27/11/2024
Anna Lodeserto Fioralba Duma Rita Coco
È notizia di questi giorni, che, alla chetichella e senza troppa pubblicità governativa, il personale in servizio nei centri di Schengjin e Gjader (sia forze dell'ordine che operatori del gestore e di altri enti) stiano rientrando in Italia.
Dopo i proclami trionfali sull'apertura dei centri in Albania, quasi spacciata come panacea di tutti i mali dell'Italia, si sono susseguiti una serie di "intoppi", anche prevedibili a fronte dell'abominio costituito dal progetto, sfociati in continui "aggiustamenti normativi", che se non avessero avuto conseguenze sui diritti e la vita di persone rasenterebbero la farsa.
Dapprima si è rivelata insufficiente, per rendere legittima la procedura, l'idea di fare una selezione molto approfondita delle persone fragili prima sulle navi e, in seconda battuta, subito dopo lo sbarco; poi ha ceduto la definizione dei paesi sicuri, che come il NAGA aveva a suo tempo commentato, proprio sicuri non sono, ed a nulla è valso il tentativo di correggere la lista definendola attraverso una norma di legge primaria; infine, si è deciso di rinunciare a verificare l'effetto, probabilmente altrettanto inefficace, dell'idea di cambiare i giudici non graditi.
Esprimiamo quindi soddisfazione per il fatto che il progetto Albania vada in letargo, anche se quello che è avvenuto segna un gravissimo precedente. Il tentativo di esternalizzare la detenzione amministrativa è stato fatto. Una tentativo fuori dalle norme basilari dello stato di diritto è avvenuto. I confini del fattibile, del pensabile, dell'attuabile, sono stati spostati. Ancora una volta. Prima o poi ci riusciranno.
Non possiamo però smettere di far sentire la nostra voce su questo tema, sapendo che nel 2026 entrerà in vigore il patto Europeo sull'asilo, che di fatto smantella questo diritto e che nel frattempo nelle nostre città continuano ad esistere i CPR, carceri per persone che hanno la sola colpa di non avere un documento.
Tutto ciò accade mentre ottenere o mantenere un permesso di soggiorno diventa un'impresa sempre più simile alle fatiche di Ercole a causa di meccanismi che paiono pensati apposta per incrementare le file degli irregolari. Gli ostacoli partono dalla sempre più farraginosa burocrazia, passano per le barriere informatiche per arrivare alle continue restrizioni sul rilascio dei permessi, anche a chi fino a poco tempo fa ne aveva diritto.
Il Naga quindi continuerà la sua lotta per i diritti di tutti, senza pietà.
Foto: pexels-thngocbich