02/06/2026
È la festa della Repubblica. lo la celebro ricevendo nelle gambe quattro pallottole di rivoltella, calibro 9. Me le sparano alle 10.10, appena uscito dall’albergo Manin, alle spalle.
Faccio a tempo, voltandomi, a vedere uno dei due killer che seguita a sparare da una distanza di 4-5 metri. Ma sono talmente sorpreso e frastornato che non riesco a fissarne nella memoria il volto.
Aggrappandomi all’inferriata dei giardini pubblici, penso: «Devo morire in piedi!». Questo pensiero stupido, retaggio sicuramente del Ventennio, è forse quello che mi salva: cadendo, avrei probabilmente preso l’ultima scarica nell’addome. Solo quando il killer ha finito, cedo al languore che m’invade e scivolo a terra.
Potrei comodamente uccidere con la mia pi***la l’uomo che ora mi volta le spalle per fuggire. Ma ce n’è un altro che lo protegge con l’arma in pugno. Mi limito a gridargli: «Vigliacchi!». Un cane lupo, dall’altra parte dell’inferriata, sporge la lingua fra le sbarre e si mette a leccarmi la faccia. La donna, che lo tiene a guinzaglio, è terrea. Le sorrido, e dico: «Non si spaventi!».
📖Da «Diario», Milano, 2 giugno 1977.
📸Foto 1:Milano, 2 giugno 1977. Le Brigate Rosse gambizzano Indro Montanelli.