Pietas AVT

Pietas AVT Pietas Associazione Vittime del Terrorismo, promuove la cultura del rispetto e la lealtà, valori che vanno al di là delle regole e delle convenzioni sociali.

È la festa della Repubblica. lo la celebro ricevendo nelle gambe quattro pallottole di rivoltella, calibro 9. Me le spar...
02/06/2026

È la festa della Repubblica. lo la celebro ricevendo nelle gambe quattro pallottole di rivoltella, calibro 9. Me le sparano alle 10.10, appena uscito dall’albergo Manin, alle spalle.
Faccio a tempo, voltandomi, a vedere uno dei due killer che seguita a sparare da una distanza di 4-5 metri. Ma sono talmente sorpreso e frastornato che non riesco a fissarne nella memoria il volto.
Aggrappandomi all’inferriata dei giardini pubblici, penso: «Devo morire in piedi!». Questo pensiero stupido, retaggio sicuramente del Ventennio, è forse quello che mi salva: cadendo, avrei probabilmente preso l’ultima scarica nell’addome. Solo quando il killer ha finito, cedo al languore che m’invade e scivolo a terra.
Potrei comodamente uccidere con la mia pi***la l’uomo che ora mi volta le spalle per fuggire. Ma ce n’è un altro che lo protegge con l’arma in pugno. Mi limito a gridargli: «Vigliacchi!». Un cane lupo, dall’altra parte dell’inferriata, sporge la lingua fra le sbarre e si mette a leccarmi la faccia. La donna, che lo tiene a guinzaglio, è terrea. Le sorrido, e dico: «Non si spaventi!».

📖Da «Diario», Milano, 2 giugno 1977.
📸Foto 1:Milano, 2 giugno 1977. Le Brigate Rosse gambizzano Indro Montanelli.

La condanna è stata eseguita. La ferocia e la freddezza dell’assassinio dimostrano che la «battaglia» iniziata il 16 mar...
09/05/2026

La condanna è stata eseguita. La ferocia e la freddezza dell’assassinio dimostrano che la «battaglia» iniziata il 16 marzo non poteva avere, per le Brigate rosse, altro epilogo. Il ca****re di Aldo Moro doveva essere buttato nel centro di Roma in segno di sfida allo Stato, alla società, al «sistema». Ogni mossa dei sanguinari «ultrà» ha obbedito a un rituale barbarico nel quale il presidente della Democrazia cristiana era la vittima sacrificale. La sorte di Moro era dunque decisa già all’inizio […].
La fine di Aldo Moro ci rende sgomenti, il fanatismo di chi lo ha ucciso lentamente, togliendogli la speranza prima di togliergli la vita, ci riempie di orrore. Speriamo ancora che la tracotanza dei criminali sia un giorno punita. L’importante, adesso, è che il Paese, proprio per rendere omaggio a Moro, e proprio in memoria di lui, sappia trarre da questa tragedia l’amara lezione che essa comporta.
La democrazia non deve, anzi non può essere debole. La libertà, che la rende superiore a qualsiasi altro regime, ma anche più vulnerabile, non va confusa con l’indulgenza verso i nemici, l’imprevidenza, la leggerezza. Lo Stato italiano ha superato con onore questa prova difficile, ma la Magistratura e gli organi di polizia hanno denunciato, nella loro azione, una desolante inefficienza, che ha permesso alle Brigate rosse di operare con irridente spavalderia. Ne va data colpa non tanto alle Forze dell’ordine quanto a chi ha voluto, per demagogia, per compiacere le sinistre, per acquistare facile popolarità, smobilitare i servizi segreti, rimuovere i funzionari più ligi al dovere, trasformare le carceri in alloggi con libera uscita quotidiana […].
La scomparsa di Aldo Moro segna la fine di un capitolo della storia del dopoguerra. Il suo ca****re, come quello di Matteotti, traccia una tragica linea divisoria. Alla classe politica si chiede, in questo momento, oltre alla fermezza - e l’onorevole Andreotti dà, dopo il suo comportamento nelle scorse settimane, buone garanzie in proposito - anche un esame di coscienza. La vita continua. Ma non può continuare, dopo una tragedia come quella di Aldo Moro, come prima.

Primo maggio 1970 muore a Genova Ugo Venturini dei Volontari Nazionali e iscritto alla Cisnal, era stato colpito mentre ...
02/05/2026

