22/06/2026
Come NON diventare il gorilla perfetto
(Manuale breve di resistenza buffa)
C’era una volta, nella solita giungla sbagliata,
una mamma gorilla premurosa e ansiosa,
che voleva per il suo cucciolo tutto quello che lei non aveva avuto.
Lo voleva forte, brillante, impeccabile.
In pratica: un Gorilla modello da esposizione.
Così ogni mattina lo ammoniva:
Così ogni mattina lo ammoniva:
«Non piangere, sembri un lemure.
Non inciampare, che fai br**ta figura con gli altri cuccioli.
Stai dritto.
Parla bene.
Non ridere così forte.
Non stare da solo.
Non stare con quelli.
Tagliati il pelo.
Pettinati meglio.
Mangia di più.
Mangia di meno.
Sii prudente.
Sii coraggioso.
Sii umile.
Ma fatti valere.
Trova un lavoro serio.
Non perdere tempo.
Non fare il buffone.
Non fare domande strane.
Non fidarti troppo.
Non essere diffidente.
Sii forte.
Sii intelligente.
Sii speciale.
Sii normale.
E, se ti avanza tempo, salva pure il mondo.»
Il piccolo Gorilla ci provò.
Per un po’.
Ma non funzionava.
Scivolava dagli alberi, rideva nei momenti sbagliati, si commuoveva per una farfalla.
E dentro sentiva una nausea: non era lui a volerlo, ma gli altri a pretenderlo.
Un giorno, stanco marcio di rincorrere una versione di sé che non gli apparteneva, si sedette sotto un grande baniano e lasciò che il silenzio facesse quello che nessuno aveva mai fatto davvero: ascoltarlo.
Lì arrivò un vecchio Gorilla spelacchiato, con gli occhi stanchi e pieni di storie.
Si sedette accanto, sbucciò un frutto ammaccato e glielo porse.
Poi disse:
«Vedi questo frutto?
Storto, graffiato, pieno di cicatrici. È dolce proprio per questo.
La perfezione non nutre.
La perfezione non ama.
La perfezione non fa ridere nemmeno.
Se ti ostini a diventare perfetto, finisci che ti mangi da solo.
Meglio sbagliato e vivo che liscio e vuoto.»
Si grattò la pancia, si alzò e, andandosene senza voltarsi, aggiunse:
«E comunque… nessuno si ricorda dei Gorilla perfetti.
I buffi, i veri, quelli storti… li porta nel cuore persino il vento.»
Da quel giorno il piccolo Gorilla smise di rincorrere copioni altrui.
Non diventò mai un brand, né un modello da giungla.
Cominciò a camminare come gli veniva naturale: storto, buffo, ma vero.
Non invecchiò mai davvero. Ogni giorno più ridicolo, ogni giorno più vivo.
Piano piano, persino la giungla smise di chiedergli perfezione.
E iniziò a ridere con lui.
Perché, alla fine, nessuno può resistere a un Gorilla che cade, si rialza e se la ride.
E così capì che perfetto non lo sarebbe mai stato.
E grazie a Dio.