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04/06/2026

Salernitana 1994-95

Dispiace veder finire così un cammino che aveva riacceso entusiasmo, speranza, orgoglio. Ieri si è vista una squadra sta...
28/05/2026

Dispiace veder finire così un cammino che aveva riacceso entusiasmo, speranza, orgoglio.

Ieri si è vista una squadra stanca, in difficoltà, lenta nel coprire gli spazi e senza la forza necessaria per ribaltare una gara che è iniziata peggio di come era finita quella di andata.
Eppure alla fine non ci sono stati fischi, non c’è stata rabbia. Ci sono stati applausi.

Questa è la Salerno in cui ci riconosciamo: gente che non ha mai preteso l’impossibile ma che anzi sa accettare una sconfitta, sa sopportare un’annata difficile, sa persino ingoiare delusioni pesanti in cambio di un'unica cosa... l’attaccamento. L’impegno. La tenacia. La sensazione di vedere uomini che lottano davvero per qualcosa che va oltre una semplice partita.

A questa gente basta vedere una squadra unita, un gruppo che soffre insieme, un allenatore che vive ogni pallone, una società che parla con chiarezza ed è consequenziale con i fatti. Gente che percepisce sincerità negli sforzi, anche quando i risultati non arrivano. Salerno non ha mai voltato le spalle. Mai.

Questo finale di stagione ci lascia questo spaccato.
Non un risultato, non una categoria ma un legame rinsaldato. Una squadra che, pur con tutti i limiti, è riuscita a riportare il popolo dalla sua parte.
E un popolo che ha risposto come sa fare soltanto chi ama davvero: restando presente fino all’ultimo applauso.

Non ci sono macerie. Ci sono basi.

C’è un'ossatura di squadra su cui lavorare.
C’è soprattutto una tifoseria che ancora una volta ha dimostrato maturità, amore e presenza.
Serve un passo ulteriore, quello che è chiamata a fare la proprietà.
Serve chiarezza.
Serve una visione.
Serve la volontà concreta di costruire qualcosa che non viva soltanto di promesse o stagioni improvvisate, qualcosa che non guardi al prossimo torneo ma ai prossimi anni.

Salerno quando percepisce verità, programmazione e ambizione sincera, sa tendere la mano e diventare una forza travolgente.
Perché questa fede non nasce con il mercato estivo e non muore con una sconfitta ai playoff. È qualcosa che ci accompagna ogni giorno, ogni stagione, in ogni caduta e in ogni ripartenza.

27/05/2026

Pre Partita

La vittoria è sfumata a soli cinque minuti dal termine, ma davanti a un grande gol come quello del pareggio c’è solo da ...
25/05/2026

La vittoria è sfumata a soli cinque minuti dal termine, ma davanti a un grande gol come quello del pareggio c’è solo da alzarsi in piedi e applaudire, senza andare a ricercare sbavature.

Quello maturato all'Arechi è un risultato giusto, arrivato al termine di una partita equilibrata e contro una squadra vera, una partita in cui ognuno ha messo in campo le armi che aveva.

​È emersa per la prima volta, in maniera evidente, la stanchezza fisica che ha inevitabilmente condizionato l'ultimo quarto d'ora mostrando una Salernitana stremata da un cammino incredibile: cinque gare in quindici giorni, tutte vissute con la qualificazione in bilico. Un percorso che inizia a pesare non solo sulle gambe, ma anche sulla mente. Una dinamica che non è capitata al Brescia, che ha potuto invece beneficiare di un ampio turnover nel turno infrasettimanale grazie a una qualificazione che aveva già ampiamente ipotecato.

​Sarebbe un grave errore, però, lasciarsi deprimere proprio ora, a due giorni dal ritorno in terra lombarda.
C'è una qualificazione ancora aperta, una partita ancora tutta da giocare e, finalmente, un regolamento che ci concede qualche chance in più.
Per l'impresa servirà tanta personalità, coraggio e anche un pizzico di fortuna, ma abbiamo l'obbligo di provarci fino in fondo. Noi fuori e loro in campo.

​Se non dovessimo farcela, sarà solo per mano di una squadra che si sarà dimostrata più brava sul campo.
Per questo l'esito non dovrà in alcun modo condizionare il giudizio complessivo su questa stagione, sia che si parli della squadra e dello staff tecnico, sia che si guardi alla società. Anche in caso di verdetto negativo, saremmo comunque in presenza di una grande, enorme differenza rispetto alle ultime due stagioni: una base solida su cui costruire il futuro e un ambiente compatto da difendere.

​Un patrimonio del genere non possiamo permetterci di distruggerlo: non dobbiamo farlo noi e non deve farlo la proprietà.

Ma è ancora presto per parlarne, ​adesso è il momento di mettere lo zaino in spalla, scaldiamo i motori e andiamo a provarci.