Primo maggio 1970 muore a Genova Ugo Venturini dei Volontari Nazionali e iscritto alla Cisnal, era stato colpito mentre difendeva il palco di un comizio del Movimento Sociale dall'assalto dei rossi.
Era un operaio, iscritto ad un sindacato, ma nel giorno della festa dei lavoratori nessuno si ricorda di lui.
È stato il primo caduto degli anni di piombo di una parte politica che è stata discriminata ed utilizzata come bersaglio, prima con slogan minacciosi poi concretizzatisi nei fatti. All'omicidio di Ugo Venturini ne sono seguiti molti altri in una lunga lista di assalti e agguati che si sono susseguiti negli anni, senza dimenticare quanti per reazione hanno scelto la strada dell'autodifesa, evolutasi, poi, in un tragico epilogo.
La mano omicida si è alternata tra esponenti di diverse formazioni della sinistra parlamentare ed extraparlamentare, polizia, carabinieri e servizi segreti: puntualmente i colpevoli sono riusciti a restare sconosciuti, latitanti grazie alle connivenze e complicità come nel caso della strage di Primavalle o condannati a pene di lieve entità.
Ancora oggi permane una discriminazione, da parte della stessa fazione politica degli assassini di un tempo, con la sponda di certe istituzioni, di certa politica e di certi giornalisti. Le polemiche che montano ogni anno in occasione degli anniversari dei nostri caduti sono l'ennesima dimostrazione che c'è ancora oggi chi vorrebbe che non si possano ricordare certi morti: pennivendoli, istituzioni, politicanti più o meno rampanti ed i soliti antifascisti di professione.
Primo maggio 1970 muore a Genova Ugo Venturini dei Volontari Nazionali e iscritto alla Cisnal, era stato colpito mentre difendeva il palco di un comizio del Movimento Sociale dall'assalto dei rossi.

"Ho dovuto ricordarla tante volte  quella mattina del 13 marzo 1975.Ero uscita di casa poco dopo mezzogiorno per andare ...
29/04/2026

"Ho dovuto ricordarla tante volte quella mattina del 13 marzo 1975.
Ero uscita di casa poco dopo mezzogiorno per andare a prendere la bambina alla scuola in viale Romagna.
Quando sono tornata, verso l'una e un quarto, la prima cosa che ho visto era il Ciao di Sergio a terra, un capannello di gente, una gran confusione....una vicina di casa mi ha strappato di mano la bambina gridando: "Simona resta con me!"
Anita Ramelli,1997.
Ciao Sergio, non te ne sei mai andato.

Oggi su Libero in edicola straordinaria pagina dedicata al ricordo di Enrico Pedenovi e al libro "Enrico Pedenovi: testi...
27/04/2026

Oggi su Libero in edicola straordinaria pagina dedicata al ricordo di Enrico Pedenovi e al libro "Enrico Pedenovi: testimone di libertà".

Il 21 aprile 1977, esattamente 49 anni fa, a Roma, Settimio PASSAMONTI, un allievo sottufficiale del corpo di pubblica s...
21/04/2026

Il 21 aprile 1977, esattamente 49 anni fa, a Roma, Settimio PASSAMONTI, un allievo sottufficiale del corpo di pubblica sicurezza (l'odierna Polizia di Stato), fu vilmente ucciso durante un servizio di ordine pubblico. Le Forze di Polizia stavano sgomberando legittimamente l'Università di Roma "La Sapienza", occupata da studenti dell'area dell'Autonomia. Nel pomeriggio appartenenti all'area degli autonomi reagirono con bottiglie Molotov e armi da fuoco. Nella zona di San Lorenzo, un gruppo di manifestanti aprì il fuoco contro le FF.PP. . Settimio Passamonti, raggiunto da due colpi di pi***la, cadde ucciso. Tre agenti e un carabiniere furono feriti, ma si salvarono. Rimase ferita anche una giornalista.

11 aprile 1979. Tre autonomi dilaniati dalla bomba che stavano preparando a Thiene. Non era la prima! Seguirono le sente...
11/04/2026

11 aprile 1979. Tre autonomi dilaniati dalla bomba che stavano preparando a Thiene. Non era la prima!

Seguirono le sentenze del processo 7 aprile contro Potere Operaio, Autonomia Operaia Organizzata e Collettivi Politici Veneti.

Di fronte a fatti inoppugnabili è in atto da anni un lavoro per rovesciare i risultati delle sentenze con l’obiettivo di negare, o quantomeno ridimensionare, quanto è accaduto. Infatti molte persone appartenenti ai gruppi che hanno organizzato l’eversione armata contro le istituzioni hanno agito e agiscono per nascondere la verità e smontare le evidenze e le responsabilità accertate nei processi.
E’ un dato di fatto che molti terroristi condannati, anche dopo aver scontato le pene, non hanno mai confessato le proprie responsabilità, né hanno mai collaborato con gli inquirenti per fare piena luce sui crimini che hanno commesso. Tale scelta può essere motivata soltanto dalla volontà di proteggere persone che non sono state identificate nelle indagini. Inoltre, finchè non saranno chiariti tutti gli aspetti della lotta armata, rischia di permanere una zona d’ombra che può diventare terreno fertile per operazioni di ricatto o di mantenimento, in forme magari diverse dal passato, di legami e relazioni tra ex terroristi, fiancheggiatori e simpatizzanti dell’eversione.

