Non Dalla Guerra

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Non Dalla Guerra Siamo un’associazione giovanile e indipendente. Organizziamo campi di volontariato in Medio Oriente, Non dalla Guerra è un progetto, un’idea, un sogno.

Nasce dalle esperienze di alcuni ragazzi ventenni fatte in luoghi di conflitto nel medio oriente. Queste esperienze sono racchiuse qui. L’idea è di fare qualcosa di concreto in quei luoghi, zone martoriate dalla guerra, ma soprattutto anche qui, dove la guerra è dimenticata, tramutata in numeri che non ci toccano minimamente perché (fortunatamente) non ci rendiamo conto di cosa vogliano realmente dire i numeri della guerra.

Anche quest'anno le storie che abbiamo ascolto in Giordania ci hanno interrogato molto. Soprattutto sul dopo, sul nostro...
01/09/2024

Anche quest'anno le storie che abbiamo ascolto in Giordania ci hanno interrogato molto. Soprattutto sul dopo, sul nostro ritorno in Italia. Cosa ce ne facciamo? Questa è la domanda che ci accompagna ogni anno. Come possiamo dare continuità all'esperienza che abbiamo vissuto, affinché non sia solo una parentesi fine a se stessa?! Una continuità che ciascuna/o porta nella propria comunità, nella vita quotidiana o nella nostra associazione.

Solo trasformando la rabbia provata ascoltando alcune storie è possibile portare un cambiamento, o almeno tentare di renderlo concreto. Questo è il motivo per cui Non Dalla Guerra è nata 10 anni fa. La strada non è semplice, ma sappiamo che non siamo sol3. Ancora una volta la Giordania, che in questo momento soffre molto anche per la condizione delle persone palestinesi, ci ha fatt3 sentire a casa.

Re(si)stiamo Uniti! ❤️ Caritas Jordan

📸 Rami Awwad

La cura delle relazioni è al centro della storia decennale di Non Dalla Guerra. Ne è un esempio l’amicizia con Abu Ali e...
07/08/2024

La cura delle relazioni è al centro della storia decennale di Non Dalla Guerra. Ne è un esempio l’amicizia con Abu Ali e la sua comunità siriana stabilitasi da anni ad al-Mafraq, a pochi chilometri dal campo profughi Zaatari e dal confine con la Siria.

Anche quest’anno abbiamo fatto loro visita, ricevendo come sempre una grande accoglienza. Abbiamo bevuto il tè ascoltando le storie delle famiglie che vivono qui.

La comunità - composta da circa trenta famiglie - comprende molte bambine e bambini. L’ultima nata ha 8 mesi e si chiama Shouq, che in arabo significa “nostalgia”. Infatti, con il passare del tempo mantengono viva la propria identità, pur vivendo in un Paese in cui sono ospiti, senza sapere se in futuro potranno fare ritorno in Siria.

📸 Rami Awwad

Ad ospitarci quest’estate è la capitale del Paese: Amman. Formata da otto cerchi concentrici, la città è in forte espans...
06/08/2024

Ad ospitarci quest’estate è la capitale del Paese: Amman.

Formata da otto cerchi concentrici, la città è in forte espansione e si estende su sette colli (in arabo “jabal”) ed è situata nel nord-ovest della Giordania.

Sotto il dominio greco, e poi romano, Amman era conosciuta come Filadelfia e si trovava lungo una strada commerciale che collegava Aqaba a Damasco. La popolazione della città è molto variegata, ma la gran parte è di origine palestinese.

I palestinesi arrivarono in massa prevalentemente tra gli anni 1940 e 1970, in particolare per la guerra arabo-israeliana del 1948 e per la guerra dei Sei Giorni del 1967.

La popolazione cittadina - 4 milioni di abitanti - è composta da una parte rilevente di persone rifugiate provenienti da Siria, Iraq e, soprattutto negli ultimi tempi, da Sudan e Yemen.

La maggior parte della popolazione di Amman è musulmana sunnita, ma è presente anche una comunità cristiana; tra cui quella della parrocchia che ci ospita, Nostra Signora del Carmine, in uno dei quartieri più vulnerabili della città: quello di Al-Hashmi Al-Shamali, situato a nord-est.

