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Tre indizi fanno una prova, tre partite dallo stesso andamento certificano che la Salernitana fatica a trovare un’identi...
18/10/2026

Tre indizi fanno una prova, tre partite dallo stesso andamento certificano che la Salernitana fatica a trovare un’identità, si affida agli spunti dei singoli e continua a mancare una trama riconoscibile, mentre in panchina il nervosismo di Cosmi cresce, fino a coinvolgere persino i propri collaboratori.

Nel post partita arrivano anche le critiche ai tifosi, accusati di essere troppo duri con i calciatori; a noi pare che sia proprio lui invece a reagire in maniera scomposta e plateale ad ogni errore.

E non si risparmia neanche sul "ring" della sala stampa dove arriva con un atteggiamento sbagliato e poco rispettoso.

A scanso di equivoci lo ribadiamo ancora una volta: Cosmi non è l'unico responsabile della situazione attuale. Ma la serata di ieri lascia più di una perplessità e apre inevitabilmente una riflessione.
Passino il non gioco, gli errori nelle scelte e un bottino di appena 14 punti in 10 giornate. Passino le prestazioni deludenti e le difficoltà nel dare un’identità alla squadra. Ma prendersela con chi paga il biglietto, sostiene la Salernitana e ha il diritto di manifestare la propria delusione no, non è un'opzione soprattutto per un allenatore esperto come Cosmi.

Magari, nel merito, qualche sua considerazione sarà anche condivisibile. Ma lasciamo che a dirlo siano altri tifosi. A chi siede in panchina spetta il compito di dare risposte sul campo, non di alimentare lo scontro con chi la squadra la sostiene ogni settimana.

Il suo cammino è arrivato al capolinea?

Non lo sappiamo, così come non sappiamo se sia la scelta giusta. Ma certamente a pesare non saranno soltanto i risultati e una squadra che continua a non convincere.

Più che tornare sui soliti discorsi, ripetuti mille volte e che finiscono per diventare noiosi, per una volta appare più...
12/10/2026

Più che tornare sui soliti discorsi, ripetuti mille volte e che finiscono per diventare noiosi, per una volta appare più interessante soffermarsi su quelle sfumature che sfuggono alle telecamere, ma non a chi siede immediatamente dietro la panchina.

Casarano resta un campo difficile, dove fare punti non è mai scontato.

La sensazione che resta, però, è che questa Salernitana non riesca a esprimersi fino in fondo, come potrebbe. E forse più di qualche motivo va ricercato fuori dal campo.

Non servono gesti plateali o proteste eclatanti per capire che alcune decisioni non siano particolarmente gradite: sguardi, espressioni e reazioni trattenute lasciano trasparire un disappunto evidente.

Senza voler giudicare decisioni di cui non conosciamo tutte le motivazioni, il dubbio riguarda soprattutto il riconoscimento della leadership. Cosmi dovrebbe essere il riferimento d'esperienza, l'uomo chiamato a gestire il gruppo e a garantirne gli equilibri, demandando al suo vice gli aspetti più strettamente tecnico-tattici.
D'altronde, prima degli schemi e delle questioni tattiche, una squadra ha bisogno di riconoscersi nella propria guida, di sentirsi ascoltata e di comprendere le scelte, anche quando non le condivide.

Eppure, scrutando ogni dettaglio da dietro la panchina, la sensazione è che sia proprio Scurto a provare a tenere unito il gruppo, l'uomo in cui i calciatori riconoscono un interlocutore e un punto di riferimento.
Forse per una questione anagrafica, forse per il linguaggio, forse per la mentalità. Sta di fatto che sembra decisamente più in sintonia con i giocatori, con i quali ieri, in più occasioni, ha dovuto ricorrere a tutta la diplomazia possibile per gestire le reazioni alle scelte fatte (o non fatte) da Cosmi.

Ma il punto non è difendere o attaccare Cosmi, né tantomeno alimentare polemiche.

Il punto è capire se questa squadra abbia davvero una guida riconosciuta, se la dirigenza sia consapevole di queste dinamiche e, soprattutto, cosa ne pensa.