Nel cuore di un popolo cresce l’attesa per una semifinale playoff che può far tremare uno stadio e ba***re forte migliai...
24/05/2026

Nel cuore di un popolo cresce l’attesa per una semifinale playoff che può far tremare uno stadio e ba***re forte migliaia di cuori.

La Salernitana, per tanti di noi, non è soltanto una squadra: è appartenenza, memoria, famiglia, identità.
È una ragione di vita.

Ma proprio oggi il primo pensiero non può che andare a quattro ragazzi che il 24 maggio 1999 seguivano con amore la propria squadra e non tornarono più a casa.

Giovani vite spezzate che continuano a ricordarci quanto il calcio possa unire, emozionare e segnare profondamente l’esistenza delle persone.

La passione va vissuta fino in fondo, sì.
Con la voce rotta dopo novanta minuti, con le trasferte, con gli abbracci, con le lacrime e con l’orgoglio di portare certi colori addosso.

Ma MAI dimenticando ciò che conta davvero: la vita umana, il rispetto, la coscienza.

Tifare significa amare.
L’amore vero non è violenza, non è odio, non è eccesso.
È presenza, condivisione, senso di comunità.
È sostenere i propri colori senza perdere mai di vista il valore delle persone.

A chi oggi sogna sugli spalti.
A chi lo fa da lassù.

Proviamoci 🅘🅝🅢🅘🅔🅜🅔

Ci sono storie che dovrebbero essere raccontate sempre, soprattutto quando il calcio rischia di dimenticare la propria u...
23/05/2026

Ci sono storie che dovrebbero essere raccontate sempre, soprattutto quando il calcio rischia di dimenticare la propria umanità.

Roberto Bani era un ragazzo partito per seguire il suo Brescia, come fanno migliaia di tifosi ogni settimana: con una sciarpa, degli amici accanto e la voglia di vivere una giornata di passione. Poi quella maledetta domenica di maggio a Salerno trasformò tutto in dolore.

Furono giorni lunghi, pesanti, pieni di speranza e disperazione insieme.

La famiglia di Roberto venne accolta e sostenuta dalla gente di Salerno, persone comuni che sentirono il bisogno di esserci. In quei corridoi d’ospedale nacque qualcosa che andava oltre il calcio: rispetto, solidarietà, fratellanza vera. Un’intera città si mobilitò per non lasciare soli quei familiari arrivati da lontano con il cuore spezzato.

L'amicizia tra Bresciani e Salernitani non è nata per convenienza, è nata da una tragedia umana, dal dolore condiviso, dalla capacità di due tifoserie abbracciarsi e sostenersi.

Ed è proprio per questo che oggi fa ancora più male vedere come, nonostante ciò che rappresenti questa storia, si stiano già approntando restrizioni, divieti e limitazioni per la partita di mercoledì.

Le istituzioni dovrebbero conoscere e ricordare queste storie prima di assumere fredde decisioni da dietro una scrivania.

Certe partite non sono semplicemente eventi sportivi ma sono memoria, sono rispetto, sono la dimostrazione che i tifosi sono l'unica parte del calcio che è ancora ricca di umanità.

E Roberto Bani continua a vivere proprio lì... in quel legame costruito nel dolore e custodito da quasi trent’anni.


La Salernitana passa a Ravenna e forse, per la prima volta in maniera così evidente, lascia la sensazione di essere dive...
21/05/2026

La Salernitana passa a Ravenna e forse, per la prima volta in maniera così evidente, lascia la sensazione di essere diventata una squadra vera. Non tanto per il risultato in sé, quanto per il modo in cui è arrivato: gestione ordinata, senza frenesia, quasi ermetica nei momenti chiave della gara. Una squadra consapevole dei propri mezzi, capace di controllare ritmo e spazi senza mai dare l’impressione di perdere equilibrio.

Oggi diventa difficile individuare il migliore in campo, perché il valore aggiunto sembra essere il funzionamento collettivo: ogni componente svolge il proprio compito con efficacia, valorizzando l’intero ingranaggio. Ed è probabilmente il complimento più grande che si possa fare ad un gruppo.

Questo porta inevitabilmente ad una rivalutazione complessiva della stagione e dell’operato della società, indipendentemente da quello che sarà il finale.
La Salernitana è arrivata nel momento decisivo del campionato in compagnia delle squadre più forti e lo sta facendo per dieci undicesimi con calciatori che erano già presenti ad inizio anno. Un dettaglio tutt’altro che banale, soprattutto considerando le difficoltà e i momenti critici attraversati nei mesi scorsi.

Adesso il Brescia. Una sfida difficile, contro un avversario forte, che richiederà qualità, sacrificio e soprattutto un ambiente all’altezza della posta in palio.

Questo gruppo ha dimostrato di meritarsi la fiducia, il sostegno e un pubblico capace di fare la differenza.

Adesso tocca a noi. Ancora una volta.

20/05/2026

Bobby is back 🇬🇧

20/05/2026

First reaction 😱✋🏼👂🏼🔊

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