22/09/2024
Venerdì pomeriggio ci hanno chiamato per avvisarci che qualcuno aveva forzato la finestra sul retro della nostra sede.
Ce lo aspettavamo, sapevamo che sarebbe successo, com’è successo ad altri container intorno a noi. Siamo andati a vedere, qualcuno è stato lì per più di una notte: ragazzi e ragazze molto giovani dei quali abbiamo trovato montagne di vestiti, mozziconi di si*****te, resti di canne, una piastra per capelli, tre paia di scarpe, bottiglie vuote, cibo take-away, mutande, reggiseni, tintura per capelli, anche un documento.
Non importa in realtà che siano stati per un po’ nel nostro container e non importa né chi siano né da dove vengano, quello che resta del loro passaggio è un luogo completamente devastato, una situazione che ci spezza il cuore, ma non importa in fondo così tanto neanche questo. Quello che importa è che con molta probabilità anche noi abbandoneremo l’ex-OP di Collemaggio, anzi forse già lo stavamo abbandonando da un po’.
Mentre a pochi metri va in scena il Teatro del Perdono, si sta scegliendo deliberatamente da anni di fare dell’area dell’ex-Op il tappeto sotto il quale nascondere la polvere e non è certo questo singolo episodio a dimostrarlo.
Siamo in questo spazio dal 2017, non è mai stato un luogo accogliente, ma la presenza di associazioni, gruppi e spazi sociali facevano sì che parallelamente all’abbandono degli edifici della ex-struttura psichiatrica, restasse vita negli spazi pubblici tutt’intorno. Così, per qualcuno questo tempio dell’abbandono è stato davvero un luogo accogliente; lo è stato anche per noi che dentro quel container abbiamo condiviso tanto lavoro, riunioni, sogni, chiacchiere, nottate. Dopo anni però che delle proposte per avviare una rigenerazione dell’area si fa carta straccia, dopo che si spegne anche l’illuminazione pubblica e che della sicurezza -quella fatta dalle persone che possono fruire di uno spazio, non quella fatta dal controllo di guardie e telecamere- non si preoccupa nessuno, non riusciamo più a starci bene né noi, né coloro che non sanno dove trovare una via d’uscita dal disagio.
Non sappiamo se e come proseguirà la nostra permanenza all’interno dell’ex O.P.
Ci auguriamo, però, che questo episodio possa rappresentare l’occasione per intavolare una riflessione collettiva, l’ennesima, che interroghi tuttə sull’opportunità di mantenere un presidio sociale in questo spazio e come farlo.
le ragazze ed i ragazzi di
VIVIAMOLAq
22.09.2024