Finalmente!!! Anche quest’anno siamo tornat3 in Giordania!!! 🇯🇴🤩Ci troviamo ad Amman, per un nuovo campo di volontariato...
03/08/2024

Finalmente!!! Anche quest’anno siamo tornat3 in Giordania!!! 🇯🇴🤩

Ci troviamo ad Amman, per un nuovo campo di volontariato in collaborazione con Caritas Jordan. Il gruppo di 20 giovani è carico e pronto ad iniziare con le attività nella parrocchia del quartiere di Al-Hashmi Al-Shamali che ci ospita, e nei centri Caritas della capitale, dove incontreremo e ascolteremo persone giordane e non supportate dall’organizzazione.

♥ Ci stavano aspettando a braccia aperte!!!

📸 Rami Awwad

Le persone costrette ad abbandonare il proprio Paese sono in continuo aumento. Secondo l’UNHCR sono oltre 114 milioni gl...
20/06/2024

Le persone costrette ad abbandonare il proprio Paese sono in continuo aumento.

Secondo l’UNHCR sono oltre 114 milioni gli esseri umani in fuga da conflitti, da gruppi estremisti e regimi autoritari, dalla povertà o dalle catastrofi naturali e dai cambiamenti climatici. Di questi, oltre 47 milioni di bambini e adolescenti si trovano, sradicati, ad affrontare una storia di migrazione.

La fuga senza tregua da intere regioni colpite da guerre o crisi umanitarie ha negli anni modellato vie di fuga irregolari, lungo le quali richiedenti asilo, rifugiati e vittime di traffico o di tratta si mescolano in quella che viene definita “mixed migration”. Contrariamente a quanto si pensa spesso queste rotte di massa non sono percorsi a senso unico, ma vie in continuo cambiamento per aggirare i controlli ed evitare che i flussi i blocchi alle frontiere.

La maggior parte delle persone sfollate sfrutta infatti più vie di fuga, percorsi spesso pericolosi e multidirezionali, che restituiscono rotte mai lineari e dirette.

Secondo quanto registrato dall’Agenzia Onu per i Rifugiati, la maggior parte dei rifugiati è oggi originaria da 5 paesi: Afghanistan, Repubblica Araba Siriana, Venezuela, Ucraina, Sud Sudan.

Questi dati ci parlano di come le principali crisi dell’ultimo decennio non solo non sono in via di risoluzione, ma anzi rimangono ancora nodi cruciali dal punto di vista umanitario. Si pensi infatti alla Siria, dove dal 2011 è in corso una guerra civile di cui non si parla ormai più, colpita ulteriormente da un violento terremoto nel febbraio 2023.

E mentre queste crisi continuano e le persone bisognose di protezione internazionale sono prima di tutto accolte in Paesi a basso e medio reddito, spesso confinanti con zone di guerra o che stanno affrontando crisi umanitarie, in Europa si costruiscono muri e fili spinati, limitando sempre più lo spostamento di persone e rafforzando l’idea di Fortezza europea.

Da anni chiediamo che venga modificato il Regolamento di Dublino, ma al contrario, oggi i principali governi europei, tra cui l’Italia, puntano ad espandere la pericolosa nozione di “paese terzo sicuro”, continuando l’opera di esternalizzazione dei confini e quindi limitando i diritti di migliaia di persone, tra cui molti minori.

L’idea secondo la quale la gestione dei flussi deve ricadere su Stati di frontiera, che diventano “Paesi hotspot”, aumentando la pressione sociale contro migranti e richiedenti asilo deve cambiare. Così come deve cambiare la narrazione dominante che etichetta le migrazioni come “emergenze” anche dopo decenni di traversate, nel Mediteranneo o via terra.

Chiediamo che venga fermata la spirale di politiche securitarie che da anni si susseguono per fermare le migrazioni, attraversando governi di diverse appartenenze politiche. Queste scelte infatti hanno da tempo messo in luce il loro fallimento.

Nella Giornata del Rifugiato 2024, chiediamo, ancora una volta, che le istituzioni europee e nazionali agiscano per garantire una reale protezione alle persone in fuga da conflitti e persecuzioni grazie a politiche solidali tra Stati membri e per chi cerca di raggiungere un luogo sicuro in Europa.

Un incontro con i candidati e le candidate al Parlamento europeo per discutere e immaginare un’Europa di pace, per rimet...
28/05/2024

Un incontro con i candidati e le candidate al Parlamento europeo per discutere e immaginare un’Europa di pace, per rimettere al centro la diplomazia contro la logica delle armi e la narrazione belligerante.

