19/06/2026
UN’ALLEANZA POLITICA PER LA COSTITUZIONE
IL VERO BIVIO: DALLA MAGISTRATURA ALLA RAPPRESENTANZA, DAI DIRITTI CIVILI AL LAVORO, L’ATTACCO ALLA NOSTRA CARTA FONDAMENTALE DA PARTE DELLA DESTRA RICHIEDE UNA RISPOSTA UNITARIA; E PURE UN LAEDER CHE PASSI PER LE PRIMARIE
di Domenico Gallo
Sono oltre trent’anni che forze politiche varie succedutesi nel governo del Paese tentano di demolire l’edificio della democrazia italiana e di saccheggiare i beni pubblici repubblicani, sia attraverso attacchi diretti con grandi progetti di riforme, com’è accaduto con la riforma Berlusconi (2005) e con la Riforma Renzi (2016), bocciate dagli elettori, sia con riforme parziali come l’infelice riforma del Titolo V, che ha aperto la strada all’Autonomia differenziata.
L’attacco alla Costituzione è stato portato avanti soprattutto con modificazioni della costituzione materiale, sia attraverso l’introduzione di leggi elettorali di tipo maggioritario, sia svilendo i principi sociali con la “deregulation” del lavoro e delle attività produttive.
Questo processo di delegittimazione della Costituzione è passato attraverso fasi diverse, ma ha subito un’impennata impetuoso nell’ultima legislatura con l’avvento al governo di forze politiche ispirate da una visione autoritaria, palesemente insofferenti di ogni vincolo politico e giuridico all’esercizio del potere, avversarie delle verità sociali e dei diritti dei cittadini. Tutti gli atti più significativi del governo Meloni sono stati orientati a picconare nella prassi il nostro modello di democrazia costituzionale, fondato sull’eguaglianza e sull’inviolabilità dei diritti fondamentali, nel contesto della divisione e distribuzione dei poteri.
Questo processo è stato favorito dagli eventi internazionali: il disprezzo delle regole e dei valori del diritto internazionale, spavaldamente rivendicato da Donald Trump e spinto fino all’estremo limite del genocidio in Palestina, incoraggia i processi di indebolimento delle regole e di degradazione della democrazia sul piano interno. Dietro le grandi riforme programmate del Premierato, della Magistratura e dell’Autonomia differenziata, condite con le restrizioni al dissenso sociale attraverso i cosiddetti Decreti Sicurezza, si profila un vero e proprio cambiamento di regime. Se questo cambiamento non si è ancora realizzato, ciò è avvenuto perché hanno tenuto le istituzioni di garanzia: ha retto la Corte costituzionale che, se non ha sbarrato il passo all’Autonomia differenziata, almeno l’ha fortemente ridimensionata con la sentenza 192/2024; ha sostanzialmente tenuto il controllo di legalità svolto dall’Autorità giudiziaria, mentre il tentativo di manomettere l’indipendenza della Magistratura è fallito con il referendum.
Sebbene contrastato, questo progetto di trasmigrazione dalla democrazia costituzionale, fondata sulla Costituzione del ‘48, ad una autocrazia elettiva, non si è mai fermato ed è destinato ad andare avanti. Anche se il referendum ha sbarrato la strada alla riforma costituzionale, gli effetti del premierato saranno anticipati dalla nuova legge elettorale in cantiere che assicura al Governo il controllo totale del Parlamento consentendogli anche di neutralizzare gli organi di garanzia.
Le prossime elezioni, pertanto, saranno decisive perché la Costituzione italiana non potrà sopravvivere ad un’altra legislatura con questa maggioranza. La Patria del popolo italiano, inteso come comunità politica organizzata in Stato, è la Costituzione.
Quando la Patria è in pericolo si deve realizzare la massima unità fra tutte le forze politiche che nella Patria-Costituzione si riconoscono. Com’è avvenuto nella Resistenza, deve nascere un fronte comune, un nuovo Comitato di Liberazione Nazionale, per consentire al popolo italiano di conservare i beni pubblici repubblicani (a cominciare dal ripudio della guerra) e le libertà civili e sociali a così caro prezzo conquistate.
L’esito del referendum del 22/23 marzo è stato una sorpresa anche per i partiti dell’opposizione che all’inizio si sono mossi in sordina, temendo i risvolti negativi di una eventuale sconfitta sul campo. Se c’è stata una così forte partecipazione popolare al voto, se la maggior parte dei giovani hanno votato per il No, se il Sud ha votato per il No con percentuali altissime, se tanti elettori che alle politiche avevano disertato le urne si sono presentati al voto, questo è accaduto perché la maggior parte degli elettori ha compreso che la posta in gioco non era la separazione delle carriere ma la separazione dei poteri, cioè la Costituzione.