Il campo viene dopo e, come sempre, è la logica conseguenza di ciò che accade fuori.

Potrebbe essere il crocevia della stagione, a patto che ognuno sappia comprenderne la lezione.Partiamo dai tre punti con...
05/10/2026

Potrebbe essere il crocevia della stagione, a patto che ognuno sappia comprenderne la lezione.

Partiamo dai tre punti contro un Bari che, per larghi tratti, ha dato l’impressione di avere qualcosa in più.
Prendiamo il ritorno al gol di Lescano che, forse qualcuno ha dimenticato, è l’uomo d’area che deve stare lì e buttarla dentro.

Il tifoso deve comprendere che questa squadra, al netto dei limiti qualitativi di alcuni, l’impegno lo mette praticamente sempre. Ha dimostrato di poter giocare contro avversari più attrezzati se mette in campo la garra. Perché, come diciamo da settimane, in Serie C si gioca prima con il temperamento e poi con le qualità tecniche. Quello che ti fa fare un recupero provvidenziale, quello che ti fa tenere viva una palla persa.

Agonismo che però va canalizzato.
Qui entrano in gioco le scelte dell’allenatore, che deve comprendere gli errori commessi e fare in modo che non vengano ripetuti.
Non bisogna cambiare quelle che, strada facendo, sono diventate certezze: bisogna costruire attorno a queste certezze un vestito adatto, mettendo nelle condizioni migliori i giocatori più bravi. Da questo punto di vista le scelte iniziali sono state cervellotiche, ma gli è finita bene e avrà la possibilità di correggerle.

La partita è tutta qui.

Il Bari ha gestito il match, passando in vantaggio per un errore banale di Celiento e impostando il resto sulla difesa ordinata e sulle ripartenze grazie ad un avversario sfilacciato che si è adeguato al ritmo compassato.
Ha sfiorato più volte il raddoppio, trovando sulla propria strada prima Galeotti e Vitale, poi peccando di mira.

Lo spartito cambia con il cambio tattico: difesa a quattro, due mediani, dentro Lescano, Villa e Varela. Nasce così il forcing che ha permesso di ribaltare la partita, agevolato anche dalle infelici scelte dell’allenatore avversario.

I risultati non devono condizionare i giudizi.
C’è tantissimo da lavorare e alla prossima si va a Casarano, gara tutt’altro che semplice che cela un tranello enorme stile Crotone.

La lezione è stata importante.
Il nuovo esame lo sarà ancora di più.

La cosa più grave di ieri non è stata perdere, ma vedere una squadra molle, distratta e mentalmente assente. E qui non e...
27/09/2026

La cosa più grave di ieri non è stata perdere, ma vedere una squadra molle, distratta e mentalmente assente.
E qui non esistono alibi, perché impegno, concentrazione e cattiveria agonistica non dipendono dalla preparazione fisica o tattica, ma dalla volontà.
L’ammonizione ingenua di Vitale dopo pochi minuti e i continui passaggi orizzontali, persino in superiorità numerica e con tre punte in campo, ne sono l’immagine.

Dopo dieci minuti era evidente la sofferenza a centrocampo, con Zunno e Crapisto troppo liberi tra le linee, ma non sono arrivati correttivi. Cosmi con questa sorta di 4-4-2 ha dato maggiore equilibrio nelle scorse gare, ma nessuna soluzione dura per sempre: gli avversari ti studiano, trovano le contromisure e sta al lui trovare soluzioni, variando anche lo sviluppo del gioco.

Bisogna lavorarci così come serve coinvolgere più giocatori: le alternative non avranno tutte la qualità dei titolari, ma le rotazioni sono necessarie per distribuire energie e permettere a tutti di rendere al meglio.

Questo non assolve la società e la dirigenza da mancanze che nessuno vuole cancellare, ma continuare a ripetere certe cose, ora che il mercato è chiuso, non cambia nulla.