Oggi il numero di conflitti armati in corso è il più alto dalla Seconda Guerra Mondiale e nessun continente può dirsi escluso, nemmeno l’Europa.

In occasione delle elezioni europee abbiamo deciso di rivolgerci alle liste candidate per far emergere la loro posizione riguardo a l’invio di armi, la costituzione di un esercito comune europeo, le politiche di accoglienza e il finanziamento di programmi che promuovano i diritti umani e i programmi di cooperazione e sviluppo con i Paesi partner dell’Ue.

Durante questo incontro ci rivolgeremo a chi si è candidato/a chiedendo di promuovere quelle politiche che portarono la Pace in Europa e che crediamo possano ancora oggi portare Pace dove c’è la guerra.

🔷 Hanno aderito Alleanza Verdi Sinistra Italiana, Pace Terra e Dignità, Stati Uniti d’Europa, M5S, Azione con Calenda. Non hanno ancora confermato la presenza PD e Lega. Forza Italia non ha risposto. FdI ha declinato l’invito.

🗓️ 30 maggio 2024, ore 20.30
📍City Campus - Viale Carducci, 21 - Vicenza

🌎 DIYversity - La diversità da scoprire 🌍«Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge,...
25/05/2024

🌎 DIYversity - La diversità da scoprire 🌍

«Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali» (Art. 3 Costituzione italiana)

In occasione della Festa della Repubblica, l'associazione Non Dalla Guerra propone un evento per interrogarsi sulla diversità da intendersi come risorsa, anche a partire dalle comunità locali, sia essa intergenerazionale o interculturale.
Verranno inoltre presentate buone pratiche in tema di progettazione sociale e uso delle nuove tecnologie per coinvolgere i giovani.

📅 2 giugno
🕠 dalle 17:30
📍 Villa Angaran San Giuseppe - Bassano

Programma completo:

🎧 Silent Lab - Vieni a provare uno strumento educativo innovativo che concentrandosi su audio e suoni dà vita ad una piccola comunità, in grado di mettersi in gioco, indagare e riflettere

🎥 Proiezione del documentario "Reznica" - Il cortometraggio racconta storie di rifugiati che a causa delle guerre di dissoluzione della Jugoslavia hanno dovuto abbandonare le proprie abitazioni
A seguire dibattito con il regista Davor Marinković: Chi incontro nella diversità? Cosa vuol dire sentirsi cittadini o rifugiati?

🎸 KALK¥L LIVE - Questo progetto musicale nasce in Germania con l’obiettivo di trasmettere un tocco di positività alla cosiddetta condizione di noi esseri umani

Vi aspettiamo!

Co-funded by the European Union 🇪🇺

È iniziato l'ultimo atto dell'invasione israeliana a Gaza: l'IDF ha preso il controllo del lato palestinese del valico d...
07/05/2024

È iniziato l'ultimo atto dell'invasione israeliana a Gaza: l'IDF ha preso il controllo del lato palestinese del valico di Rafah.

Questo proprio a ridosso della dichiarazione di Hamas, che ha scelto di accettare in extremis la proposta di Egitto e Qatar per un accordo con Israele sul cessate il fuoco, nell'ultimo disperato tentativo di fermare l'irruzione via terra dei soldati a sud di Gaza.

Israele già dalle prime ore di questa mattina ha aumentato la pressione militare nella zona meridionale della Striscia con bombardamenti a tappeto a est della città e la mobilitazione di carri armati, bloccando il passaggio nell'unica via di fuga che permette ai palestinesi di scappare all’estero, e per mesi unico punto di ingresso degli aiuti umanitari per la tutta la Striscia.

Per il Segretario generale delle Nazioni Unite, l'invasione di terra sarebbe “intollerabile per le sue conseguenze umanitarie devastanti” e per il suo “impatto destabilizzante sulla regione”.

A Rafah infatti si sono rifugiate circa 1.5 milioni di persone, contro le 250.000 che vivevano nella zona prima dell'invasione, e oggi è il fazzoletto di terra dove quasi la metà della popolazione gazawa si è rifugiata dopo la violenta e sproporzionata risposta di Israele agli attacchi di Hamas del 7 ottobre.