Il 7 aprile 1979, esattamente 47 anni fa, il sostituto procuratore della Repubblica di Padova Pietro Calogero, nato a Pa...
07/04/2026

Il 7 aprile 1979, esattamente 47 anni fa, il sostituto procuratore della Repubblica di Padova Pietro Calogero, nato a Pace del Mela (Messina) nel 1939, ordinò l'arresto di un gruppo di dirigenti dei gruppi extraparlamentari Autonomia Operaia e Potere Operaio, accusati di associazione sovversiva e insurrezione armata contro lo Stato. La magistratura padovana ritenne di aver trovato elementi precisi di connessione tra il professore Tony Negri e le Brigate Rosse. Il giudice Calogero, durante la perquisizione a casa dell'arch.Massironi il 19 marzo 1979, sequestrò l'archivio di Negri, in cui trovò un manoscritto indicante che Toni Negri si incontrava con Renato Curcio. Da quel manoscritto, il giudice comprese l'esistenza di una struttura di Autonomia Operaia che «agisce in sintonia con le Br, come gruppo militare combattente del partito armato», ipotizzando l'esistenza di «un unico vertice», che «legava le BR ai gruppi armati di Autonomia Operaia» con un'unica «strategia eversiva» che «ispirava all'attacco al cuore dello Stato». Calogero sostenne che Toni Negri fosse la "mente" delle Brigate Rosse. Negri e gli altri imputati sostennero che - in base alla libertà di opinione – la loro istigazione all'odio e alla violenza non fosse perseguibile. Nel controverso "Processo 7 aprile" , quasi tutte le accuse vennero poi a cadere. Per uno strano caso del destino, quel magistrato ci ha anticipati ieri, alla vigilia dell'anniversario di quel 7 aprile, data simbolo della sua inchiesta più nota. Vorrei ricordarlo con un suo pensiero postumo che non dobbiamo dimenticare: "Negli anni settanta sono stati messi in pericolo diritti fondamentali come la libertà e la democrazia e una società che vuole conservare la memoria non può mistificare i fatti con le dispute ideologiche. La prima verità da ribadire è che la mia inchiesta non è frutto del contributo dei pentiti, ma dell'analisi di migliaia di documenti e del ritrovamento di armi. Documenti scritti da persone che avevano responsabilità dirette nella guida di Autonomia Operaia, struttura organizzata dello spontaneismo armato."

Il 16 marzo 1978 una squadra di terroristi di sinistra attaccava proditoriamente la scorta dell'On. Aldo Moro onde proce...
16/03/2026

Il 16 marzo 1978 una squadra di terroristi di sinistra attaccava proditoriamente la scorta dell'On. Aldo Moro onde procedere al rapimento del Presidente della DC.
Cadevano in difesa delle istituzioni democratiche:
Maresciallo Maggiore (Capo scorta) Oreste Leonardi,
Appuntato Domenico Ricci,
V. brigadiere Francesco Zizzi,
Agente Giulio Rivera,
Agente Raffaele Iozzino,

Il 13 marzo 1979, esattamente 47 anni fa, a Bergamo, l'Appuntato dei Carabinieri Giuseppe GURRIERI, nato a Monghidoro (B...
15/03/2026

Il 13 marzo 1979, esattamente 47 anni fa, a Bergamo, l'Appuntato dei Carabinieri Giuseppe GURRIERI, nato a Monghidoro (Bologna) nel 1929, si distinse nell'assolvimento del Dovere anche se libero dal servizio.
L’appuntato Giuseppe Gurrieri era presente, assieme al figlioletto, in un ambulatorio medico quando due appartenenti al gruppo terrorista “Guerriglia Proletaria” (vicino a “Prima Linea”), mascherati e armati di pi***la, vi fecero irruzione con l’intento di sequestrare un medico che prestava servizio presso gli Istituti penitenziari di Bergamo. Gurrieri valutò prontamente il pericolo che sarebbe derivato alle altre persone presenti qualora avesse fatto uso dell’arma in dotazione. Si lanciò contro uno dei malviventi, impegnandolo in un violenta colluttazione nel tentativo di disarmarlo. Venne però ferito a morte da tre colpi di pi***la. Il suo comportamento costrinse alla fuga i due terroristi che vennero successivamente identificati e arrestati.
È l'Esempio limpido del Carabiniere. Per il suo eroico intervento, fu decorato con la Medaglia di Argento al Valor Militare - alla memoria, per la seguente motivazione: "Casualmente presente, in uniforme, insieme col figlioletto, all’irruzione in ambulatorio medico di due appartenenti a pericolosa organizzazione eversiva mascherati ed armati di pi***la con l’intento di perpetrarvi azione terroristica, valutato prontamente il pericolo che sarebbe derivato alle altre persone presenti qualora avesse fatto uso dell’arma in dotazione, ma profondamente consapevole del dovere impostogli dalla sua qualità di carabiniere, si lanciava con cosciente sprezzo del pericolo contro uno dei malviventi, impegnandolo in violenta colluttazione nel tentativo di disarmarlo. Ferito a morte da tre colpi di pi***la proditoriamente esplosi dal delinquente, cercava solo allora di estrarre la propria arma dalla fondina in un estremo tentativo di reazione, ma venutegli meno le forze, si accasciava al suolo privo di vita. Il suo eroico comportamento costringeva alla fuga i due terroristi che venivano successivamente identificati ed arrestati. Fulgido esempio di cosciente sprezzo del pericolo, di attaccamento al dovere e di fedeltà all’onore militare."

Indirizzo

Viale Roma
Vicenza
36100

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