Anche l’ambiente deve uscire da un equivoco mentale: non siamo in Serie A e nemmeno in B, oggi siamo al secondo anno di Serie C... non abbiamo ancora dimostrato di meritare il salto e probabilmente non siamo attrezzati per vincere il campionato.
Prenderne atto non significa rassegnarsi. Tra essere favoriti per il primo posto e non poter competere esiste un mondo.

Si può crescere, migliorare e provarci.
Buttare a mare tutto e tutti dopo una sconfitta non serve, soprattutto perché negli ultimi anni i cambiamenti non sono stati sinonimo di miglioramenti.

Il Crotone, che sul campo ha fatto appena tre punti meno di noi, ha finito con giocatori stremati. Noi abbiamo dato tutt’altra sensazione, forse perché ci sentivamo superiori... ma sulla base di cosa?

Possiamo perdere.
Possiamo non essere i più forti.
Ma non accettiamo che in campo si scenda senza impegno, dedizione e agonismo.
È la serie C, se non lotti perdi con tutti.

19/09/2026

Celiento is on fire 🎯

16/09/2026

Ci sono partite che lasciano rammarico per ciò che poteva essere e, allo stesso tempo, fiducia per ciò che si è visto. Torniamo da Barletta esattamente così.

La Salernitana crea, spreca occasioni importanti, trova di fronte un portiere in grande giornata e va sotto praticamente nell’unica situazione pericolosa concessa.

Ma la risposta non è confusa, la reazione è lucida e immediata, il pareggio cercato e trovato. Nel finale anche la volontà di provare a vincerla.
Cresce la consapevolezza della squadra, migliora il contributo dei subentrati e la condizione fisica complessiva.

Adesso, però, serve trasformare i progressi in risultati.
La classifica può ancora essere lasciata da parte: ciò che conta è iniziare un filotto di vittorie e mettere fieno in cascina. Il calendario delle prossime due gare offre un’occasione da sfruttare prima della sfida interna con il Bari.

Due punti persi si, ma anche la sensazione che questo punto di Barletta, per come è maturato, potrebbe assumere un significato che comprenderemo soltanto più avanti.

*TRASFERTE LIBERE*
13/09/2026

*TRASFERTE LIBERE*

Un primo tempo ad altissima intensità, giocato con rabbia e con la bava alla bocca, mordendo un avversario che, seppur s...
12/09/2026

Un primo tempo ad altissima intensità, giocato con rabbia e con la bava alla bocca, mordendo un avversario che, seppur spregiudicato, arrivava a punteggio pieno all'appuntamento.

Ne è venuta fuori una partita divertente, con errori da entrambe le parti, ma con una Salernitana viva, con meno possesso e più verticalità, sicuramente più concreta e che rispetto alla gara precedente ha saputo gestire meglio anche la stanchezza negli ultimi trenta minuti.

La veste tattica delle ultime gare sembra comunque adattarsi meglio alle caratteristiche dei giocatori, che si stanno conoscendo e pian piano stanno acquisendo una condizione accettabile.

I due gol subiti nascono da due incertezze di Galeotti, ma guai a buttargli la croce addosso: puntare sui giovani significa anche avere la pazienza di concedere loro la possibilità di sbagliare e di crescere.

Volendo trovare un difetto nella prestazione, probabilmente va individuato nell’eccessiva, quasi esasperata, voglia di pressare l’avversario fin dentro la propria area anche in momenti nei quali sarebbe stato forse più utile conservare energie. Imparare a scegliere quando accelerare e quando respirare è uno step necessaro.

E poi c'è il problema delle rotazioni: soprattutto a centrocampo, senza De Boer, le alternative sono limitate e nella seconda metà delle gare la squadra finisce spesso per subire il ritorno, soprattutto fisico, degli avversari.

Serviva un segnale positivo ed è arrivato.

Il reale valore della squadra lo conosceremo più avanti, ma una partita positiva o negativa non può stravolgere i giudizi: la parola chiave è equilibrio, dentro e fuori dal campo.

Quell'equilibrio troppo spesso sconosciuto non solo a chi gestisce la società, ma soprattutto a chi commenta dall'esterno.

Niente che già non sapevamo.
10/09/2026

Niente che già non sapevamo.

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