La popolazione è ora ammassata in rifugi di fortuna e tende da campo, senza che ci siano cibo, acqua e servizi di base a sufficienza e i bombardamenti causano vittime continue da settimane.

Chiediamo il CESSATE IL FUOCO e che che venga ristabilito il rispetto del Diritto internazionale umanitario.

Un’offensiva militare a Rafah non è tollerabile. Questa crisi umanitaria ha già da mesi raggiunto dimensioni senza precedenti e a Gaza non è rimasto più nessun luogo sicuro.

🌹 25 APRILE: DALLA RESISTENZA AL NAZIFASCISMO ALLA RESISTENZA CONTRO LA GUERRA 🌹L'escalation della guerra come strumento...
19/04/2024

🌹 25 APRILE: DALLA RESISTENZA AL NAZIFASCISMO ALLA RESISTENZA CONTRO LA GUERRA 🌹

L'escalation della guerra come strumento per ridefinire gli equilibri geopolitici globali non conosce pause: Palestina, Ucraina e Sudan sono solo alcuni degli scenari di guerra in corso.

Dopo la guerra tra Russia e Ucraina, diventata ben presto un confronto militare tra Russia e Nato, da mesi in Palestina si sta consumando il massacro della popolazione per mano di Israele. Nei piani del governo israeliano i bombardamenti dell’IDF in Siria, prima, e la risposta dell'Iran all'attacco al consolato iraniano di Damasco, poi, diventano un'occasione per allargare il conflitto a quelli che vengono considerati alleati dei palestinesi. Nel contempo Israele intensifica le violenze in Cisgiordania e l'invasione e distruzione della Striscia di Gaza che ha portato all'uccisione di ormai 40.000 palestinesi.

Questa escalation della brutalità colonialista e della disumanità del governo sionista avviene con l'appoggio del governo italiano, europeo e degli Stati Uniti. Temiamo che la probabile ed imminente avanzata dell’esercito israeliano verso la città di Rafah sia l'atto conclusivo di un progetto genocida.

Il 25 aprile, giornata della Liberazione dal fascismo in Italia, vede il nostro governo da una parte intensificare il suo intervento militare nel Mar Rosso e continuare a garantire l'esportazione e l'invio di armi (l'Italia è al terzo posto per fornitura di armi ad Israele), dall'altra manganellare e criminalizzare le proteste studentesche e sindacali, oltre che tagliare sempre di più il welfare e i servizi sanitari.

In questo giorno non possiamo non essere al fianco della popolazione resistente palestinese assediata senza possibilità di fuga, senza cibo e in drammatiche condizioni igienico-sanitarie nella città di Rafah oppure colpita dai continui attacchi dei coloni in Cisgiordania.

In questi mesi le piazze sono tornate a riempirsi per esprimere dal basso l'opposizione alla guerra, chiedendo un cessate il fuoco permanente e il blocco dell'industria militare.

Vogliamo farlo anche e soprattutto nella giornata del 25 aprile con una manifestazione che partirà da Piazza Castello e che, attraversando le vie del centro, arriverà in Piazza dei Signori. Non si può parlare della liberazione dal nazifascismo senza chiedere uno stop di tutte le guerre, a cominciare dalla fine dell’occupazione israeliana e dell’oppressione del popolo palestinese.

Non si può parlare di liberazione senza fermare il genocidio del popolo palestinese, il ritiro dell'esercito israeliano dalla Striscia di Gaza e dalla Cisgiordania, la fine dell'escalation militare e dei profitti dell'industria bellica.

PER IL CESSATE IL FUOCO DI TUTTE LE GUERRE
STOP AL GENOCIDIO DEL POPOLO PALESTINESE
STOP ALL’OCCUPAZIONE ISRAELIANA
STOP ALL'ESCALATION MILITARE
STOP AI PROFITTI DELL'INDUSTRIA BELLICA

Promuovono:

Donne per la Palestina, Comunità Palestinese del Veneto, CS Bocciodromo, Coord. Studentesco, Caracol Olol Jackson, Unione Sindacale di Base, ADL Cobas, Arci Servizio Civile, Ass. Fornaci Rosse, Non Dalla Guerra, Legambiente Vicenza, Rifondazione Comunista Federazione di Vicenza, CUB Vicenza

Per adesioni scrivere a: [email protected]

Indirizzo

Viale G. Carducci, 13
Vicenza
36100

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