ognuna arrivano canti, preghiere e musiche diverse: alcune dolci e armoniose, altre ritmate e coinvolgenti, ma tutte raccontano la stessa voglia di vivere insieme questo giorno di festa.
Il sole è tornato a splendere dopo le piogge di ieri. Ci sono appena diciotto gradi, ma qui, a oltre duemila metri di altitudine, i suoi raggi scaldano piacevolmente l’aria e rendono ancora più piacevole passeggiare senza una meta precisa.
È quello che ho fatto per buona parte della mattinata. Ho camminato tra le vie di Maralal, osservando la città con calma, annotando qualche pensiero e provando a scambiare due parole con le persone incontrate lungo il cammino. Sono momenti semplici, ma mi aiutano a capire un po’ meglio il luogo in cui mi trovo e la quotidianità di chi lo vive ogni giorno.
Dopo pranzo – consumato in solitudine, perché qui la domenica è una giornata particolare e ognuno è impegnato tra Messe e appuntamenti familiari – ho incontrato coach Kahelo. Abbiamo fatto il punto sulle attività che sta portando avanti con le ragazze della St. Mary Primary School e ci siamo confrontati sul presente e, soprattutto, sul futuro del progetto.
Abbiamo parlato delle attrezzature, dei palloni, dei canestri e, inevitabilmente, del problema che continua a rappresentare il vero nodo da sciogliere: il campo da gioco.
L’incontro mi ha lasciato una sensazione positiva. Ho trovato Kahelo molto più preparato rispetto allo scorso anno, più sicuro del proprio ruolo e sinceramente interessato a far crescere il basket nella scuola. Mi auguro possa diventare, con il tempo, una delle persone su cui poter contare davvero.
Il resto del pomeriggio e anche la serata sono trascorsi lentamente. Qui a Maralal la domenica è così: la città si svuota e ognuno torna alla propria famiglia. È molto diverso da posti come Suguta, Lodungokwe, Tuum, Archer’s Post o South Horr, dove la missione diventa naturalmente un punto di ritrovo e basta un pallone perché, nel giro di pochi minuti, arrivino decine di ragazzi e ragazze. Qui, trovandomi nella zona della cattedrale e non in una missione aperta alla comunità, è molto più difficile creare occasioni di incontro quando le persone non sono già presenti.
Domani, però, sarà tutta un’altra storia.
La mattina partirò presto per Logorate, dove andrò a trovare coach Nelson. Nel pomeriggio rientrerò a Maralal e, finalmente, inizieranno gli allenamenti con le ragazze e i ragazzi. Sarà una giornata lunga e impegnativa, ma è proprio quella che aspettavo. Dopo una domenica così tranquilla, non vedo l’ora di tornare in campo.