Con le prossime elezioni, ancor più che con il referendum, la posta in gioco è proprio la Costituzione, cioè quel progetto felice di convivenza in cui una comunità umana si può riconoscere nella dimensione della speranza.
La Costituzione è anche un programma politico, esprime un progetto di società aperta in cui l’eguaglianza è garantita nel rispetto delle differenze, i diritti sociali,
al lavoro, alla sanità, all’istruzione, sono assicurati a tutti, in cui l’equilibrio dei poteri mantiene salde le libertà e i diritti inviolabili, nel quadro di rapporti di amicizia e fraternità con gli altri popoli.
La coalizione che si formerà per affrontare le prossime elezioni deve assumere la forza, la robustezza e la superiore legittimazione che deriva da un comune impegno, non solo a difendere, ma soprattutto a dare attuazione alla Costituzione e a realizzare il suo programma politico. La Costituzione deve essere il “pactus foederis” che unisca forze politiche e culture diverse, decise a riscattare l’onore del popolo italiano e delle sue istituzioni politiche.
Per questo la coalizione che affronterà la destra si deve qualificare come “Alleanza per la Costituzione” o “Fronte costituzionale”. Deve alzare un vessillo che abbia una forza travolgente in questo difficile passaggio elettorale, superando formule meramente politicistiche come centro-sinistra, o campo largo, che non esprimono alcuna dimensione di senso.
Non possiamo ignorare che è proprio da forze politiche di centro-sinistra che sono venuti pesanti attacchi ai valori sociali e politici della Costituzione. Scegliere la Costituzione, per tutte le forze politiche in campo, comporta l’esigenza di un forte rinnovamento politico e di un ripensamento delle politiche seguite inseguendo la destra o i miti del liberismo. Questo ripensamento è già in atto, anche se in modo ancora timido, nel PD a guida Schlein.
Tuttavia, non possiamo ignorare che esiste una frattura profonda in politica estera con riguardo all’Ucraina, visto che i socialisti europei ed il PD si sono messi alla testa del partito della guerra.
Per quanto difficile, anche su questo terreno si può trovare un’intesa ove si faccia riferimento ai principi supremi della Costituzione e al magistero del Papa, che ha pronunciato parole chiarissime per una “pace disarmata e disarmante” ed ha chiesto una conversione ad U delle politiche belliciste finora seguite.
Il superamento di questa frattura sarà agevolato dal “cessate il fuoco”. Dopo il “cessate il fuoco” il problema sarà l’esigenza di evitare la continuazione della guerra con altri mezzi e di smantellare la nuova Cortina di ferro costruita intorno alla Russia, nel superiore interesse alla convivenza pacifica di tutti i popoli europei.
Anche nel socialismo europeo si imporrà una scelta fra gli arnesi di guerra come Stoltenberg e l’eredità politica di uomini come Olof Palme e W***y Brandt, che sembra rivivere nella svolta politica di Pedro Sanchez.
Se non per virtù, sarà per necessità: alla fine il disastro economico provocato dalla guerra per procura contro la Russia e dalle guerre di Trump e Netanyahu in Medio Oriente, renderà necessaria una sconfessione delle politiche bellicose di NATO e UE.
Una volta concordato un programma politico di attuazione della Costituzione, a quel punto non bisognerà aver paura delle primarie, a cui si dovrà comunque fare ricorso dal momento che la nuova legge elettorale “in fieri” richiede alle coalizioni di indicare il candidato Presidente del Consiglio: una scelta che non può essere fatta a tavolino nel chiuso delle segreterie di partito. Le primarie potranno essere una significativa esperienza di mobilitazione del popolo della Costituzione e serviranno a cementare un’unità resistenziale, non a creare fratture tra le forze politiche come temono alcuni.
Se milioni di italiani si mobilitassero per scegliere il candidato alla guida della coalizione da contrapporre alla Meloni, questa diventerebbe una giornata di “orgoglio costituzionale”, foriera di buoni auspici per il voto alle politiche.
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Fonte: versione originale all'articolo pubblicato nel "Fatto Quotidiano" di Giovedì 18 Giugno 2026 col titolo: UN' ALLEANZA POLITICA SALVA- COSTITUZIONE;
si veda anche la pagina Facebook di Domenico Gallo, 18 giugno 2026