02/12/2025
🛑 12 dicembre: l’ennesimo sciopero “generale” che non cambia nulla
Lo sciopero del 12 dicembre proclamato dalla CGIL non è una battaglia di civiltà: è manutenzione ordinaria di un apparato che non sa più parlare al Paese reale.
Si urla alla “manovra ingiusta” 🎭, ma si evita di dire che questa legge di bilancio – pur lontana dalla perfezione – è una delle poche degli ultimi anni ad aver messo davvero soldi veri nelle tasche di chi lavora 💸.
✅ Taglio del cuneo contributivo confermato: per molti lavoratori significa 70–100 euro in più al mese in busta paga.
✅ Scaglioni Irpef rivisti, a tutela di quel ceto medio che regge l’Italia sulle spalle 🧱.
✅ Premi di produttività ancora detassati fino a 3.000 euro, per spingere salario legato ai risultati, non l’ennesimo bonus di facciata.
✅ Misure per famiglie e natalità 👨👩👧👦 in un Paese che tocca i minimi storici di nascite.
E tutto questo dentro vincoli feroci: debito intorno al 140% del PIL, tassi alti, sorveglianza europea continua 📉.
In queste condizioni, non aumentare le tasse e non schiacciare le imprese non è un favore ai “poteri forti”: è semplice responsabilità.
Per una certa retorica sindacale, invece, se non si apre la diga a nuovo debito e nuova spesa clientelare, è “macelleria sociale” per definizione. Slogan facili, conti difficili.
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🔻 Il fronte sindacale? Semplicemente non c’è
La fotografia è impietosa:
• La CISL prende le distanze e non aderisce ✋.
• La UIL si muove in ordine sparso, rivendicando una linea tutta sua.
• La CGIL resta da sola a inscenare la solita prova muscolare.
La famosa “unità sindacale” è evaporata: non c’è un fronte compatto dei lavoratori, c’è un’organizzazione che insiste con il copione del Novecento mentre una parte crescente dei lavoratori – e anche dei suoi stessi iscritti – è semplicemente stanca, esasperata da scioperi che bloccano tutto e non cambiano niente.
Risultato?
Un venerdì di paralisi per trasporti, scuole e servizi essenziali 🚆🏫, con lavoratori, studenti e famiglie ridotti a ostaggi di una rappresentazione pensata più per tenere in vita un apparato che per migliorare davvero la vita delle persone.
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🔵 La scelta dell’UGL Abruzzo
L’UGL Abruzzo sceglie un’altra strada.
Niente teatrino dello sciopero rituale, niente cortei stanchi solo per “far vedere che ci siamo”.
La nostra linea è chiara:
• Tavoli veri, non passerelle 🧑💼
• Correttivi mirati alla manovra, non urla nel vuoto
• Risultati misurabili su salari, produttività, condizioni di lavoro e politiche per le famiglie 📊
Meno megafoni e più accordi concreti. Meno blocchi del Paese, più responsabilità nei confronti di chi lavora, studia, manda avanti le famiglie.
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La manovra non è il paradiso fiscale né il libro dei sogni. Ha limiti, difetti, nodi aperti. Ma qualche passo avanti per chi lavora lo fa.
Lo sciopero del 12 dicembre, invece, è l’ennesimo passo indietro: un gesto simbolico che non sposta una virgola, ma costa tempo, salario e servizi proprio a chi lavora davvero ⏳💼.
In questo quadro, la decisione dell’UGL Abruzzo di non accodarsi al rito dell’ennesimo “sciopero generale” proclamato dalla CGIL non è timidezza.
È l’unica posizione coerente con chi vuole cambiare le cose nei fatti, non limitarsi a recitare per l’ennesima volta in un teatro sempre più vuoto. 🎬