09/05/2026
La condanna è stata eseguita. La ferocia e la freddezza dell’assassinio dimostrano che la «battaglia» iniziata il 16 marzo non poteva avere, per le Brigate rosse, altro epilogo. Il ca****re di Aldo Moro doveva essere buttato nel centro di Roma in segno di sfida allo Stato, alla società, al «sistema». Ogni mossa dei sanguinari «ultrà» ha obbedito a un rituale barbarico nel quale il presidente della Democrazia cristiana era la vittima sacrificale. La sorte di Moro era dunque decisa già all’inizio […].
La fine di Aldo Moro ci rende sgomenti, il fanatismo di chi lo ha ucciso lentamente, togliendogli la speranza prima di togliergli la vita, ci riempie di orrore. Speriamo ancora che la tracotanza dei criminali sia un giorno punita. L’importante, adesso, è che il Paese, proprio per rendere omaggio a Moro, e proprio in memoria di lui, sappia trarre da questa tragedia l’amara lezione che essa comporta.
La democrazia non deve, anzi non può essere debole. La libertà, che la rende superiore a qualsiasi altro regime, ma anche più vulnerabile, non va confusa con l’indulgenza verso i nemici, l’imprevidenza, la leggerezza. Lo Stato italiano ha superato con onore questa prova difficile, ma la Magistratura e gli organi di polizia hanno denunciato, nella loro azione, una desolante inefficienza, che ha permesso alle Brigate rosse di operare con irridente spavalderia. Ne va data colpa non tanto alle Forze dell’ordine quanto a chi ha voluto, per demagogia, per compiacere le sinistre, per acquistare facile popolarità, smobilitare i servizi segreti, rimuovere i funzionari più ligi al dovere, trasformare le carceri in alloggi con libera uscita quotidiana […].
La scomparsa di Aldo Moro segna la fine di un capitolo della storia del dopoguerra. Il suo ca****re, come quello di Matteotti, traccia una tragica linea divisoria. Alla classe politica si chiede, in questo momento, oltre alla fermezza - e l’onorevole Andreotti dà, dopo il suo comportamento nelle scorse settimane, buone garanzie in proposito - anche un esame di coscienza. La vita continua. Ma non può continuare, dopo una tragedia come quella di Aldo Moro, come prima.