20/06/2024
Le persone costrette ad abbandonare il proprio Paese sono in continuo aumento.
Secondo l’UNHCR sono oltre 114 milioni gli esseri umani in fuga da conflitti, da gruppi estremisti e regimi autoritari, dalla povertà o dalle catastrofi naturali e dai cambiamenti climatici. Di questi, oltre 47 milioni di bambini e adolescenti si trovano, sradicati, ad affrontare una storia di migrazione.
La fuga senza tregua da intere regioni colpite da guerre o crisi umanitarie ha negli anni modellato vie di fuga irregolari, lungo le quali richiedenti asilo, rifugiati e vittime di traffico o di tratta si mescolano in quella che viene definita “mixed migration”. Contrariamente a quanto si pensa spesso queste rotte di massa non sono percorsi a senso unico, ma vie in continuo cambiamento per aggirare i controlli ed evitare che i flussi i blocchi alle frontiere.
La maggior parte delle persone sfollate sfrutta infatti più vie di fuga, percorsi spesso pericolosi e multidirezionali, che restituiscono rotte mai lineari e dirette.
Secondo quanto registrato dall’Agenzia Onu per i Rifugiati, la maggior parte dei rifugiati è oggi originaria da 5 paesi: Afghanistan, Repubblica Araba Siriana, Venezuela, Ucraina, Sud Sudan.
Questi dati ci parlano di come le principali crisi dell’ultimo decennio non solo non sono in via di risoluzione, ma anzi rimangono ancora nodi cruciali dal punto di vista umanitario. Si pensi infatti alla Siria, dove dal 2011 è in corso una guerra civile di cui non si parla ormai più, colpita ulteriormente da un violento terremoto nel febbraio 2023.
E mentre queste crisi continuano e le persone bisognose di protezione internazionale sono prima di tutto accolte in Paesi a basso e medio reddito, spesso confinanti con zone di guerra o che stanno affrontando crisi umanitarie, in Europa si costruiscono muri e fili spinati, limitando sempre più lo spostamento di persone e rafforzando l’idea di Fortezza europea.
Da anni chiediamo che venga modificato il Regolamento di Dublino, ma al contrario, oggi i principali governi europei, tra cui l’Italia, puntano ad espandere la pericolosa nozione di “paese terzo sicuro”, continuando l’opera di esternalizzazione dei confini e quindi limitando i diritti di migliaia di persone, tra cui molti minori.
L’idea secondo la quale la gestione dei flussi deve ricadere su Stati di frontiera, che diventano “Paesi hotspot”, aumentando la pressione sociale contro migranti e richiedenti asilo deve cambiare. Così come deve cambiare la narrazione dominante che etichetta le migrazioni come “emergenze” anche dopo decenni di traversate, nel Mediteranneo o via terra.
Chiediamo che venga fermata la spirale di politiche securitarie che da anni si susseguono per fermare le migrazioni, attraversando governi di diverse appartenenze politiche. Queste scelte infatti hanno da tempo messo in luce il loro fallimento.
Nella Giornata del Rifugiato 2024, chiediamo, ancora una volta, che le istituzioni europee e nazionali agiscano per garantire una reale protezione alle persone in fuga da conflitti e persecuzioni grazie a politiche solidali tra Stati membri e per chi cerca di raggiungere un luogo sicuro in Europa.