08/09/2026
๐ด ๐๐ฒ๐๐๐ฒ๐บ๐ฏ๐ฟ๐ฒ: presso il ๐ฆ๐๐ก๐ง๐จ๐๐ฅ๐๐ข ๐๐๐๐๐ ๐ ๐๐๐ข๐ก๐ก๐ (o ๐๐ฒ๐ฎ๐๐ฎ ๐ฉ๐ฒ๐ฟ๐ด๐ถ๐ป๐ฒ) ๐๐๐๐๐ ๐ฃ๐๐๐ฉ๐, a ๐ฉ๐ถ๐ด๐ป๐ผ๐น๐ฎ, ogni anno in questa data si svolgono ๐ด๐ฟ๐ฎ๐ป๐ฑ๐ถ ๐ฐ๐ฒ๐น๐ฒ๐ฏ๐ฟ๐ฎ๐๐ถ๐ผ๐ป๐ถ ๐ฝ๐ฒ๐ฟ ๐น๐ฎ ๐ณ๐ฒ๐๐๐ฎ ๐น๐ถ๐๐๐ฟ๐ด๐ถ๐ฐ๐ฎ ๐ฑ๐ฒ๐น๐น๐ฎ ๐๐ต๐ถ๐ฒ๐๐ฎ ๐ฐ๐ฎ๐๐๐ผ๐น๐ถ๐ฐ๐ฎ ๐ฐ๐ต๐ฒ ๐ฟ๐ถ๐ฐ๐ผ๐ฟ๐ฑ๐ฎ ๐น๐ฎ ๐ก๐ฎ๐๐ถ๐๐ถ๐๐ฎฬ ๐ฑ๐ถ ๐ ๐ฎ๐ฟ๐ถ๐ฎ. Ciรฒ contribuisce da secoli a rendere quel luogo di culto uno dei punti di riferimento della vita religiosa locale.
Oggi pubblichiamo il primo di sei post dedicati ad approfondire la storia e le caratteristiche di questโedificio sacro. I prossimi usciranno da qui alla fine del mese.
La chiesa o pieve di San Martino ๐ช๐ฏ ๐๐ฆ๐ฏ๐ต๐ถ๐ฎ ๐๐ช๐ฑ๐ช๐ด (oppure โ in italiano โ in Cento Ripe o in Centoripe), questa la denominazione originaria di quel luogo di culto, รจ citata per la prima volta nel 1148 e appare probabile che la sua costruzione, in stile romanico, dati a poco tempo addietro; la tradizione, comunque, vuole che tale architettura risalga allโepoca di Liutprando (690 circa? - 744), re dei Longobardi e re dโItalia (dal 712 alla morte), e che sia stata eretta sulle fondamenta di un tempio pagano. Il san Martino a cui si rimandava nella dedicazione era san Martino Vescovo, cioรจ san Martino di Tours (vescovo e militare romano di origine pannona vissuto dal 315/317 al 392). Il riferimento alle ยซcento ripeยป, ossia dirupi, alludeva โ in generale โ al dissesto orografico e idrogeologico del luogo in cui la chiesa venne costruita: un piccolo pianoro che si trova ai piedi dei non dolci pendii sottostanti Campiglio e che in quel periodo era abbastanza vicino alla riva sinistra del corso dโacqua noto nella storia come fiume Scoltenna e poi โ dal Settecento inoltrato, presso la nostra comunitร โ come fiume Panaro, sulle cui sponde, a qualche centinaio di metri piรน a monte, fu a lungo in funzione lโormai da secoli scomparso ponte di Santo Spirito (citato nei documenti almeno sino al 1337), del quale il parroco di San Martino era il rettore. Lโallusione alle ยซcento ripeยป riesce comunque alquanto problematico, se si rimane alla lettera: nel sito, infatti, non risulta che allโepoca esistesse, proprio come non esiste oggi, un susseguirsi di zone dirupate, pur essendovi un sensibile dislivello; forse per questo, anche se nei documenti si legge di norma lโespressione ยซin Centum Ripisยป, lโautorevole ๐๐ผ๐บ๐ฒ๐ป๐ถ๐ฐ๐ผ ๐๐ฒ๐น๐น๐ผ๐ถ (1660-1712) nella sua ๐๐ฆ ๐๐ช๐ฏ๐ฆ๐ฐ๐ญ๐ข๐ฆ ๐ฎ๐ฐ๐ฅ๐ฆ๐ณ๐ฏ๐ช๐ฐ๐ณ๐ช ๐ด๐ต๐ข๐ต๐ถ ๐ค๐ฉ๐ณ๐ฐ๐ฏ๐ช๐ค๐ข ๐ฆ๐ฏ๐ข๐ณ๐ณ๐ข๐ต๐ช๐ฐ โ stesa dal 1704 al 1706, ma rimasta manoscritta fino al 1872 โ preferisce usare la formula ยซsopra ripa e sotto ripaยป (ยซSanctus Martinus supra ripam et subtus ripamยป), con richiamo implicito ai menzionati ripidi colli di Campiglio e allโantica relativa prossimitร alla non altissima scarpata che preludeva alla riva sinistra del fiume, una locuzione che nondimeno era giร stata impiegata quasi un secolo prima nellโiscrizione di una lapide della quale parleremo nel nostro terzo post. Bisogna comunque ricordare che nelle โBasse Superioriโ, ad alcune centinaia di metri in linea dโaria dallโedificio sacro, sorgeva il vecchio mulino della Comunitร di Campiglio, documentato giร nel 1029 e scomparso sei secoli piรน tardi per un grave allagamento, un fabbricato detto โmulino Centroripeโ (si trovava nellโarea dove attualmente รจ situata lโala sinistra del complesso della โGaribaldinaโ, situato lungo lโodierna Via Casinetto Santi).
Nellโimmagine, fotografia recente della parte esterna piรน antica ancora visibile della pieve: le absidi romaniche.